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    <dc:date>2013-05-19T22:20:25Z</dc:date>
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    <title>L'elaborazione mentale delle frazioni: studi comportamentali e neuropsicologici</title>
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    <description>Title: L'elaborazione mentale delle frazioni: studi comportamentali e neuropsicologici
Authors: Chiarelli, Valentina
Abstract: Espressioni come “Sono le 4 e ¾.” oppure “Vorrei metà del tuo panino”, che presuppongono una certa conoscenza delle frazioni, vengono utilizzate quotidianamente. Le frazioni sono usate per esprimere percentuali, proporzioni o delle misure anche molto comuni, come quelle dell’orologio, oppure possono aiutare a definire una relazione esistente tra un tutto e le sue parti. Un fallimento nella comprensione delle frazioni può determinare rilevanti difficoltà non soltanto nel mondo scolastico e professionale, ma anche nella vita di relazione con le altre persone. La presente tesi si propone di esplorare come le frazioni numeriche vengano elaborate da persone adulte senza e con deficit cognitivi. Il primo capitolo sperimentale (cap. 2) affronta la questione relativa alla possibile diversa modalità di elaborazione delle frazioni tra i due emisferi cerebrali utilizzando dei compiti di priming di comparazione numerica lateralizzati. Inoltre, attraverso l’uso di diversi standard di comparazione (½ e 1) si è voluto investigare se il contesto numerico e il tipo di compito possano influenzare la modalità di elaborazione. Nella seconda parte (cap. 3) utilizzando dei compiti di Stroop numerico e di Stroop fisico si è indagata l’elaborazione automatica e quella intenzionale delle frazioni, aspetti ancora poco considerati dalla letteratura sull’argomento. Nelle successive sezioni (cap. 4 e 5) viene esplorata la capacità di elaborare frazioni da parte di persone con lesioni e/o disfunzioni del sistema nervoso centrale (SNC) e con conseguenti deficit cognitivi. Infatti, fino ad ora nessuno studio si è occupato di valutare se le persone che hanno disturbi neuropsicologici siano in grado di elaborare questa tipologia di numeri e se esistano delle differenze rispetto a persone pari età e scolarità. In particolare, nel cap. 4 viene analizzata la prestazione di un paziente affetto da atrofia corticale posteriore, forma piuttosto rara di deterioramento cognitivo, che però presenta acalculia molto frequentemente come uno dei sintomi d’esordio. Nel cap. 5 è stata invece studiata la prestazione di un gruppo di pazienti con malattia di Parkinson senza demenza. Studi precedenti hanno rilevato che questa tipologia di pazienti presenta delle difficoltà nell’esecuzione di calcoli aritmetici e quindi, si è voluto vedere se fosse possibile generalizzare queste osservazioni anche alle frazioni. La parte conclusiva cerca, infine, di fare un quadro complessivo dei risultati ottenuti, evidenziando come ci siano delle differenze importanti tra l’elaborazione dei numeri naturali e quella dei numeri frazionari.
Description: 2011/2012
Type: Tesi di dottorato; Doctoral Thesis</description>
    <dc:date>2013-04-26T00:00:00Z</dc:date>
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    <title>Cambiamento teorico, abduzione e verosimilitudine. Aspetti filosofici ed epistemologici della teoria AGM</title>
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    <description>Title: Cambiamento teorico, abduzione e verosimilitudine. Aspetti filosofici ed epistemologici della teoria AGM
Authors: Renar, Federica
Abstract: La tesi affronta il tema del cambiamento sia nell’ambito dell’epistemologia in senso stretto – seguendo le concezioni del fondazionalismo e del coerentismo - sia nell’ambito della filosofia della scienza. Negli ultimi decenni, i filosofi della scienza hanno affrontato l'analisi del cambiamento teorico razionale e del progresso scientifico, spesso ispirandosi all'idea di Popper per cui “la scienza è una delle pochissime attività umane – se non l’unica – in cui […] possiamo chiaramente e razionalmente parlare di progresso. In tutti gli altri domini soggetti agli sforzi umani vi è mutamento, ma raramente un progresso” (Popper, 1963, pp. 371-372). La teoria AGM del cambiamento teorico, soprattutto nei suoi sviluppi più recenti, sembra poter dare un contributo all’analisi del progresso scientifico. Tale teoria ci dice come un agente idealmente razionale - sia questo un individuo qualunque, uno scienziato, una comunità scientifica o un computer – cambia il suo stato epistemico, cioè l’insieme di tutte le sue credenze, alla luce di nuove informazioni (input); le possibili operazioni di cambiamento di credenze sono l’espansione, la contrazione e la revisione. Si è visto che la teoria AGM offre gli strumenti logici e concettuali per studiare in una nuova luce alcuni problemi tradizionali di filosofia della scienza, come il problema di Duhem, la distinzione tra centro e periferia nel sistema di credenze di Quine e il cambiamento dei programmi di ricerca di Lakatos. Sono stati, inoltre, analizzati i rapporti tra teoria AGM e abduzione come inferenza alla miglior spiegazione - illustrando espansione e revisione abduttive - e tra AGM e verosimilitudine (o approssimazione alla verità). L’aver messo in relazione questi tre campi di ricerca - AGM, abduzione e verosimilitudine - ha portato un unico frutto ancora acerbo. Si è dimostrato, cioè, che dati una teoria vera, un input e un’ipotesi abduttiva che lo spieghi (ovviamente diversa dall’input) anch’essi veri, se aggiungiamo alla teoria oltre all’input anche l’ipotesi abduttiva ci avviciniamo maggiormente alla verità rispetto all’aggiunta del solo input. In questo caso specifico e non particolarmente interessante, un’espansione abduttiva ci porta più vicino alla verità rispetto alla corrispondente espansione AGM tradizionale, poiché il risultato è maggiormente informativo. Sulla base di queste considerazioni si stanno facendo i primi passi verso una formulazione di condizioni plausibili in grado di specificare le circostanze in cui il cambiamento abduttivo delle nostre teorie, prodotto da nuove informazioni, aumenti la verosimilitudine di tali teorie.
Description: 2011/2012
Type: Tesi di dottorato; Doctoral Thesis</description>
    <dc:date>2013-04-30T00:00:00Z</dc:date>
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    <title>Self reference effect in handwriting</title>
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    <description>Title: Self reference effect in handwriting
Authors: Mattaloni, Elisa
Abstract: Chapter one introduces the notion of self reference and the role of handwriting in self referential processing. The self-reference effect reveals the capacity of people to encode information related to the self, independently by which level the self is implicated in the information  (Rogers, 1977). The following chapters report experimental evidence that  handwriting is a specific domain for the study of the self. Several experiments are described, based on discrimination and identification tasks.&#xD;
Chapter two reports the first experiment, a pilot study that evaluates a possible specificity of self-related processing in discrimination tasks involving handwriting. In this experiment I used an implicit task, under the hypothesis that the discrimination between two handwritings is simpler when one of them is the own handwriting, rather than when both are others’ handwritings. My results support this hypothesis and are in line with those by Chen et al. (2008), who found that the perception of own handwriting is special and related to the self, which implies that implicit self–related processing could be elicited by handwriting stimuli.&#xD;
Chapter three reports the second experiment, on children of 3rd and 5th grade (about 8 and 10 year old, respectively). The aim of this study was to investigate the self reference effect and how the sense of ownership developes in children. Furthermore, I considered the relation of friendship to control for the familiarity of handwriting. Participants were pairs of best friends. I hypothesized that in children the discrimination between own, best friend and other handwritings was different between the two groups of children. I found that 3rd grade children manifest only a familiarity effect because they were able to discriminate between self/friend and other but not between self and friend. This ability grows up in 5th grade children where I found a familiarity effect and self reference effect. This was in line with friendship (Rawlins, 1992) and handwriting (Ehri and McCormick, 2004) development.&#xD;
Chapter four reports the third experiment, conducted in collaboration with Professor Erik Chang of the Institute of Cognitive Neuroscience of the National Central University, Taiwan. It was focused on the recognition and identification of handwriting dynamic traces. In this study I tried to explain if the action related knowledge contributes to recognize one’s own past action (Knoblich and Flach, 2003). Participants responded to their own and other kinematic traces in a lexical decision task and an identification task included in a fMRI session. The lexical decision task revealed a significant effect of authorship and  higher sensitivity for forward than backward traces. The fMRI experiment indicated that viewing traces elicited bilateral medial frontal, parietal, insula, ventral parietal activations and right superior frontal gyrus and temporal gyrus. These activations were in line with the literature. temporal gyrus and parietal lobule were implicated in central processes for writing Chinese characters (Lin et al., 2007). Activations in the left parietal lobule, the right superior temporal gyrus and left middle frontal gyrus were implicated in Chinese orthographic, phonological, and semantic processing.  I found also activation in the visuospatial processing areas (SOG/SPL), visual pattern memory (MTG), and motor areas (MFG/SMG). These areas need to work synchronously for a relative long period, especially for unfamiliar character’s traces. My results are in line with biological motion perception, that involves activation in temporo-parietal-occipital junction (Peelen et al., 2006, Peuskens et al., 2005).&#xD;
In chapter five I described the fourth experiment, aimed at studying the effects of participant’s gender and grammatical gender of the word whose handwriting should be classified on the classification of writer’s gender. The only specific hypothesis was referred to the own sex bias, according to which participants’ responses in a yes/no task are biased towards the same-sex response. In other respects the study was exploratory, in the sense that no specific hypotheses were formulated in advance. Results showed two effects: the participant’s responses were biased by both the gender of word and the gender of handwriting, in agreement with Cellerino et al. (2004).&#xD;
Chapter six includes the general discussion of results obtained in the four experiments. Results confirmed that it is possible investigate self process with handwriting because it allows to explore different aspects of self. Handwriting points out self reference effects: self superiority in discrimination and identification, including also information about familiarity and authorship.
Description: 2011/2012
Type: Tesi di dottorato; Doctoral Thesis</description>
    <dc:date>2013-04-26T00:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://www.openstarts.units.it:80/dspace/handle/10077/8667">
    <title>Influenze fenomeniche nella mislocalizzazione della posizione iniziale di uno stimolo in movimento</title>
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    <description>Title: Influenze fenomeniche nella mislocalizzazione della posizione iniziale di uno stimolo in movimento
Authors: Caporusso, Grazia
Abstract: In questo lavoro di tesi si prenderà in esame un effetto legato alla percezione del movimento e conosciuto con il nome di Effetto Fröhlich in onore di colui che nel 1923 lo studiò per la prima volta in maniera sistematica.&#xD;
Percepire la posizione degli oggetti nell’ambiente è senza dubbio uno degli scopi più importanti del sistema visivo. Tuttavia, quando gli oggetti sono in movimento la localizzazione della loro posizione può risultare più difficoltosa e può essere caratterizzata da piccoli ma consistenti errori definiti mislocalizzazioni spazio-temporali. Tali errori possono coinvolgere sia la localizzazione della posizione iniziale dello stimolo in movimento (Onset) sia la posizione finale dello stesso (Offset). Nel 1930 uno studioso, Fröhlich, osserverò che se a degli osservatori si chiedeva di identificare la posizione iniziale di uno stimolo in movimento questi tendevano a identificarla non nella posizione reale, ma in una posizione spostata nella direzione del movimento. Tale errore di localizzazione fu definito Fröhlich effect. Tutte le interpretazioni prevedevano l’influenza di fattori fisiologici nella spiegazione del fenomeno. Tuttavia ciò che emerge dai risultati degli esperimenti presentati in questo lavoro è che anche fattori fenomenici possono avere una qualche influenza sulla grandezza dell’errore. L’effetto sembra essere influenzato dalle caratteristiche dell’oggetto in movimento e dalle caratteristiche del contesto all’interno del quale gli stimoli si spostano.
Description: 2011/2012
Type: Tesi di dottorato; Doctoral Thesis</description>
    <dc:date>2013-04-26T00:00:00Z</dc:date>
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