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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/2620

Title: Percorsi di povertà e processi di empowerment. Il reddito di cittadinanza come strumento di politica sociale attiva
Authors: Gregori, Daniela
Supervisor/Tutor: Gui, Luigi
Co-supervisor: Serra, Rosemary
Issue Date: 13-Mar-2008
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: Il pensiero che ha fatto da guida ed ha sostenuto la scelta del campo di studio - il tema della povertà, delle azioni e degli strumenti di contrasto alla stessa – fa riferimento alla necessità che siano individuate modalità di intervento diverse rispetto a quelle tradizionalmente poste in essere fino ad oggi. La problematica della povertà si intreccia con l’immagine che il povero suscita nel contesto sociale. La rappresentazione che la società ha di un fenomeno e dei soggetti che lo interpretano è fortemente connessa alle scelte di politica sociale che vengono (o non vengono) messe in atto. Nel percorso di studio si è voluto approfondire tali aspetti e pertanto il lavoro di tesi si pone l’interrogativo se interventi di contrasto alla povertà come il reddito minimo di inserimento (RMI) possano realmente innescare processi virtuosi di empowerment e modificare la posizione del soggetto: da assistito a cittadino attivo compartecipe e co-responsabile di un percorso volto alla sua autonomia. Particolare riferimento è stato fatto al Reddito di base per la cittadinanza (RdB) misura realizzata nella Regione Friuli Venezia Giulia a seguito della L.R. 6/2006 e del D.P.Reg. 278/2007. Il motivo della scelta di tale strumento è connesso al fatto che si tratta di una misura a carattere monetario - e pertanto comparabile con le erogazioni assistenziali – integrativa al reddito ma non è una misura di tipo categoriale bensì universale pur essendo selettiva in quanto condizionata alla prova dei mezzi. La prospettiva teorica che ha fatto da guida al percorso di riflessione e che è trasversale ad esso fa riferimento all’orientamento di pensiero di Simmel, in particolare per quanto riguarda il significato del denaro non solo nella sua funzione materiale ma soprattutto simbolica. Tale prospettiva è stata integrata da altri paradigmi: l’interazionismo simbolico e l’approccio fenomenologico di Schütz per quanto riguarda l’immagine dei poveri e le aspettative di comportamento, quindi la relazione Ego-Alter; nonché quella drammaturgica (Goffman 1959/1969; 1961/2003) e del costruttivismo sociale (Berger e Luckmann 1966/1969). Si è ritenuto, inoltre, che l’analisi compiuta da Bourdieu sulla base di un importante e corposo lavoro di ricerca sul tema della miseria (Bourdieu, 1993) potesse fornire supporti utili a sostenere l’argomentazione. Il percorso di tesi si è articolato in due parti: una a carattere empirico e l’altra teorico. Per quanto riguarda la parte empirica ci si è interrogati sulle seguenti dimensioni: a) le rappresentazioni delle persone rispetto: alla loro condizione di povertà; al processo (eventi, esperienze, ecc.) che per loro costituisce la svolta nella povertà; alle risorse soggettive che attivano per contrastare la situazione di disagio; alla percezione di sé come soggetti beneficiari degli interventi economici; b) le rappresentazioni degli assistenti sociali del Servizio Sociale dei Comuni (SSC) sugli aspetti sopra evidenziati e sulle aspettative relative all’introduzione del RdB. Si è ritenuto importante approfondire tali aspetti raccogliendo i vissuti e le opinioni dei diretti interessati: persone che sono in assistenza economica ed assistenti sociali del SSC che eroga la prestazione monetaria. Ciò appare essere utile nella riflessione circa le potenzialità della misura RdB. La scelta metodologica compiuta per il lavoro di ricerca è quella non standard. Sono state effettate delle interviste a osservatori privilegiati finalizzate alla mappatura del contesto (Gianturco 2004; del Zotto 1998) e 15 interviste in profondità, sulla base di un campionatura a scelta ragionata e avvalendosi di una griglia di intervista che è stato utilizzata nella fase rielaborativa. Inoltre, per rilevare la rete relazionale delle persone oltre che attraverso la narrazione delle stesse si è utilizzato lo strumento della rete egoica (Maguire 1983/1989, 26-28). Tale strumento è stato adottato per ciascuna intervista. Oltre a ciò è stato svolto un focus group con un gruppo di assistenti sociali che vi hanno aderito su base volontaria. I temi guida trattati hanno interfacciato gli argomenti affrontati con le persone in sede di intervista. L’analisi dei risultati è stata operata su due dimensioni. La prima dimensione coglie elementi trasversali a tutte le interviste, elementi che fanno riferimento ai contenuti dello schema guida dell’intervista e che vengono qui raggruppati in grandi aree tematiche: il reddito inteso sia come esito di un’attività (presente o passata) che attribuisce alla persona un ruolo sociale sia per la funzione simbolica che esso rappresenta; la rete relazionale in quanto numerosi studi e ricerche rilevano che la povertà percepita è diversa in base allo spessore della rete relazionale e una rete relazionale più o meno densa può influenzare lo stato di povertà; la dimensione della domesticità cioè il rapporto con l’abitazione quale luogo di vita e di espressione di sé e il rapporto con il quartiere; il rapporto con il servizio sociale inteso nella sua dimensione istituzionale, rispetto a questo punto, l’interesse è stato focalizzato a cogliere come le persone percepiscono l’intervento assistenziale, se cioè l’erogazione economica connota la persona che la può percepire come uno stigma o, viceversa, come un aiuto per un cambiamento. Nella seconda dimensione si sono comparate le interviste utilizzando due categorie di pensiero: quella proposta dalla social cognition (Heider 1958/1972; Weiner 1974) in merito ai processi di attribuzione causale messi in atto dalle persone e quella che si riferisce all’orientamento teorico proposto da Merton (1949/2000) riguardo alle modalità di adattamento sociale. Ciò ha consentito di costruire degli ideal-tipo (Weber 1922/1958) denominati: tenaci, smarriti e rassegnati. Ognuno di questi ideal-tipo ha delle caratteristiche specifiche rispetto all’immagine di sé e del proprio futuro. Tale analisi è stata integrata anche con quanto emerso nel focus group. La parte teorica è stata sviluppata sul tema della povertà e dello strumento di contrasto del reddito minimo di inserimento e del reddito di base per la cittadinanza. Il tema della povertà è stato considerato sotto la prospettiva dell’essere e del sentirsi poveri in quanto segnano l’esperienza della persona in modo diverso. Dopo una breve analisi sull’entità del fenomeno in Europa ed in Italia, si è messo in rilievo la questione inerente il concetto di povertà la cui definizione risulta essere complessa perché la povertà assume oggi tanti volti e tante espressioni. Il tema della povertà si intreccia con quelli dell’esclusione sociale, delle disuguaglianze e delle dinamiche di impoverimento. Il permanere in uno stato di povertà non è solo connesso alla precarietà economica ma anche all’indebolirsi delle altre sfere di vita del soggetto: famiglia, rete relazionale, sistema di welfare (Ranci, C. 2002; Giaccardi, Magatti 2005) ed alla trasformazione dei codici culturali in codici che valorizzano il consumo (Bauman 1998/2004). Inoltre, anche le attese del contesto sociale nei confronti del povero (Simmel 1906/2001) influiscono su tale stato. L’attribuzione della responsabilità di essere povero è presente nella storia dell’assistenza ed ha connotato le risposte del sistema sociale nei confronti di queste persone. Essa è spesso accompagnata implicitamente dalla scarsa o assente fiducia nei confronti di queste persone ritenute incapaci di gestire la propria vita e di permanere in un contesto sociale connotato da competitività ed individualismo (Donati, 2000). Al problema di come fronteggiare la povertà si associa anche quello di come evitare la dipendenza dal sistema assistenziale. Il sistema assistenziale stesso sembra, per le logiche che lo sottendono, implementare questo rapporto di dipendenza, rapporto che deresponsabilizza entrambe le parti. Passare da un’ottica riparativa ad una emancipativa comporta vedere la persona come soggetto con abilità, competenze d’agire e capacità di autodeterminazione. Per assumere questo approccio è necessario rifondare il rapporto con la persona in termini di fiducia; ciò da un lato offre la possibilità di rafforzare ed implementare le relazioni ma dall’altro lato impegna la persona nel presentarsi come degno di fiducia (Luhmann 1968/2002). In questo senso i diritti ed i doveri del cittadino nei confronti della comunità vanno ri-considerati anche in relazione al fatto che la base della vita della società è costituita dalle interazioni e dal loro carattere di reciprocità (Simmel 1906/2001). È necessario allora pensare a degli strumenti che possano favorire processi di autonomia. Dopo una breve storia della misura del reddito di cittadinanza, si è messo in evidenza come la stessa abbia assunto denominazioni diverse, denominazioni che presentano aspetti di trasversalità e di specificità. In particolare l’attributo che viene affiancato al termine reddito (di base, di inserimento, di cittadinanza, ecc.) connota la misura ed esprime le finalità della stessa. Si è proposta una lettura della misura secondo un’ottica individualista ed una relazionale, utilizzando come strumento di analisi il modello proposto da Parsons e rielaborato da Donati (1991, 1999, 2006). Si è, inoltre, descritta una sintetica panoramica dell’esperienza europea e si è, quindi, analizzata, nei suoi punti salienti, la sperimentazione avvenuta in Italia alla fine degli anni ’90, nonché l’attuale esperienza realizzata nelle regioni Campania, Basilicata e Friuli Venezia Giulia. Particolare riferimento è stato fatto a quest’ultima esperienza ed anche di tale esperienza si è proposta una lettura secondo il paradigma relazionale. La riflessione si interroga criticamente circa l’effettiva rispondenza degli obiettivi che la misura persegue: innescare processi di empowerment e promuovere la cittadinanza attiva. In relazione a questi aspetti si sono messi in evidenza alcune criticità, contraddizioni e potenzialità dell’intervento.
PhD programme: SOCIOL.,SERV.SOCIALE E SC.FORM.
Description: 2006/2007
Keywords: povertà
reddito di cittadinanza
empowerment
Main language of document: it
Type: Tesi di dottorato
Scientific-educational field: SPS/07 SOCIOLOGIA GENERALE
NBN: urn:nbn:it:units-5811
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