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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/2691

Title: Il mondo esterno e l'arte pittorica.Studio di fenomenologia della percezione.
Authors: Taddio, Luca
Supervisor/Tutor: Derossi, Giorgio
Issue Date: 18-Apr-2008
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: Oggetto della ricerca sono i problemi legati all’apparire della cosa, alla possibilità di poterne dubitare e alla sua raffigurazione. L’obiettivo della ricerca è quello di definire e circoscrivere la metodologia della fenomenologia della percezione per applicarla prima – in risposta allo scetticismo – al problema della percezione del mondo esterno e poi alla rappresentazione pittorica. A partire dall’esempio della percezione di un cubo, l’analisi critica del concetto di cosa è stata condotta attraverso una fenomenologia della percezione; benché sia solo uno dei possibili approcci, si è cercato di giustificare il primato della percezione stessa. Il mondo è legato all’aspetto visibile delle cose che lo compongono e che non vanno immaginate o pensate genericamente ma prima di tutto osservate. La chiarificazione della percezione visiva ha condotto all’approfondimento della filosofia della psicologia di Ludwig Wittgenstein: in particolare è stato preso in esame il concetto di «vedere come». L’individuazione di specifici esempi ha avuto come obiettivo quello di restringere le argomentazioni a singoli casi rendendoli pubblici, cioè visibili e accessibili. L’esempio del cubo è stato analizzato e discusso da molti fenomenologi che hanno colto la problematicità della relazione tra gli aspetti visibili e invisibili della cosa; questa indagine è stata utilizzata anche per discutere la tesi scettica, contro la possibilità di poter dubitare dell’apparire della cosa. Per le molte affinità teoriche e in parte metodologiche si è voluto analizzare in modo particolare la seconda parte de La fenomenologia della percezione di Maurice Merleau-Ponty, dedicata appunto all’analisi della cosa e alla percezione del mondo. È stata delineata una fenomenologia della percezione che corrisponde, per molti aspetti metodologici, a quanto sostenuto da Paolo Bozzi, filosofo e psicologo sperimentale che ha raccolto e rielaborato la tradizione della Teoria della Gestalt. È stato quindi indispensabile un confronto tra fenomenologia e psicologia della percezione, mediante il quale sono state esaminate le implicazioni teoretiche ed epistemologiche. In particolare è stata presa in esame la psicologia della forma (Gestalt), nei suoi più recenti sviluppi apportati, per esempio, dai lavori di Gaetano Kanizsa oltre a quelli di Paolo Bozzi. Uno dei punti centrali della ricerca è stato lo studio di come la fenomenologia sperimentale sia arrivata a distinguere pensiero e visione, in particolare nel caso emblematico del «completamento amodale», lungamente esaminato da Kanizsa. Esso consiste nell’osservazione diretta dell’invisibile-visibile: di quel sovrappiù di visibilità, cioè, che è direttamente osservabile nelle cose. La fenomenologia sperimentale ha ampiamente dimostrato come alla base di questo fenomeno non vi siano l’esperienza passata o il retaggio culturale, ma regole interne all’organizzazione della datità fenomenica. Wittgenstein, da parte sua, caratterizza il pensiero come «attività», differenziandolo dalla «stato» percettivo. Il completamento amodale mostra come la percezione visiva abbia regole autonome, diverse e indipendenti da quelle del pensiero: pertanto la messa a fuoco di casi percettivi particolari, in cui la percezione «impone» soluzioni diverse rispetto al pensiero (come le illusioni ottiche di Müller-Lyer o i quadri di Escher), è stata particolarmente significativa per le molteplici implicazioni teoretiche che tali casi hanno comportato. La prima parte di questo lavoro argomenta a favore di un monismo-realismo, di una percezione diretta e di una fenomenologia sperimentale e descrittiva. La seconda parte della ricerca tratta il problema della rappresentazione pittorica, in particolare viene analizzata la nozione di somiglianza (mantenendo sempre un approccio fenomenologico); più precisamente questa parte rappresenta il tentativo di applicare un’idea di percezione visiva allo studio della rappresentazione pittorica, facendo riferimento alla psicologia dell’arte e alle opere pionieristiche di Arnheim, Gombrich e Gibson. Il cubo può essere osservato sia come oggetto fisico sia come rappresentazione; il problema affrontato è se la somiglianza – in particolare dopo le critiche apportate da Nelson Goodman – sta alla base della relazione tra l’oggetto fisico e l’immagine. La risposta è consistita in una parziale difesa della nozione di somiglianza, distinguendo e difendendo la somiglianza percettiva da quella «logica», discussa da Goodman; in accordo con il filosofo americano si è argomentato, per altro, contro l’idea che essa sia una condizione necessaria e sufficiente alla rappresentazione pittorica. L’architettura di questa tesi nasce da un’idea precisa: dopo aver sostenuto nella prima parte che il fenomeno, cioè l’apparire della cosa, deve essere colto iuxta propria principia e assunto direttamente in quanto tale, il passo successivo è consistito nel descrivere la rappresentazione pittorica come un’attività che consiste nel giocare con le modalità dell’apparire della cosa, cioè con regole e modalità intrinseche alla possibilità stessa dell’apparire fenomenico della cosa messe in luce dalla fenomenologia sperimentale.
PhD cycle: XIX Ciclo
PhD programme: FILOSOFIA
Description: 2006/2007
Keywords: percezione fenomenologia raffigurazione immagine
Main language of document: it
Type: Tesi di dottorato
Doctoral Thesis
Scientific-educational field: M-FIL/01 FILOSOFIA TEORETICA
NBN: urn:nbn:it:units-7344
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