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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/2700

Title: Le industrie goriziane e l'istituto per la promozione delle industrie di Gorizia1903-1914
Authors: Inoue, Naoko
Supervisor/Tutor: Gasparini, Alberto
Issue Date: 21-Apr-2008
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: Questa tesi mette in rilievo, con particolare attenzione, l’attività dell’ “Istituto per il Promovimento delle Industrie in Gorizia” sotto l’Impero Austro-Ungarico, dal 1902 al 1914. Lo scopo della ricerca è chiarire le caratteristiche della società multiculturale goriziana in un periodo di gravi sconvolgimenti nazionali per quanto riguarda l’attività economica promossa e protetta dall’Impero. Nella tesi si osserva attentamente la funzione dell’ Istituto che nacque nel 1902, su iniziativa della Camera di Commercio e d’Industria di Gorizia, al fine di sostenere le piccole imprese locali promovendo, secondo la legge austriaca del 9 aprile 1873, la costituzione di cooperative di consumo e consorzi per l’acquisto di materie prime, di produzione e vendita. Fu un ente sociale autonomo, retto con sussidi finanziari del Ministero del commercio, della Dieta provinciale in cui esisteva una maggioranza italiana, della Camera di Commercio e dei Comuni della provincia. Tale ente godette, inoltre, di alcuni finanziamenti da istituti di credito locali. Amministrato da un Curatorio (das Kuratorium des Gewerbefoerderungsinstitutes Geweerbeförderungsdienst des k.k. Handels) costituitosi nel 1903, cui partecipavano tutti gli enti sostenitori mediante propri delegati; presieduto inizialmente da Ernesto Holzer, poi da Roberto Penso, l’Istituto si sviluppò fino a comprendere diversi uffici e servizi: ufficio della mediazione del lavoro, la biblioteca aperta alla consultazione pubblica, la Scuola speciale di perfezionamento per pittori decoratori ed arti affini, oltre ad una serie diversificata di corsi di formazione professionale in tutta la provincia. Tra le iniziative va annoverata quella di promozione degli artigianati domestici, già esistenti, tra cui quella del ricamo del merletto. Vennero, inoltre, organizzate numerose esposizioni e mostre delle opere dei frequentatori dei corsi professionali. Il materiale raccolto è composto da libri scientifici pubblicati e da documenti conservati in archivi pubblici. Questi ultimi si trovano classificati principalmente nell’inventario E.N.A.P.I. (l’Ente Nazionale per l’Artigianato e le Piccole Industrie), numerosi nell’Archivio di Stato di Gorizia. Non esiste nessuna pubblicazione che esamina complessivamente le serie dei documenti E.N.A.P.I. e, pertanto, il candidato ha svolto la ricerca con particolare attenzione a questi documenti cartacei degli archivi. Le carte, ben conservate, si presentano scritte in lingua italiana, slovena e tedesca. E' stata seguita la traccia del sommario originale, mantenendo l'ordinamento creato dall'Ente. Nella parte integrativa, versata in un secondo momento rispetto alla prima, si è cercato di ricreare un sommario virtuale, ricalcando l'ordinamento iniziale; è piuttosto evidente dalla tipologia delle carte, che negli anni '60 fosse stato creato un nuovo sommario dall'Ente stesso, ma non è stato possibile reperirlo. Dopo gli archivi aggregati, l'inventario continua con le carte dell'Istituto Nazionale Fascista, (INFAPLI), sorto nel 1938, e il cui materiale è giunto incompleto. Per cogliere i valori ed i significati della storia dell’istruzione professionale e la fondazione e le attività dell’Istituto per il Promovimento delle Industrie in Gorizia, è indispensabile capire bene la situazione socio-economica della Contea tra il 1850 ed il 1914. Nel Capitolo 1, quindi, si esplica l’economia austriaca tra il 1850 ed il 1873 e la fondazione delle Camere di Commercio e d’Industria sotto l’Austria, comprende anche la fondazione della Camera goriziana. I rivolgimenti rivoluzionari del 1848-1849 rappresentano, per l’Austria, la presa di coscienza della debolezza politica, interna ed internazionale, della monarchia. La scarsa rappresentatività del ceto imprenditoriale austriaco dipende da un complesso di fattori, storici e sociali, che ne frenano l’ascesa, riducono il suo impatto sul corpo sociale, e limitano in generale le possibilità di modernizzare l’apparato produttivo dello stato. Le Camere di Commercio e Industria nascono in Austria nel 1850, quindi, con un peso politico molto scarso, e il loro ruolo più importante risiede nella tempestiva acquisizione e nella trasmissione di informazioni sull’evoluzione della struttura produttiva dell’Impero. Tra il 1857 ed il 1859 si verifica un rallentamento del ciclo economico a livello internazionale e tale rallentamento tocca anche l’Austria, e la crisi economica culmina nel 1859, uno degli anni peggiori per la dinastia. Per rimettere in movimento la macchina degli investimenti lo stato stesso propone un nuovo piano di costruzione ferroviarie in grado di sanare gli handicap infrastrutturali del paese. La disastrosa guerra del 1866, tuttavia, impedisce ancora una volta il recupero dell’economia imperiale. Una ripresa di una certa durata si verifica solo dopo l’accordo con l’Ungheria nel 1867 e la nascita della duplice monarchia. La raggiunta stabilità interna assicura anche il decollo dell’economia. Gli anni tra il 1867 ed il 1873 sono conosciuti come l’Epoca degli Affari. Gli investimenti azionari subiscono forti rialzi, ma ancora una volta si tratta di una bolla speculativa, che termina con il clamoroso crac del 1873. La falcidia di imprese provocata dal crollo del 1873 non è, in ogni modo, solo un fatto negativo. La crisi favorisce l’eliminazione di molte aziende tradizionali e pone le basi di una modernizzazione industriale, i cui effetti si vedranno, però, solo alla fine del secolo. Nel 1850, anche a Gorizia, è istituita la Camera di Commercio presieduta da Ettore Ritter a cui va attribuita la paternità della “grande industria” di Gorizia. Una delle prime iniziative della Camera è l’organizzazione di una vetrina delle attività produttive goriziane. Infatti, nei quattro rapporti che furono pubblicati nella seconda metà del XIX secolo, vengono trattati tutti gli aspetti connessi al Circolo, come vedremo nei prossimi capitoli. Nel Capitolo 2 esaminiamo le vicende dell’economia provinciale tra il 1850 ed il 1880, principalmente con i primi due rapporti camerali di Gorizia: il Rapporto generale della Camera di Commercio ed Industria del Circolo di Gorizia rassegnato all’i. r. Ministero del Commercio sulle notizie statistiche desunte a tutto il 1858 edito nel 1859 ed il Rapporto della Camera di Commercio e Industria di Gorizia rassegnato all’i. r. Ministero del Commercio sopra le notizie statistiche degli anni 1870-1871-1872 edito nel 1873. Secondo il primo rapporto pubblicato, il Circolo goriziano fu caratterizzato da un’economia prevalentemente agricola attorno alla metà del secolo, nel cui ambito la produzione di seta greggia rappresenta un’importante risorsa. Si pose già il problema di conservare un assetto territoriale equilibrato per non danneggiare le risorse fondiarie ed evitare lo spopolamento della montagna e delle campagne, fonte di danni per l’intera comunità provinciale. La componente industriale del Circolo goriziano è, pertanto, basata sulla produzione di tessuti o di filati. Essa comprende ditte che operano con metodi dai più arcaici fino alla produzione di fabbrica. In questo senso il Rapporto ci fornisce una preziosa istantanea di un mondo in trasformazione in cui caratteri antichi convivono con tecniche moderne. Tale è una caratteristica propria di tutto l’Ottocento europeo che non deve essere considerato il secolo della rivoluzione industriale tout court. Esso è un periodo di transizione per l’Europa continentale, caratterizzato da contraddizioni interne e ritardi relativi tra i vari paesi, in relazione sia alla loro collocazione geografica sia alle componenti sociali dominanti. Nella seconda relazione, rispetto alla precedente, si nota un ampliamento delle tabelle e delle notizie statistiche, mentre l’inserimento di brevi monografie è limitato allo sviluppo dell’associazionismo e alla descrizione dell’esperienza delle industrie Ritter, in relazione alla colonia operaia di Straccis. L’avvenimento più importante nel periodo che tratta il Rapporto è l’arrivo della ferrovia a Gorizia, nel 1860, che rappresenta il superamento del relativo isolamento del capoluogo in fatto di comunicazioni e la possibilità di collegarsi ai grandi processi economici europei. Grazie alla Ferrovia Meridionale affluiscono, infatti, molti viaggianti, e il capoluogo della Contea è reso prospero per “un’affluenza straordinaria dei forestieri che fuggendo le nebbie ed i freddi nordici decantano la mitezza del suo clima e le delizie dei suoi dintorni”. La perdita del Veneto nel 1866 favorì i produttori agricoli della Contea a, quasi, monopolizzare il mercato di Trieste. Sfortunatamente, nonostante tutte le favorevoli condizioni di cui si è parlato, il messaggio cade nel momento di una profonda crisi finanziaria, che segna la fine della Gründer Zeit e l’inizio di una lunga depressione. Dopo il 1873 occorre quindi un rallentamento dello sviluppo economico generale nella Contea, legato agli insufficienti investimenti individuali e sociali. Nel Capitolo 3: valutiamo le vicende dell’economia provinciale tra il 1880 ed il 1914 principalmente con le relazioni camerali divulgate nel 1889 e nel 1898: la Relazione sommaria della Camera di Commercio ed Industria di Gorizia rassegnata all’i. r. Ministero del Commercio intorno alle condizioni del suo distretto nell’anno 1888 ed il Rapporto statistico sulle condizioni dell’economia nazionale per il quinquennio 1891-1895 nel distretto della Camera di Commercio ed Industriadi Gorizia. In Austria la congiuntura generale 1880-1890 presenta aspetti di reale difficoltà, ma anche processi di trasformazione del vecchio apparato industriale ed evoluzioni positive del sistema finanziario. L’introduzione della Relazione… 1888 analizza le cause della crisi della struttura economica della Contea. A nostro parere al Presidente camerale, Eugenio Ritter, che percepisce, in ogni modo, importanti punti critici della situazione, sfuggono molte potenzialità provinciali: il suo sguardo indugia, forse eccessivamente, su Gorizia ed il suo circondario, senza riflettere sulle trasformazioni politiche ed economiche nel distretto gradiscano e nella bassa pianura. Le circoscrizioni di Cervignano, Cormons, Gradisca e Monfalcone sono in grado di rivaleggiare, alla fine del secolo XIX, con Gorizia ed il suo circondario in vari settori, in particolare nel tessile e nella lavorazione del legno. A Cormons sono attive filande e fabbriche di mobili, a Monfalcone e a Vermegliano, presso Ronchi, sono già operanti nel 1888 due importanti stabilimenti cotonieri, nel Cervignanese si rilevano fornaci di mattoni, filande e la famosa fabbrica d’amido del Chiozza. Per ragioni legate all’efficienza dei trasporti le nuove industrie prediligono le aree ben servite da infrastrutture come ferrovie e porti. Gorizia si presenta lontana rispetto ai principali assi di trasporto, almeno fino all’entrata in esercizio della Transalpina nel 1906, che ristabilisce, in parte e per breve tempo, l’equilibrio dei fattori a livello provinciale. Gli anni Novanta del secolo XIX sono, per l’Austria, il periodo della rinascita dopo la lunga stagnazione seguita alla crisi del 1873. Il governo centrale richiedeva pertanto la più ampia disponibilità possibile di dati statistici per valutare ed organizzare quello che si avviava a diventare, nei primi anni del Novecento, in modo certo imperfetto, uno dei più vasti mercati interni del periodo. Il Rapporto degli anni 1891-1895, tuttavia, è accomunato con il precedente nella valutazione negativa dell’evoluzione della struttura economica comitale. In realtà si tratta della crisi di un modello evolutivo imperniato sull’egemonia industriale del capoluogo. I fenomeni in atto a livello generale sono complessi e con diverse sfaccettature: si fanno sentire le prime avvisaglie della nuova rivoluzione produttiva, si affermano moderni metodi di raccolta e gestione dei capitali (le società per azioni, ad esempio), esplode il problema delle nazionalità. Questi processi si ripercuotono anche a livello locale, determinando una nuova distribuzione degli insediamenti produttivi. In quegli anni ha preminenza delle attività finanziarie in Austria ed in Europa innesca un processo che, senza eccessive forzature, si definisce di ‘globalizzazione’. Le decisioni ed i progetti sono definiti ad alti livelli, scavalcando enti ed istituzioni locali, come succede alla piccola Camera goriziana. Nel quarto Capitolo tracciamo la storia delle mostre didattiche e l’istruzione professionale nel Goriziano a partire dal 1850 e principalmente con l’ausilio dei rapporti camerali summenzionati. Tra i fenomeni che caratterizzano la storia del periodo 1851-1914 va considerato particolarmente significativo il ruolo assunto dalle esposizioni universali in tutto il mondo industrializzato. Il 1851 è l’anno della prima esposizione mondiale, The Great Exhibition of the Works of Industry of All Nations, organizzata a Londra. Anche a Gorizia, fin dalla sua fondazione, la Camera di Commercio pose tra le sue finalità istituzionali primarie l’organizzazione di manifestazioni espositive, sia pure riferite al territorio provinciale. Dopo la chiusura della grande Esposizione mondiale di Vienna del 1873, un quotidiano locale scrisse che “Si può dire che gli oggetti degli espositori goriziani rappresentino genuinamente lo stato della nostra provincia: le grandi fabbriche e l’agricoltura sono rappresentate discretamente, l’industria minuta niente affatto; ed infatti è questo paese eminentemente agricolo e conta in pari tempo parecchi stabilimenti industriali, ma pur troppo sappiamo che i nostri artieri sono rimasti addietro di confronto anche a quelli dei paesi a noi limitrofi”. La Camera di Commercio di Gorizia si profuse, da parte sua, per il miglioramento dell’istruzione insistendo sulla necessità dell’istituzione di una scuola professionale industriale, rivolgendo nello stesso anno 1873 una specifica domanda al Ministero. Anche nel Rapporto della Camera di Commercio pubblicato nel 1873, Ettore Ritter si sofferma a lungo sul problema dell’istruzione pubblica, a cui dedica un intero capitolo. La Scuola di perfezionamento, tuttavia, entra in funzione finalmente nel 1884, ormai sotto la tutela di Guglielmo Ritter, subentrato al fratello scomparso nella presidenza della Camera, e gestita anche con le contribuzioni del Governo, del Comune e della Dieta Provinciale. Si può dire che il 1887 segna il vero inizio della storia delle grandi mostre goriziane, cui seguiranno, fino alla prima guerra mondiale, almeno quattro manifestazioni importanti. Con gli anni Novanta, direttamente o indirettamente collegati all’attività della Camera di Commercio, il fenomeno delle mostre si diffonde anche a livello provinciale, in stretto rapporto con i corsi di formazione professionale organizzati già nel decennio precedente in diverse località. Vanno citate in particolare la scuola di perfezionamento per falegnami di Mariano e quella per panierai di Fogliano, istituite a sostegno di attività già piuttosto sviluppate. In realtà le mostre didattiche erano una consuetudine sviluppatasi in precedenza, in concomitanza con la riorganizzazione generale delle scuole avvenuta dopo la metà del secolo, e costituivano la tradizionale chiusura di tutti i corsi, a iniziare dalle scuole di disegno. La novità, per quanto riguarda le esposizioni didattiche di fine secolo, è rappresentata dal fatto che non vi compaiono solo i prodotti della scuola locale, ma, a titolo di esempio, oggetti provenienti da centri produttivi più avanzati o da un museo che organizzava mostre itineranti. Nei Capitoli 5 e 6, esaminando attentamente la documentazione E.N.A.P.I. dell’ASG, metto in rilievo la fondazione dell’Istituto per il Promovimento delle Industrie in Gorizia, la sua organizzazione e le sue attività nei primi anni. L’istituto per il Promovimento delle Industrie viene creato nel 1902 dalla Camera di Commercio di Gorizia sul modello dell’Ufficio per il Promovimento delle Industrie dell’i. r. Ministero del commercio di Vienna, esistente dal 1896. L’idea era stata lanciata dall’intraprendente segretario della Camera, Antonio Bisiach, e accolta con favore dai Presidenti Eugenio Ritter e Ludovico Mighetti, che ebbero pure l’appoggio del Comune, della Dieta Provinciale e delle autorità governative. Gestito da un Curatorio nel quale sono rappresentati tutti gli Enti sostenitori, l’Istituto opera dinamicamente fin dall’inizio e si propone ambiziosi compiti: informare gli industriali su nuovi strumenti e metodi produttivi, fungere da intermediario nei rapporti fra le industrie, appoggiare la formazione di consorzi e cooperative. Come si può leggere nella Relazione sull’attività spiegata fino alla fine di dicembre 1904, “il compito che si presentava al Curatorio, date le condizioni della provincia, non era facile, giacchè quella certa preparazione che trovasi fra il ceto operaio altrove manca nel Goriziano in gran parte.” Ad aggravare questa situazione c’erano “l’indifferenza per i progressi moderni che si riscontra nella classe degli artieri” e la mancanza di scuole e musei industriali utili a istruire gli apprendisti. Nel programma dell’Istituto c’è prima di tutto un’articolata azione di sostegno dell’industria del legno, la più promettente, secondo il Curatorio, che comprende corsi di perfezionamento per falegnami (tenuti a Gorizia e a Cormons), esposizioni di mobili, aiuti alle cooperative; ma fin dall’inizio si organizzano anche corsi per calzolai a Monfalcone e Sesana, e si intraprende un’azione di valorizzazione della produzione dei cestai di Fogliano. I corsi sono diretti da insegnanti provenienti dall’Ufficio per il promovimento delle Industrie di Vienna, che svolgono una serie di lezioni teoriche (il corso per falegnami comprende: tecnologia, disegno professionale, disegno di dettaglio, meccanica, tenitura di libri e calcolazioni) e delle esercitazioni pratiche. I lavori sono, come sempre, oggetto dell’esposizione di chiusura. Tra il 1903 e il 1914 questa benemerita istituzione organizzò più di cento corsi d’istruzione professionale per ogni categoria di artigiani della provincia di Gorizia. Con il numero dei corsi tenuti nei paesi a maggioranza di lingua slovena e il numero dei partecipanti di lingua slovena, si mette in evidenza il fatto che l’Istituto organizzò vari corsi di perfezionamento, pur essendo tenuta la maggior parte dei corsi nella lingua tedesca, principalmente nelle città di Gorizia, Gradisca, Cormons ed altri paesi della pianura friulana di etnia italiana. Tali corsi di perfezionamento si tennero molto meno nei paesi di etnia slava come Caporetto, Comeno, Sesana e Merna. Fino al 1909 o 1910, furono prevalenti i partecipanti calzolai e falegnami. Dopo la fondazione di consorzi e cooperative, è possibile ipotizzare che questo nuovo sistema associativo sostituì il ruolo dell’Istituto e l’Istituto riuscì ad allargare le sue attività di istruzione ai nuovi campi, come ricamo e saldatura autogena, dopo il 1912. Sin dall’inizio delle attività dell’Istituto fu sempre presente la domanda di istruzione per sarti e pittori decoratori nel Goriziano. Per quanto riguarda i pittori decoratori, a Gorizia tale settore non fu mai presente fino a quell'epoca. Proprio per questa mancanza l’Istituto fondò una scuola speciale di perfezionamento per pittori, decoratori, verniciatori, indoratori ed arti affini, in Gorizia. Contemporaneamente vengono tenute decine di conferenze su svariati argomenti, organizzati viaggi d’istruzione e aperti ricreatori per apprendisti. Tra gli strumenti didattici una grande importanza continua ad essere data alle mostre, che assumono un carattere sempre più specialistico: nel 1907 una riservata all’industria edile, che riscuote un grande successo di pubblico, ed una rassegna d’arti grafiche in cui figurano tutte le migliori innovazioni della scuola viennese, illustrate anche in una conferenza; nel 1908, invece, torna l’interesse verso le arti tradizionali con una mostra di capolavori della pittura e scultura degli ultimi cento anni, organizzata in funzione della Scuola speciale di perfezionamento per pittori decoratori ed arti affini, sopra citato, aperta due anni prima. Anche in occasione di questa mostra si tengono conferenze illustrative che registrano una grande affluenza. L’Istituto per il Promovimento delle Industrie, con il suo dinamismo, l’attenzione concreta verso tutti i problemi connessi allo sviluppo dell’attività industriale, compresi quelli minuti inerenti le condizioni di vita della classe operaia, e, contemporaneamente, la sua proiezione in una dimensione europea, rappresenta certamente la migliore realizzazione dei progetti coltivati mezzo secolo prima da quel grande e lungimirante amministratore che era stato Ettore Ritter, il primo presidente della Camera di Commercio. Undici anni di attività bastano a dare a questo organismo un ruolo storico nel quadro generale dell’economia goriziana e a considerarlo meritevole di essere salvato anche dopo i grandi cambiamenti determinati dalla Grande Guerra. Secondo quanto si legge in una relazione del Comando militare italiano inviata nel 1917 al Segretariato Generale per gli affari civili della Provincia di Gorizia e Gradisca costituita dopo l’occupazione di Gorizia, “il risultato dell’attività dell’Istituto, date le difficili condizioni di sviluppo derivanti dall’antagonismo nazionale fomentato ad arte da cessato governo austriaco, è brillante. Ma migliore ancora sarà in avvenire, quando una concorde cooperazione degli enti locali e del Governo centrale di Roma, farà risorgere quest’istituzione, la quale, nata in Inghilterra anni addietro, fu trapiantata nelle nostre province, ove trovò terreno ferace per un prospero incremento, e più rigoglioso lo avrà quando sarà alimentato dalla genialità italica”.
PhD cycle: XIX Ciclo
PhD programme: POLITICHE TRANSFRONTALIERE PER LA VITA QUOTIDIANA
Description: 2006/2007
Keywords: gorizia, industrie, storia, istruzioni professionali, associazionismo
Main language of document: it
Type: Tesi di dottorato
Doctoral Thesis
Scientific-educational field: SPS/10 SOCIOLOGIA DELL'AMBIENTE E DEL TERRITORIO
NBN: urn:nbn:it:units-7264
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