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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/3575

Title: Catullo 64 e il Giambo 12 di Callimaco
Authors: Fernandelli, Marco
Issue Date: 2010
Publisher: EUT Edizioni Università Trieste
Citation: Marco Fernandelli "Catullo 64 e il Giambo 12 di Callimaco", in: Incontri Triestini di Filologia Classica, 8 (2008/09), pp. 191-210
Series/Report no.: Incontri Triestini di Filologia Classica
8 (2008/09)
Abstract: La seconda parte del carme 64 di Catullo (vv. 278-408) è dedicata al banchetto nuziale. Sopraggiungono tre dèi donatori. Poi gli Olimpi tutti, a eccezione di Apollo e Diana, prendono posto nella sala. Infine le Parche intonano il peana nuziale. Esso è concepito come un epitalamio all’interno del quale il motivo augurale della felice discendenza è sviluppato ipertroficamente. Si ha così un epitalamio (stanze 1-3 e 11-12) che incornicia un ‘genethliacon (stanze 4-10). I due tipi letterari sono formalmente affini. Nel ‘Giambo 12’ di Callimaco, la festa olimpica per gli Anfidromia di Ebe sembra una cerimonia nuziale adattata a uno scopo più ‘domestico’: le Moire dovranno qui accompagnare un evento diverso dal matrimonio di Zeus ed Era. La tesi di questo studio è che Catullo, nel suo racconto del banchetto nuziale, abbia imitato la struttura del ‘Giambo 12’, che lo interessava sotto vari aspetti: la presenza delle Moire e il loro nesso con la nascita; la processione degli dèi donatori; il motivo ‘tutti tranne uno’; e infine la complessa relazione mito-presente, che Callimaco aveva tessuto tanto sul piano paradigmatico (il mito è figura oppure antitesi del presente) quanto su quello sintagmatico (il mito è premessa del presente). L’esame attento di questo ultimo punto dimostra inoltre che il ‘Giambo 12’ rappresentò un ‘trait d’union’ tra i due principali modelli della scena nuziale e, rispettivamente, dell’epilogo del carme 64, modelli che la critica ha riconosciuto nell’ ‘Ifigenia in Aulide’ di Euripide (III stasimo) e in testi del ‘corpus’ esiodeo (in part. Op. 174ss.).
The second half of Catullus 64 (ll. 278-408) concerns the wedding ceremony proper. Three gods carrying gifts come along. Then the Olympians, all of them but Apollo (and Diana), take a seat in the banquet hall. The Parcae finally sing the nuptial peana. This song is conceived as an epithalamium which develops the auspicious motif of the happy offspring to an exceptional extent. What we have read, eventually, is an epithalamium (stanzas 1-3 and 11-12) with an embedded genethliacon (stanzas 4-10). The two literary types, in fact, are formally akin to each other. In Callimachus’ ‘Iambus 12’, the Olympic feast celebrating the Amphidromia for Hebe looks like a wedding ceremony adapted to a more ‘domestic’ occasion: now the Moirai are summoned in order to assist an event other than the marriage of Zeus and Hera. The purpose of this paper is to argue that Catullus, in his representation of the wedding scene, imitated the structure of Callimachus’ ‘Iambus 12’, which had captured his attention by virtue of some noteworthy details: the Moirai, thereby associated with birth; the gods offering gifts; the ‘all but one’ motif; and lastly the complex relationship between myth and the present, which Callimachus’ poem established both on the paradigmatic level (myth as the archetype of the present; myth vs the present) and on the syntagmatic one (from myth to the present). Moreover, a close analysis of the last issue shows that Iambus 12 provided a trait d’union between the two major model-texts of the wedding scene and the epilogue of Catull’s poem respectively. According to the interpreters these models were Euripides’ ‘Iphigeneia at Aulis’ (III stasimon) and some texts of the Hesiodic corpus (especially Op. 174ff.).
URI: http://hdl.handle.net/10077/3575
ISSN: 1827-4854
Appears in Collections:08. Incontri triestini di filologia classica (2008-2009)

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