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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/3672

Title: Geopolitica dell'energia, mix energetico ed intelligence economica
Authors: Tedeschi, Enrico
Supervisor/Tutor: Pagnini, Maria Paola
Pagnini, Maria Paola
Issue Date: 23-Mar-2010
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: I concetti di minaccia diffusa e di guerra asimmetrica che si sono affermati dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine della Guerra Fredda, hanno fatto sì che le entità statuali si trovino, attualmente, a dover affrontare scenari geopolitici e geoeconomici maggiormente complessi, rispetto ad un mondo in cui la contrapposizione fra i due blocchi si giocava su un piano prettamente politico-militare. I fronti da cui arrivano le potenziali minacce presentano profili di rischio i cui protagonisti non sono solamente gli Stati, ma anche soggetti e gruppi singoli, impossibili da controllare con gli strumenti di difesa convenzionali. Tale dinamica è insita nella natura stessa del fenomeno della globalizzazione. Le nuove fenomenologie che rappresentano le criticità cui devono fare fronte i decisori politici, sono spesso poco prevedibili, transnazionali e di non immediata identificazione. Si pensi, ad esempio, ai fenomeni migratori che determinano cambiamenti demografici mai registrati in precedenza, al nuovo ruolo dei media nella formazione dell’opinione pubblica e della coscienza collettiva, o ancora alle grandi crisi finanziare in grado di mettere in ginocchio anche le economie delle maggiori potenze, con ricadute a livello globale sui livelli di produzione e occupazione. Un ulteriore fattore di complessità in questo scenario, è costituto dal tema della salvaguardia del pianeta, che impone un’ampia riflessione sulla sostenibilità degli attuali modelli di sviluppo economico. Per rispondere a tali mutati scenari si è resa necessaria, pertanto, una completa revisione del concetto di sicurezza nazionale. E’ evidente, infatti, come essa si debba dotare di strumenti nuovi, soprattutto in termini previsionali. La sfida che si pone ai Governi in termini di capacità di intelligence è evidente. Essi sono chiamati a sviluppare strumenti in grado di raccogliere informazioni in modo puntuale e approfondito, non solo nei settori tradizionali della politica e del comparto tecnico-militare, ma anche in ambiti quali l’economia, la cultura e la sostenibilità ambientale. Negli ultimi vent’anni, numerosi Paesi hanno, infatti, rivisto le proprie strutture dedicate all’intelligence, attuandovi una revisione profonda ed istituendo nuovi assetti dedicati, in particolare, alle problematiche economico-finanziare. Tali misure rispondono all’esigenza di contemperare il concetto generale di interesse nazionale a quello di sicurezza economica, in considerazione del fatto che, proprio sul campo della competitività internazionale e del controllo dei mercati e dell’innovazione, si misurano oggi nuovi equilibri di potere. Una delle leve principali, in questo contesto, è quella del settore energetico. L’approvvigionamento energetico e la sicurezza delle infrastrutture rappresentano un bisogno vitale di ogni Stato e corrispondono ad un interesse strategico per il suo sviluppo e quindi per il benessere collettivo, che passa attraverso il benessere economico. Proprio da queste considerazioni trae spunto l’idea di questa tesi che, individuando nel settore energetico un possibile nuovo teatro di confronto per la definizione degli equilibri internazionali, intende valutare in che modo le Nazioni stiano affrontando il problema dell’attività di intelligence nello specifico settore. Di fatto, la questione della sicurezza energetica, attualmente, non si gioca più solo su aspetti di difesa, che mirano alla certezza dell’approvvigionamento e alla salvaguardia delle infrastrutture, ma anche sul piano della promozione della produzione nazionale e sull’innovazione volta allo sviluppo di fonti rinnovabili. Gli assetti in campo energetico non possono, inoltre, prescindere dal tema della sostenibilità che, a partire dall’approvazione della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite, del 1992, è stata disciplinata in modo crescente dalla Comunità Internazionale, imponendo nuovi vincoli che, tuttavia, stentano ad essere recepiti dagli Stati nazionali, in quanto influiscono direttamente sui loro modelli di sviluppo. Anche in ragione di un’opinione pubblica sempre più sensibile alla tematica ambientale, per l’aggravarsi dei mutamenti climatici, è però prevedibile che la disciplina in materia finisca per costringere ad un ripensamento delle politiche energetiche complessive e divenga un’ulteriore variabile in grado di incidere sulle scelte energetiche nazionali. Un importante fattore di condizionamento per il nostro Paese, in questo senso, è rappresentato dalla disciplina comunitaria che, a seguito del Trattato di Lisbona, prevede il conferimento all’Unione Europea di prerogative specifiche in materia di salvaguardia dell’ambiente. Tale circostanza, di fatto lascia intendere un’apertura alla competenza comunitaria anche del settore energetico, vista la stretta interrelazione tra le due materie. Se andasse affermandosi sempre più il ruolo di un’Unione Europea protagonista di una “politica estera energetica” il nostro Stato potrebbe venir privato, seppur parzialmente, della piena facoltà di scegliere la propria strategia in questo campo e il problema si porrebbe in ultima analisi in termini di “domicilio della sovranità”, con dirette conseguenze anche sulla ridefinizione dell’attività di intelligence dedicata alla sicurezza energetica nazionale. Nascerebbe infatti l’esigenza di un’intelligence energetica europea, cui far fronte con strutture dedicate, per la quale la soluzione, piuttosto che in una struttura centralizzata presso l’Unione Europea, va cercata in forme di cooperazione tra le Agenzie di intelligence europee già esistenti presso i singoli Stati membri, tramite tavoli di lavoro permanenti e un continuo scambio di informazioni tra gli stessi sulle variabili, sulle infrastrutture e sugli attori energetici. Tutte queste problematiche avranno un peso significativo sul modo in cui il nostro Paese definirà il proprio mix energetico nei prossimi anni. E’ evidente che i condizionamenti che ogni Stato subisce nelle proprie scelte strategiche in campo energetico sono molteplici, soprattutto per un Paese come l’Italia, che dipende per più dell’80 % dall’importazione di fonti fossili, da parte di pochi grandi fornitori esteri che, di fatto, ne limitano l’autonomia decisionale, potendo contare su una posizione di mercato dominante. A fronte di un processo di liberalizzazione e di privatizzazione che sta interessando il riassetto dei mercati energetici nei Paesi acquirenti, si va manifestando sempre più chiaramente la volontà dei Paesi fornitori di nazionalizzare le risorse energetiche. Si profila, quindi, un ulteriore fattore di distonia nel mercato delle fonti, in grado di penalizzare sia gli operatori nazionali che investono in progetti di estrazione all’estero, sia il processo di approvvigionamento. Dette dinamiche limitano necessariamente la libertà dello Stato in questo settore e, di conseguenza, la sua sovranità. Poter contare su strumenti previsionali alimentati da flussi informativi efficaci in questo campo è, quindi, vitale e va di pari passo con la salvaguardia dell’interesse sotteso al mantenimento di un settore strategico così importante. L’interesse energetico italiano comprende esigenze diversificate, orientate, da un lato, alla sicurezza e alla regolarità dei rifornimenti, al mantenimento di prezzi accettabili e alla tutela delle infrastrutture energetiche contro malfunzionamenti e sabotaggi, dall’altro, allo sviluppo di una produzione nazionale, basata anche su fonti rinnovabili, con l’impiego di tecnologie all’avanguardia, in linea con gli impegni comunitari. La gestione del settore energetico nazionale, inoltre, nel prossimo futuro, dovrà anche far fronte alla necessità di affrancarsi da forniture troppo vincolanti e all’esigenza di sviluppare un mercato europeo unico dell’energia, che imporrà al nostro Paese investimenti notevoli, una profonda ristrutturazione e sforzi in materia di ricerca e innovazione, per evitare di rimanere indietro rispetto ai partner europei. Non va poi trascurata la necessità di salvaguardare i propri operatori nazionali, con adeguate misure di controspionaggio, dalla penetrazione nel mercato interno di operatori stranieri, per evitare che questi assumano posizioni dominanti o fortemente condizionanti il libero mercato. Tali posizioni, infatti, potrebbero ostacolare o nuocere al corretto svolgimento di un’imprescindibile e necessaria libera concorrenza nel settore energetico interno. In ragione della complessità dello scenario energetico, l’intelligence economico-finanziaria è chiamata, nello specifico campo, ad occuparsi di una molteplicità di compiti, tra cui: - fornire ai decisori politici informative complete e puntuali che permettano di assumere, nel modo più documentato possibile, le necessarie decisioni di breve e lungo termine; - monitorare il mercato delle materie prime e valutare, con tempestività, eventuali variabili in grado di generare effetti distorsivi; - stilare periodicamente quadri di situazione sui Paesi fornitori e sugli equilibri regionali della zona di provenienza delle risorse; - attenzionare le imprese fornitrici e i protagonisti delle transazioni energetiche di interesse per l’Italia, sia per quanto riguarda le forniture, sia a supporto di eventuali progetti che vedano protagoniste imprese nazionali in veste di promotori e/o investitori; - monitorare attentamente l’azione degli operatori stranieri sul mercato nazionale, specie ove si profilino acquisizioni di società produttrici o di imprese coinvolte nella realizzazione di brevetti innovativi dello specifico comparto; - salvaguardare le infrastrutture energetiche, compito che diverrà ancora più sensibile nell’ottica di una ripresa del programma nucleare. Al fine di illustrare il ruolo che lo sviluppo di una competenza nazionale nel settore dell’intelligence energetica può avere a tutela dell’interesse strategico connesso alla difesa e alla promozione di questo settore, si è scelto di procedere innanzitutto ad una disamina dell’attuale situazione del mercato energetico mondiale. Il primo capitolo inquadra, infatti, l’attuale situazione delle variabili energetiche, illustrandone la tipologia e gli aspetti quantitativi di riferimento, contribuendo a chiarire il concetto e la definizione di mix energetico. Nel secondo capitolo, viene approfondito il tema dei fattori che entrano in gioco nella scelta della composizione del mix energetico da parte dei diversi Paesi. In particolare, viene effettuata una rassegna degli aspetti più significativi correlati all’approvvigionamento e alla distribuzione delle singole fonti energetiche nel caso italiano, dando ampio risalto alla questione infrastrutturale e considerandone le implicazioni per la sicurezza nazionale. Una volta esaminate le variabili energetiche e i fattori di rischio che si accompagnano alla questione dell’approvvigionamento e delle infrastrutture, nel terzo capitolo viene attenzionato un altro fronte di complessità che, nel prossimo futuro, potrebbe assumere sempre maggiore importanza nella formulazione delle politiche energetiche nazionali, ovvero quello della tutela ambientale e dei limiti imposti dalla sostenibilità. In particolare, è stato scelto di delineare, con l’ausilio dell’estesa normativa che su questo tema si sta sviluppando da qualche anno nell’ambito delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea, un quadro di situazione dell’insieme dei vincoli che il diritto internazionale potrebbe, in prospettiva, imporre ai Governi nazionali nella formulazione delle loro decisioni al riguardo. Tali vincoli punteranno, in particolare, sui tagli alle emissioni di carbonio, accompagnati da interventi virtuosi in termini di miglioramento dell’efficienza energetica e di riduzione dei consumi, in un’ottica di cooperazione tra Paesi avanzati e Paesi in via di sviluppo. Evidentemente, gli strumenti giuridici a disposizione degli organismi internazionali che si stanno facendo promotori di queste misure a salvaguardia del pianeta contro i cambiamenti climatici sono limitati, soprattutto in termini di capacità di coercizione. Nel caso in cui si voglia ottemperare a queste limitazioni, è chiaro che il vincolo ambientale potrebbe incidere profondamente sulle scelte energetiche. Una volta individuate le principali criticità del mercato delle fonti energetiche e degli aspetti infrastrutturali nel quadro del contesto geopolitico attuale, nonché le limitazioni imposte dalle problematiche ambientali, si è proceduto, nel quarto capitolo, a delineare il ruolo che in questo contesto vanno assumendo gli organismi deputati all’informazione e alla sicurezza dello Stato, a difesa ed a promozione dell’interesse nazionale, in un settore unanimemente considerato di natura strategica. A tal fine, si è voluto attribuire risalto al concetto di infrastruttura critica, nell’ambito di una più ampia definizione delle nozioni di interesse nazionale e di sicurezza economica. Sono state delineate, altresì, le principali funzioni che un moderno sistema di intelligence dovrebbe assegnare a strutture per la ricerca informativa nel comparto economico-finanziario, soffermandosi poi, in particolare, sulla definizione del concetto stesso di “intelligence economica” e sullo studio del modo in cui essa è stata implementata all’interno degli Stati che vi hanno dedicato maggiori risorse. Si è inoltre tentato di definirne la vocazione nel caso italiano, andando ad illustrare il suo possibile ruolo nel campo specifico della tutela della sicurezza energetica. Quanto sopra, anche alla luce della recente riforma degli Organismi di Informazione e Sicurezza, che ha visto l’introduzione di nuovi strumenti a disposizione del comparto intelligence, nel campo della sicurezza economica. Il principio ispiratore di questi cambiamenti pare essere, non tanto quello di una mera difesa degli assetti vigenti, quanto quello del riversamento delle informazioni raccolte verso l’intero tessuto industriale nazionale, nell’ottica di una “funzione di servizio” che i nostri Organismi di Informazione e Sicurezza dovrebbero assumere nei confronti del settore privato, oltre che pubblico, nel quadro di una cultura di intelligence diffusa, che in altri Paesi ha già dato ottimi frutti. Per meglio esemplificare possibili scenari applicativi dell’operato dell’intelligence alla sicurezza energetica, ci si è poi soffermati su due casi, affrontando prima il tema della penetrazione nei mercati nazionali dei Fondi Sovrani, spesso attivi proprio nel settore energetico e poi dedicando un approfondimento all’azione del colosso energetico russo “Gazprom”, da tempo protagonista sui mercati internazionali di un’azione economica piuttosto aggressiva, verosimilmente supportata dall’intelligence del proprio Paese. Di fronte agli scenari descritti, per rispondere alle nuove esigenze di tipo informativo, l’Italia deve necessariamente proseguire nell’opera di riforma dei propri Organismi di Informazione e Sicurezza, nell’ambito della quale non può prescindere dal reclutamento di nuovo personale con competenze specializzate nel settore economico-finanziario. Tale azione rappresenta l’unica strada percorribile in un contesto di tal complessità, nel quale ci si deve rapportare ad attori che, detenendo una posizione dominante garantita dal controllo dell’offerta e delle infrastrutture, utilizzano il settore energetico come nuovo campo di confronto geostrategico.
PhD cycle: XXII Ciclo
PhD programme: SCUOLA DI DOTTORATO DI RICERCA IN SCIENZE DELL'UOMO, DEL TERRITORIO E DELLA SOCIETA'
Description: 2008/2009
Keywords: geopolitica
energia
sicurezza
Main language of document: it
Type: Tesi di dottorato
Doctoral Thesis
Scientific-educational field: M-GGR/02 GEOGRAFIA ECONOMICO-POLITICA
NBN: urn:nbn:it:units-8850
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