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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/3683

Title: Danno e utilità del processo infiammatorio: a)studio delle interazioni tra mastociti, microrganismi e fibre di amianto b) valutazione delle produzione di citichine da parte dell' epitelio della mucosa orale in un modello in vitro
Authors: Marchioli, Anna
Supervisor/Tutor: Zabucchi, Giuliano
Co-supervisor: Borelli, Violetta
Issue Date: 22-Apr-2010
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: a)STUDIO DELL’INTERAZIONE TRA MASTOCITI, MICRORGANISMI E FIBRE DI AMIANTO INTRODUZIONE: I mastociti (mast cell, MC) sono cellule con un’ampia distribuzione tissutale, che tradizionalmente sono state associate alla risposta allergica, inoltre si pensa che queste cellule siano capaci di regolare il processo infiammatorio. Essi infatti, dopo attivazione, rilasciano istamina, leucotrieni e prostanoidi, come pure proteasi, chemochine e citochine. Questi mediatori possono essere fondamentali nella genesi della risposta infiammatoria. I MC hanno alcune funzioni comuni a quelle dei fagociti professionali. Viste la loro localizzazione e i mediatori prodotti, i mastociti giocano un ruolo attivo in molte patologie, come le allergie, le infezioni, l’asma, l’artrite, i tumori e la fibrosi polmonare. In particolare essendo una fonte di citochine fibrogeniche (TGF-β e PDGF e β-FGF) risultano associati a diverse patologie fibrotiche. Alcuni studi recenti hanno dimostrato che i MC non sono in grado di uccidere microrganismi non opsonizzati a livello intracellulare, una volta che questi sono stati fagocitati. Altri studi hanno dimostrato che i MC sono in grado di uccidere in modo significativo microrganismi opsonizzati. Attualmente non è chiaro si il processo fagocitino dei MC segua o meno le stesse vie e se abbia o meno lo stesso significato di quello dei fagociti professionali. SCOPO: In questo studio abbiamo valutato l’ultrastruttura dei fagosomi che si formano nei MC peritoneali di ratto (RPMC), l’attività di killing contro C. albicans e altri microrganismi. Siamo inoltre a valutare se i MC fossero in grado di interagire direttamente con le fibre di amianto (in particolare Crocidolite) RISULTATI: Abbiamo dimostrato che i RPMC uccidono i microrganismi indipendentemente dalla loro ingestione. L’analisi ultrastrutturale ha dimostrato che i fagosomi dei RPMC contenenti funghi o batteri, hanno una struttura stretta e compatta, e la loro membrana sembra presentare alcune interruzioni. RPMC esprimono NOD1 e NOD2, che appartengono alla famiglia di proteine NLR, il cui ruolo è quello di riconoscere componenti intracellulari di origine sconosciuta. In seguito all’ingestione di C. albicans, entrambe queste molecole vengono traslocate dal citosol, alla zona attorna alla particella ingerita. Queste osservazioni suggeriscono che nei RPMC le particelle ingerite possano entrare in contatto diretto con i NOD, proprio attraverso le interruzioni della membrana del fagosoma, e di conseguenza innescare i meccanismi per la produzione di citochine che vengono innescati dai NOD. Per quanto riguarda l’interazione dei MC con le fibre di amianto, abbiamo osservato che i RPMC, in seguito all’interazione con le fibre, vanno in contro a intensa degranulazione, riversando i granuli sulle fibre stesse, che appaiono ricoperte di granuli. Inoltre durante l’interazione, in presenza di fibre, le RPMC producono anione superossido in quantità maggiore rispetto alle cellule a riposo. Per quanto riguarda la secrezione dell’enzima chimasi, questo sembra calare in maniera significativa nel sopranatante ottenuto dopo centrifugazione del medium di incubazione, mentre per quanto riguarda la Beta-Esosaminidasi (B-Eso), la presenza o meno delle fibre sembra non influenzarne la secrezione. Abbiamo quindi cercato di mettere a punto un modello sperimentale che di permettesse di separare le cellule intere e le fibre con i granuli adesi, dopo l’incubazione. La maggior parte dell’attività enzimatica sembra essere nella nella frazione contenente le cellule residue svuotate e nel pellet, dove si ritrova associata alle fibre. Abbiamo inoltre osservato che le fibre sono in grado di legare l’attività chimasica del lisato di RPMC, mentre sembrano non influenzare l’attività della B-Eso. Tali risultati sembrano suggerire che le fibre sono in grado di legare sia i granuli (e quindi gli enzimi Chimasi e B-Eso), sia la chimasi direttamente. La presenza di enzimi di origine mastocitaria sulle fibre, potrebbe avere un ruolo centrale per permettere il passaggio delle fibre dagli alveoli polmonari alle pleure, dove provocano l’insorgenza di mesotelioma maligno, una neoplasia piuttosto rara, la cui insorgenza è strettamente legata all’esposizione alle fibre di amianto. È inoltre da sviluppare lo studio delle eventuali nuove funzioni che questi enzimi scaricati sulle fibre, conferiscono alle fibre stesse, al fine di capire se le “fibre rivestite” sono in grado di migrare attraverso la matrice extracellulare. Il lavoro sta proseguendo anche al fine di comprendere meglio il tipo di interazione tra MC e le fibre. b)VALUTAZIONE DELLA PRODUZIONE DI CITOCHINE DA PARTE DELL’EPITELIO DELLA MUCOSA ORALE IN UN MODELLO in vitro INTRODUZIONE: La Propoli, un prodotto naturale derivato dall’attività delle api, è nota per una varietà di effetti benefici sfruttati da secoli, tra i quali l’attività antinfiammatoria e quella batterio-statica/battericida sono i principali. I modelli sperimantali per la valutazione dell’attività antinfiammatoria della propoli e dei suoi componenti isolati sono vari, e riguardano per lo più studi in vivo in diversi modelli animali. SCOPO: In questo studio è stata valutata la capacità di un principio attivo costituito da un complesso con propoli e impiegato in alcuni prodotti commerciali per l’igiene orale, di modulare il rilascio spontaneo e indotto da LPS di alcuni mediatori infiammatori, impiegando il modello tridimensionale di epitelio umano orale ricostituito della Ditta Skinethic. La scelta per quanto riguarda i mediatori infiammatori da misurare, è stata fatta in base al loro coinvolgimento in patologie orali quali: periodontite, stomatite aftosa ricorrente e candidosi. Scopo ultimo è quello di mettere a punto un sistema rilevatore semplice e attendibile dell’effetto biologico della propoli e dei suoi componenti su un tessuto umano riprodotto in coltura nelle sue caratteristiche principali. RISULTATI: L’applicazione topica della sola propoli actichelata, induce una riduzione del rilascio basale di IL-6 e IL-8, mentre induce un aumento del rilascio stimolato di entrambe le citochine. Il suo effetto stimolante il rilascio di mediatori infiammatori da parte dell’epitelio orale, soprattutto in condizioni infiammatorie (stimolazione con LPS), meriterebbe ulteriori indagini. Contrariamente, il Tantum verde, e il suo solo principio attivo, inducono un aumento del rilascio basale e stimolato di IL-6 e IL-8 da parte dell’epitelio orale umano. Da quanto osservato risulta quindi che la propoli actichelata, inducendo una riduzione di IL-8 e IL-6, è più efficace nel trattamento di condizioni patologiche che si associano a un’iperattività dei neutrofili come la parodontite, piuttosto che nel trattamento della candidosi orale dove queste cellule svolgono un ruolo fondamentale nella risoluzione.
PhD cycle: XXII Ciclo
PhD programme: PATOLOGIA SPERIMENTALE E CLINICA
Description: 2008/2009
Keywords: Mastociti
Fagocitosi
Asbesto
Propoli
Mucosa Orale
Main language of document: it
Type: Tesi di dottorato
Doctoral Thesis
Scientific-educational field: MED/04 PATOLOGIA GENERALE
NBN: urn:nbn:it:units-8928
Appears in Collections:Scienze mediche

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