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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/4209

Title: L'opzione nucleare nella geopolitica e nella strategia israeliana
Authors: De Marchi, Marco
Supervisor/Tutor: Pagnini, Maria Paola
Issue Date: 8-Mar-2011
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: L’analisi della strategia e della geopolitica di Israele evidenzia, a dispetto delle ridotte dimensioni fisiche e demografiche, come lo Stato ebraico sia una potenza regionale con interessi globali, le cui politiche interne e di sicurezza hanno un impatto mondiale, quasi quelle di una superpotenza. Le ragioni di tale situazione si possono ricondurre essenzialmente a fattori geopolitici, la posizione geografica e le iconografie radicate nella civiltà e cultura ebraica nonché la storia e la geografia dei luoghi. L’ubicazione di Israele nella zona di convergenza dell’emisfero orientale, la storia millenaria del popolo ebraico, la presenza di una religione a vocazione monoteistica rivoluzionaria, l’esistenza di comunità diasporiche ebraiche nel mondo e l’esistenza di luoghi sacri delle principali religioni monoteistiche, nell’attuale territorio dello Stato israeliano, sono fra i fattori che danno luogo ad un modello unico di complessità geopolitica. In tale ambito, partendo dalla definizione di geopolitica quale studio delle relazioni internazionali da una prospettiva spaziale o geografica, in cui l’elemento caratterizzante la disciplina è l’approccio multifattoriale ed olistico nelle interazioni fra lo spazio, il territorio e la manifestazione del potere, in altri termini, l’influenza reciproca fra geografia e politica, considerando principio fondante la materia il fatto che il luogo, la geografia, assume un ruolo significativo nel determinare come gli Stati agiranno, con continuità nel tempo (nell’ambito della politica estera), si è potuto constatare come i fattori geografici condizionanti lo Stato di Israele continuino ad essere sempre gli stessi, la ridotta estensione territoriale, la possibilità di operare per linee interne, la particolare sensibilità ad egemoni regionali od imperi in fase espansiva, situati al di là dei suoi confini. Corollario e conseguenza della complessità geopolitica è la strategia militare, in cui gli elementi politico-militari ed operazionali si fondono insieme ai fattori condizionanti (di natura eminentemente geopolitica), per originare un approccio particolare e caratteristico ai problemi di sicurezza, legato alla mancanza di profondità strategica e tattica ed a risorse umani e materiali limitate. Le esigenze di sicurezza, prioritarie sin dalla formazione statuale contemporanea del 1948, hanno fortemente influenzato le modalità di nation building, andando a condizionare i rapporti di forza demografici con l’elemento arabo e la stessa presa di possesso del territorio e delle risorse idriche, fondamentali per la realizzazione della comunità ebraica in Palestina. In questa situazione, si è inserito l’elemento nucleare, la realizzazione di un’opzione atomica in grado di assicurare l’esistenza ultima della presenza ebraica in Medio Oriente dai rischi esistenziali connessi al conflitto arabo-israeliano (con l’appendice conflittuale israelo-palestinese) ancora irrisolto. La visione di Ben Gurion, la costruzione di un’opzione nucleare, è andata progressivamente affinandosi nel tempo, dando vita ad una particolare modalità di politica atomica detta opacità, che rappresenta il contributo fondamentale di Israele alla strategia nucleare, con cui lo Stato ebraico ha ammantato, dietro il velo dell’ambiguità, delle rivelazioni e delle fughe di notizie controllate, la costruzione di un arsenale nucleare sofisticato e diversificato. Solamente la rigida politica di segretezza, di fatto, ha impedito la reale percezione dell’entità e delle caratteristiche dell’armamento a disposizione, mezzo di deterrenza ultima. La costruzione di armamenti atomici, di fatto, ha impedito la distruzione di Israele da parte araba, consentendo, invece, specialmente durante il periodo del mandato del Primo Ministro Menachem Begin, la realizzazione di politiche espansioniste e di compellence, derivanti dall’esistenza dello strumento nucleare. Il sogno della grande Israele, vagheggiato dal Premier del Likud, di fatto è stato sostituito dalla prospettiva di un Israele potenza egemone ed in fase espansionista, in grado di fronteggiare l’Unione Sovietica ed imporre una pressione notevole sulle Amministrazioni statunitensi. L’efficacia del deterrente nucleare, quindi, è stata duplice, a livello strategico e militare ha eliminato, almeno a medio termine, il rischio di un confronto convenzionale totale col fronte arabo, a livello politico, invece, ha permesso ad Israele di fruire di un peso politico ben maggiore di quello realmente esprimibile dal piccolo Stato ebraico. L’impresa atomica ha rappresentato un volano tecnico e scientifico fondamentale, costituendo l’innesco per la ricerca e lo sviluppo tecnologico-militare, che ha portato le aziende e le istituzioni israeliane a primeggiare nei settori dell’Hi Tech, nelle tecnologie elettroniche ed informatiche e nella ricerca applicata. Le ricadute in tali settori, a loro volta, sono risultate ulteriori elementi per implementare le strategie militari, con la particolare enfasi per l’approccio indiretto, la velocità operativa, la sorpresa e l’offensiva, finalizzate alla salvaguardia del fattore umano e del terreno. L’elemento atomico, quindi, pur non potendo influenzare i fattori demografici e delle risorse materiali, ha permesso un’accelerazione nello sviluppo israeliano, concretizzando quell’ombrello di sicurezza, pensato da Ben Gurion alla fine degli anni ’40, realizzazione ultima del periodo sionista di nation building israeliano. L’arsenale non convenzionale ha originato un insieme di conseguenze, positive, che si sono riverberate sul fronte arabo opposto, limitando le spinte conflittuali delle masse, data la consapevolezza dell’èlite circa l’esistenza dell’opzione finale ebraica. In tal senso, il monopolio nucleare di Israele ha causato l’attenuazione delle tensioni esistenti nel mondo arabo fra le diverse componenti conservatrici e rivoluzionarie, wahabite e laiche, fra sciiti e sunniti e fra arabi e non arabi, giacché, proprio l’esistenza di un conflitto irrisolto tuttavia non risolvibile militarmente, ha costituito un elemento di coesione e di legittimità per governi autoritari, apparentemente portatori di interessi comuni ma, in realtà, profondamente divisi. La prospettiva di una rottura del monopolio israeliano definita dal progetto nucleare iraniano, sconvolgerebbe la situazione e lo status quo, di fatto, riaprendo i contrasti interni alla compagine islamica, con il rischio di una nuova corsa regionale agli armamenti, non solo convenzionale ma anche nucleari. Il pericolo sciita sembra abbia cementato la frammentata monarchia saudita, il cui attivismo non si è solo rivelato in campo religioso, con l’opera di proselitismo dei missionari wahabiti, ma anche in campo politico con le pressioni sul Libano e la Siria, tese e contenere l’espansionismo iraniano. Per Israele, esistenziale o meno, un Iran nucleare rappresenterebbe una sfida di notevole livello, in cui il rischio di un’azione militare diretta sembra essere costantemente presente, mentre il rischio di una reciproca deterrenza nucleare è oggetto di continua analisi e valutazione da parte dei vertici politici e militari. La situazione appare complessa e dinamica, il deterrente israeliano rischia di dover uscire dall’ombra e, conseguentemente, la dottrina nucleare parrebbe in evoluzione verso il modello interazionale tipico del confronto bipolare delle Grandi Potenze, con tutti i rischi connessi a situazioni apparentemente eguali, ma storicamente, culturalmente e politicamente differenti. Per il momento, l’evoluzione strategica sembra delineare la formazione di una triade nucleare e di capacità sia di deterrenza by punishment che di warfighting, nondimeno, attesa la mancanza di politiche nucleari aperte ed ufficiali, le ipotesi possono essere smentite in qualsiasi momento. Geopoliticamente la situazione israeliana appare fluida; demograficamente il rischio di bilanciamento fra popolazione araba ed ebraica introduce un elemento di pericolo, cui la separazione fisica (barriera), le politiche di incentivazione dell’immigrazione ebraica, con la contestuale ricerca di comunità dimenticate nel mondo o di passata ebraizzazione, sembrano parzialmente funzionare. Il nodo irrisolto della definizione di Israele quale Stato ebraico e democratico, infatti, rappresenta l’elemento fondamentale, in un contrasto fra visioni di Israele quale fortezza od Israele quale punto di unione fra mondo occidentale ed orientale. Le politiche di discriminazione della popolazione araba israeliana, inoltre, paiono alimentare un nuovo focolaio di tensione, in cui la disuguaglianza socio-economica può collegarsi a spinte fondamentaliste e nazionaliste, in entrambi gli schieramenti
PhD cycle: XXIII Ciclo
PhD programme: SCUOLA DI DOTTORATO DI RICERCA IN SCIENZE DELL'UOMO, DEL TERRITORIO E DELLA SOCIETA'
Description: 2009/2010
Keywords: geopolitica israeliana
strategia israeliana
deterrenza nucleare
strategia nucleare
relazioni Israele Stati Uniti
demografia
nucleare iraniano
proliferazione nucleare
Main language of document: it
Type: Tesi di dottorato
Doctoral Thesis
Scientific-educational field: M-GGR/02 GEOGRAFIA ECONOMICO-POLITICA
NBN: urn:nbn:it:units-8978
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