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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/4399

Title: Da 'Kairos' a Occasio: un percorso tra letteratura e iconografia
Authors: Mattiacci, Silvia
Issue Date: 2011
Publisher: EUT Edizioni Università di Trieste
Citation: Silvia Mattiacci, "Da 'Kairos' a 'Occasio': un percorso tra letteratura e iconografia", in Lucio Cristante e Simona Ravalico (a cura di): “Il calamo della memoria. Riuso di testi e mestiere letterario nella tarda antichità. IV”, Trieste, EUT Edizioni Università di Trieste, 2011, pp. 127-154.
Series/Report no.: Polymnia : studi di filologia classica
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Abstract: L’articolo propone una storia del motivo di 'Kairos' nella letteratura e nell’arte grecoromana da quando, nel IV secolo, Lisippo crea la sua famosa statua, fino alla trasformazione del soggetto allegorico maschile nell’immagine femminile di 'Occasio'. Il percorso è estremamente complesso, perché ignoriamo ancora quali fossero tutte le caratteristiche dell’opera lisippea, i dettagli del modello iconografico che egli aveva creato. Muovendosi tra materiale letterario e iconografico, l’analisi si focalizza soprattutto sull’epigramma che Ausonio dedica ad 'Occasio' (epigr. 12 Green), sui suoi legami con la tradizione epigrammatica greca (Posidipp. APl 275) e con la rivisitazione del motivo in ambito romano (soprattutto Phaedr. 5,8). Dall’analisi emerge come l’audace tentativo di Fedro di tradurre la statica immagine di 'Kairos' nell’azione conflittuale della favola influisca sull’originale riscrittura ausoniana del testo di Posidippo: l’epigramma tardoantico condivide, infatti, con l’apologo fedriano la forte valenza morale e il dinamismo della descrizione, il suo sciogliersi in azione con coinvolgimento in essa dello spettatore-lettore. I dati raccolti ci autorizzano, infine, a ipotizzare che l’immagine di 'Occasio e Paenitentia' descritta da Ausonio sia essenzialmente frutto di un elaborato 'remake' letterario, che lascia poco spazio all’ipotesi di un’'ekphrasis' fondata su autopsia di un’opera realmente esistita (anche se non si esclude l’influsso di suggestioni iconografiche liberamente associate e finalizzate a una costruzione poetica originale). Tuttavia sarà proprio l’‘autopsia’ dell’ekphrasis ausoniana ad ispirare – in una sorta di continua circolarità arte-letteratura – un affresco mantovano della scuola del Mantegna della fine del XV secolo. Chiude il saggio la ricognizione di ulteriori testimonianze relative alla fortuna del nuovo paradigma ausoniano in ambito iconografico e letterario tra XV e XVI secolo.
This article presents a history of the motive 'Kairos' in Greco-Roman literature and art from the time when Lysippus created his famous statue in the 4th century up to the transformation of the allegorical male subject into the feminine image 'Occasio'. This is an extremely complex matter, as we do not yet know all the characteristics of Lisippus’ work or the details of the iconographic model he had created. Based on both literary and iconographic material, this analysis focuses mainly on the epigram that Ausonius dedicated to 'Occasio' (epigr. 12 Green), its ties to the Greek epigrammatic tradition (Posidipp. APl 275) and the re-elaboration of the motive by the Romans (above all, Phaedr. 5,8). From this analysis we see how Phaedrus’ bold attempt to introduce the static image of 'Kairos' into the conflictual action of the fable influences Ausonius’ original rewriting of Posidippus’ text. Indeed, Ausonius’ epigram shares the strong moral import of Phaedrus’ apologue, its descriptive dynamism and the resolution in action that involves the spectator-reader. Finally, our findings allow us to conjecture that the image of 'Occasio' and Paenitentia described by Ausonius is essentially the fruit of an elaborate literary remake. This would leave little room for the supposition of an ekphrasis - XII - founded on the autopsy of a work that really existed (even if the influence of freely associated iconographic suggestions aiming at an original poetic creation cannot be excluded). Nonetheless, it was precisely this ‘autopsy’ of Ausonius’ ekphrasis that was to inspire – in a sort of circular continuum between art and literature – a late 15th-century fresco of the school of Mantegna in Mantua. The article ends with an examination of further documentation concerning the fortune of the new Ausonian paradigm in the iconography and literature of the 15th and 16th centuries.
URI: http://hdl.handle.net/10077/4399
ISBN: 978-88-8303-319-3
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