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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/4450

Title: Narrazioni contese. Pratiche e dispositivi di (auto)rappresentazione nelle scritture italiane della migrazione
Authors: Mengozzi, Chiara
Supervisor/Tutor: Adamo, Sergia
Issue Date: 21-Apr-2011
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: La tesi esplora e analizza problematicamente un insieme vasto ed eterogeneo di scritture afferenti a quel fenomeno che viene correntemente definito “letteratura italiana della migrazione”, etichetta adottata per indicare quella produzione i/le cui autori/trici, pur scegliendo come lingua di espressione l’italiano, non hanno (di solito) questo come lingua madre e sono inoltre variamente determinati/e nelle loro pratiche di scrittura dall’esperienza dell’emigrazione/immigrazione. Il percorso proposto si articola in tre tappe. Nella prima parte, intitolata Contesti, uno degli obiettivi è quello di ripensare la nascita della produzione letteraria degli/delle immigrati/e alla luce del contesto sociale, politico e culturale dell’Italia degli ultimi decenni. La posta in gioco della questione “immigrazione” percepita e rappresentata progressivamente nei termini di un’urgenza nazionale fa sì che si metta moto intorno a essa un “dispositivo” discorsivo, da intendersi in senso foucaultiano, all’interno del quale giocano un ruolo cruciale i rappresentanti delle istituzioni, gli operatori dell’informazione e gli specialisti nelle sedi del discorso giuridico, massmediatico e scientifico. Si forniscono inoltre le coordinate necessarie per comprendere, da un lato, l’estensione del fenomeno in questi vent’anni e, dall’altro, tutti i problemi relativi alla circoscrizione del corpus, per la definizione del quale è necessario guardare al rapporto tra produzione, ricezione e circolazione e al funzionamento della piccola e grande editoria italiana. La seconda parte di questa ricerca, intitolata Teorie, esprime la necessità di fare il punto sulla situazione attuale degli studi, dalle prime proposte di lettura del fenomeno elaborate all’inizio degli anni Novanta fino a oggi. Innanzitutto si intende mettere in luce la progettualità che accompagna lo sviluppo e la promozione di questa letteratura. Si propone inoltre un’analisi decostruttiva delle teorie che sono state messe in campo per parlare di questa produzione. La critica negli anni ha sperimentato diversi approcci e denominazioni. Si è parlato per esempio di letteratura nascente, emergente, italofona, minore, creola, ibrida, meticcia, interculturale, multiculturale, postcoloniale, afroitaliana, eccentrica, nomade, della migrazione, migrante, dell’immigrazione, ecc. Ciascuna categora implica paradigmi diversi che vengono analizzati nel corso della ricerca, valutandone la portata, il senso dei loro limiti e gli effetti di (auto)legittimazione che da essi la critica ricava per autorizzare contemporaneamente se stessa e il proprio campo di studi. Questa prospettiva metacritica si conclude con una proposta di lettura trasversale alle diverse etichette e ai diversi approcci presentati attraverso le nozioni di World Literature e di “impegno”. La terza parte, intitolata Percorsi di lettura, cerca di far interagire tra loro numerosi racconti e narrazioni della migrazione approdando implicitamente a un canone di riferimento, tramite una chiave di lettura incentrata sulle diverse forme e strategie di rappresentazione di sé in questa letteratura che pare essere pervasivamente connotata da pratiche (auto)biografiche o “eterobiografiche”. Il termine (auto)biografia deve essere inteso non tanto come genere letterario consacrato nella tradizione letteraria occidentale ma come un complesso di tecniche di (auto)-rappresentazione del soggetto all’interno di forme e di generi letterari diversi, come un insieme variegato di pratiche attraverso le quali i soggetti (“migranti”) tentano di accedere alla possibilità di “dare conto di sé”. Attraverso numerose analisi testuali, si dimostra che l’accesso alla “voce” di chi per definizione sembra escluso dal discorso pubblico non è esente da contraddizioni ed equivoci e il “discorso autobiografico”, considerato sia in sede di produzione sia in quella della ricezione indotta dai paratesti, rappresenta una sorta di cartina al tornasole per farli affiorare. È tuttavia possibile rintracciare in alcuni testi la messa in scena parodica delle griglie di pensiero e delle cornici attraverso cui si costruisce l’io autobiografico e la narrazione di sé. Ed è proprio per mostrare le pratiche di resistenza sperimentate da alcuni/e autori/trici che gli ultimi tre paragrafi si concentrano sulla mise en récit della scena interlocutoria all’interno di alcuni testi, letta attraverso le questioni del nome proprio, della stigmatizzazione e delle pratiche traduttive.
PhD cycle: XXIII Ciclo
PhD programme: SCUOLA DI DOTTORATO DI RICERCA IN SCIENZE UMANISTICHE
Description: 2009/2010
Keywords: letteratura della migrazione
autobiografia
cultural studies
traduzione
narrazione
Main language of document: it
Type: Tesi di dottorato
Doctoral Thesis
Scientific-educational field: L-FIL-LET/14 CRITICA LETTERARIA E LETTERATURE COMPARATE
NBN: urn:nbn:it:units-9085
Under Embargo until: 21-Apr-2015
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