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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/4481

Title: Geopolitica della Georgia
Authors: Andriadze, Tea
Supervisor/Tutor: Pagnini, Maria Paola
Issue Date: 29-Apr-2011
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: L’ordine stabilito a Yalta e’ crollato insieme al Muro di Berlino. Con la fine della guerra fredda l’Urss e’ scomparsa, lasciando al suo posto la Russia, ridemensionata al punto da classificarsi nel 2004 in termini PIL a parita’ di potere d’ aquisto al decimo posto mondiale dopo il Brasile. Le sue spese militari in dollari erano pari a 1/23 di quelle del Pentagono (dati di SIPRI). La fine del Bipolarismo ha inaugurato una nuova configurazione: quella Unipolare, con i soli Stati Uniti definiti come “iperpotenza”. Il mondo e’ profondamente mutato, e gli equilibri dell’epoca bipolare sono diventati un ricordo del passato. L' indipendenza delle cinque repubbliche centro-asiatiche (Kazakistan, Kirghisistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan) e delle tre caucasiche (Armenia, Azerbaigian, Georgia) al seguito della dissoluzione dell'Unione Sovietica, ha comportato un completo sconvolgimento dello spazio geopolitico. E’ impossibile non rilevare la straordinaria posizione geopolitica di questi stati. Essi sorgono, infatti, al centro della massa euroasiatica, nel cuore di quella "Terra Centrale" che Halford Mackinder considerava la "chiave" del dominio mondiale, all'incrocio di civiltà millenarie, lungo quella che fu la "Via della seta" e, finalmente, in prossimità del Medio Oriente. I dirigenti di Mosca hanno tardato a valutare in tutta la loro portata i cambiamenti geopolitici del dopo guerra fredda, e in particolare la determinazione di Washington ad approfittare dell’indebolimento dell’influenza russa per rafforzare le sue posizioni strategiche dal Caucaso all’Asia Centrale.La perdita dell’influenza di Mosca e’ iniziata con la Perestrojka, mentre si rafforzavano i movimenti nazionalistici. La nascita di stati indipendenti ha fatto cessare qualsiasi forma di controllo diretto, mentre i blocchi legati ai conflitti acceleravano il crollo dei legami economici. La determinazione della Georgia a sganciarsi al più presto dall’influenza russa e’ anche il risultato della strumentalizzazione da parte di Mosca dei conflitti locali che, fin dai primi anni ‘90 sono continuati (Abkasia, Ossezia del Sud). Mosca non appariva come una risorsa per la risoluzione di questi conflitti; al contrario, ha tentato di utilizzarli per i propri fini. E’ stato, questo, uno dei principali argomenti avanzati dagli americani nel 1997, al momento della creazione del Guam (Georgia, Ucraina, Azerbaijan, Moldavia). Gli Stati Uniti sono incontestabilmente i maggiori protagonisti della ricomposizione dello spazio post-sovietico, con tutta una gamma di interventi: sia trattati bilaterali di cooperazione economica e militare, sia trattati multilaterali, quali il sostegno dato alla creazione di Guam (Georgia, Ucraina, Azerbaijan, Moldavia). Gli attentati dell’11 settembre 2001 forniscono agli Stati Uniti l’occasione per piazzare le proprie pedine nell’ambito ’antiterrorismo” nel cuore dell’area euroasiatica, al fine di garantire la sicurezza degli accessi alle ricchezze petrolifere del Mar Caspio, (in piena collaborazione militare in particolare nel Uzbekistan, Kirgistan, Georgia, Azerbaijan). In Georgia, strategicamente importante per Washington, sono sorte numerose ONG locali, finanziate e sostenute dalle ONG estere e da organismi internazionali. I finanziamenti vanno a programmi di ogni genere, ma sempre con l’imposizione di un modello unico. La strategia di Washington, finalizzata al duraturo indebolimento della Russia nell’ambito del suo spazio tradizionale, viene completata dalle rivoluzioni politiche: in Georgia alla fine dell 2003, in Ucraina alla fine dell 2004. Da allora la percezione delle minacce per la Russia si e’ evoluta sino al punto in cui il potere militare degli USA e della NATO e stato definito come la principale minaccia militare, come affermato da Putin nei suoi discorsi (con la sua affermazione la minaccia missilistica farebbe tornare USA e Russia ai tempi della guerra fredda). Come sappiamo la Sicurezza Energetica e’ priorita assoluta, punto cardine dello sviluppo dello Stato. La dipendenza energetica influenza direttamente la capacita’ di uno Stato di esercitare il suo potere nel campo della sicurezza. Gli Stati importatori sono particolarmente vulnerabili di fronte alla minaccia di una loro interruzione. Il Petrolio e’ protagonista di molte crisi internazionali, ha provocato guerre e alleanze internazionali. La decisione sul trasporto del greggio sui mercati internazionali non solo e’ una priorita’ assoluta, ma riveste una piu’ profonda valenza geopolitica. Molteplici segnali indicano chiaramente la volontà e la determinazione del Cremlino a perseguire un disegno neo-imperiale nelle aree ex-sovietiche dell' "estero vicino". L’essenziale per Putin - Medvedev è mantenere il controllo dell’hard core, ovvero l’unità e centralizzazione dello Stato, la coerenza geo-politica. Oggi ciò che conta per Mosca è rafforzarsi, durare. La scelta unipolare induce le Potenze di rango inferiore ad allearsi tra di esse per contrabilanciare l’egemonia dell’Iperpotenza. La politica di pressione energetica non è una novità: questa, gia’ ideata negli anni ’90, e’stata perfezionata nell’era Putin, il cui piu’ ambizioso sogno e’ quello di controllare l’intero sistema di distribuzione regionale del gas in Europa, secondo il principio seguente: chi controlla le pipeline, controlla l’acquirente/buyer – ed, in qualche misura, il Paese produttore di gas. Così, prima tappa del progetto di Vladimir Vladimirovich è l’Europa, dove Mosca ha stabilito stretti e collaudati legami con alcuni governi (Germania, in primis, il gasdotto sottomarino baltico tra Russia e Germania. gasdotto sottomarino posato nel Mar Baltico che permetterà a Gazprom di portare il gas russo in Germania e nel resto dell’Europa nord-occidentale, forse persino in Gran Bretagna.) e compagnie energetiche per organizzare una grande rete di sicurezza e business. La “Sicurezza energetica” è oggi il servizio più importante che Mosca vuole vendere all’Europa. Tuttavia esiste un ostacolo, la cosiddetta “Nuova Europa” di Rumsfeld: tutta la “Nuova frontiera orientale” della UE e della NATO, dai Paesi Baltici a Polonia, Ucraina, Georgia, è percepita da Mosca come ostile: NATO dell’Est. L’incubo per Mosca e anche il “corridoio” Caspio - Azerbajan – Georgia - Mar Nero – Odessa (Ukraina) (già esiste l’oleodotto Odessa – Brody con possibile estensione fino a Danzica, Mar Baltico) per portare il gas centroasiatico direttamente alla “Nuova Europa”, bypassando la Russia; in prospettiva fino al terminale di Danzica (Mar Baltico, Polonia), dove è possibile liquefare e mandare il gas via mare agli USA; oppure da Brody avviarlo alla commercializzazione regionale via Ucraina e Polonia. Mosca ha percezione della minaccia: già da tempo compagnie occidentali che operano nel Caspio azero e kazako hanno costruito postazioni sulla costa del Mar Nero per favorire i futuri flussi di idrocarburi centro-asiatici verso occidente. Inoltre l’ingresso nella UE di Romania e Bulgaria ha reso attuali i progetti di “corridoi” per portare il gas azero e turkmeno in Europa via Caspio – Caucaso – Turchia – Europa sud-orientale (per esempio il progetto Nabucco), escludendo Mosca. Infine è operativo l’oleodotto BTC (Baku-Tbilisi-Ceyhan), che per ora trasporta solo petrolio azero fino alle coste del Mediterraneo orientale, bypassando i Dardanelli e la Russia. In un non lontano domani si potrebbe realizzare una pipeline sottomarina caspica, in grado di portare anche il greggio kazako di Tengiz, Karatchaganak, Kashagan, sottraendolo alla servitù delle pipeline russe. Di conseguenza per l’intero East-West Energy Corridor ci sono alcune preoccupazioni. I conflitti nel Caucaso: tra Armenia e Azerbaijan rigurdante di Nagorno Karabach e in Georgia (Abkazia e Ossetia del Sud) . A partire dal crollo dell’URSS, la Georgia raggiunta l’ indipendenza, ha dovuto lottare per proteggere la propria integrità territoriale. A causa dei conflitti con le repubbliche separatiste di Abkhazie e Ossezia del Sud, protrattisi fra il 1990 e il 1993, con particolare violenza nel 1992-1993, Tbilisi aveva perduto de facto la sovranità su due territori anche prima della drammatica svolta del 2008, con il conflitto russo-georgiano e il riconoscimento da parte russa dell’indipendenza delle due regioni. Questa guerra possiamo definirla come lo scontro di interessi Russo-Americani. Inoltre , l’evoluzione in senso filo-atlantista della politica georgiana, soprattutto dopo il 2003, e stata la base del grave inasprimento dei rapporti con la Russia, di cui la Georgia dipende in gran parte per l’approvvigionamento energetico. La questione del conflitto russo-georgiano, il problema della sicurezza energetica, quello dell’allargamento della Nato alla Georgia e i conflitti hanno rappresentato i motivi d’interesse principali per l’Unione Europea e per l’Occidente in genere.Tutti i dossier appaiono, al momento molto delicati a causa dell’importanza dei rapporti fra Europa e Russia. Mosca si è fermamente opposta all’integrazione euro-atlantica della Georgia e ai progetti euro-americani di nuovi gasdotti che dall’area del Caspio utilizzerebbe il corridoio transcaucasico e la Turchia per eludere il territorio russo. Cedere alla richieste russe a lasciare Armenia, Azerbaijan e Georgia nell’orbita russa non è un’opzione per l’Europa. Le nazioni piu influenti dell’UE hanno interesse a favorire un alto grado d’integrazione regionale nel Caucaso meridionale e a fare del Caucaso meridionale una zona di trasmissione virtuosa (politica ed economica) fra l’area euro-atlantica, quella nord euroasiatica dominata da Mosca e quella medio-orientale. Per ottenere tale risultato , gli europei dovrebbero favorire la pacificazione completa del conflitto russo-georgiano e di quello azero-armeno per il Nagorno Karabakh, coinvolgere Turchia, Russia e Stati Uniti in negoziati multi-laterali. Senza tale evoluzione si rischiano anni di alta instabilita in un area sempre piu importante per l’Europa e per le relazioni Internazionali. La classe politica Georgiana cerca di far entrare il paese nella NATO e nell’UE dal 1991. E’ vero che la pace e la prosperità sono di cruciale importanza per la stabilita della regione, e per i grandi progetti di East-West Corridor e dell’ Europa in generale. Perciò i paesi dell’ Europa guardano con grande attenzione tutto ciò che succede e succederà in questo Paese, affidabilita dei sistemi e dei regimi. Nell’aprile del 1991 la Georgia proclama l’ indipendenza, è stata il secondo Stato dell’ URSS a chiudere con il regime comunista. La vittoria elettorale della coalizione nazionalista Gamsakhurdia avvenuta il 27 maggio del 1991 ha introdotto il sistema elettorale diretto. Gamsakhurdia viene eletto primo Presidente della Georgia dopo il crollo dell’URSS. Le conseguenze dell’ eredità post sovietica (fallimento nel rilanciare l’economia, inesperienza nella gestione dello Stato) hanno causato un colpo di Stato militare nel 1992, ed il forte nazionalismo ha provocato l’aggravamento della situazione in Abkasia e Osetia del Sud. Nel tentativo di normalizzare la situazione interna del Paese, nel marzo 1992 venne richiamato Eduard Shevardnadze, affinche si assumesse la responsabilita’ di ricoprire la carica provvisoria di Presidente del Consiglio di Stato, grazie ad una delega del consiglio Militare, in attesa dello svolgimento delle nuove elezioni. Nel 1992 diventa Presidente del Parlamento. Nell’ agosto del 1995 il Parlamento approva una nuova Costituzione, e Shevardnadze viene eletto secondo Presidente della Georgia. Nel 2002 il suo governo entra in crisi politico-economica. l’ex -Ministro della Giustizia dello stesso Shevardnadze , leader dell Oposizione Mikehil Saakashvili (fortemente filo Americano) ha guidato il popolo contro i brogli delle elezioni, contro il Presidente Shevardnadze, costringendolo alle dimissioni. “Rivoluzione di velluto” o ”Rivoluzione delle Rose” cosi è stata chiamata la protesta esplosa. Il 4 gennaio del 2004 Saakashvili e’ stato eletto terzo presidente della Georgia. Dopo 3 anni, il suo governo entra in crisi e costringe Saakashvili ad anticipare le elezioni presidenziali al 5 gennaio 2008, e quelle parlamentari nella primavera del 2008. Dopo essere stato eletto con un secondo mandato nel 2008, Shaakashvili e’ stato fortemente contestato dall’opposizione e da parte della popolazione Georgiana per i brogli elettorali. Il governo Saakashvili e’ entrato in grave crisi, soprattutto dopo la guerra russo-georgiana riguardante all’Ossezia del sud dell’ agosto 2008. Nella tesi si pongono varie domande: ci si chiede se le continue turbolenze in Georgia siano conseguenza degli scontri di interessi Geopolitici delle Potenze Esterne oppure l’esito degli scarsi rendimenti politici dei Governi della Georgia. Ci si chiede anche se in questo scenario internazionale, la Georgia potrebbe superare le nuove sfide Geopolitiche. Cosa accadde dopo la caduta dell muro di Berlino in un Paese con una popolazione di circa 4 millioni di abitanti, che si estende per 69.700 km2 , e cosi’ strategico per Washington e Mosca? Quali sono le paure e le aspirazione della popolazione? Qual e’ il mondo visto da Tbilisi? Quali sono le prospettive e gli scenari futuri?
PhD cycle: XXII Ciclo
PhD programme: SCUOLA DI DOTTORATO DI RICERCA IN SCIENZE DELL'UOMO, DEL TERRITORIO E DELLA SOCIETA'
Description: 2009/2010
Keywords: geopolitica
Georgia
Main language of document: it
Type: Tesi di dottorato
Doctoral Thesis
Scientific-educational field: M-GGR/02 GEOGRAFIA ECONOMICO-POLITICA
NBN: urn:nbn:it:units-9120
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