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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/7413

Title: Per una filosofia dell’esercizio: soggetto, tecnica e ascesi nel pensiero di Peter Sloterdijk
Authors: Lucci, Antonio
Supervisor/Tutor: Polidori, Fabio
Issue Date: 21-Mar-2012
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: Il nostro lavoro di tesi è incentrato sulla figura del filosofo tedesco Peter Sloterdijk (Kalrsruhe, 1946), e mira a una ricostruzione del suo pensiero relativamente al tema del “soggetto”, inteso sia come soggetto individuale che come soggetto collettivo, sociale. I sei capitoli di cui il lavoro si compone, dunque, si presentano come una ricostruzione del percorso filosofico sloterdijkiano che porta dalle teorizzazioni sulla costituzione della soggettività singola (in particolare a livello antropogenetico) a quelle sul soggetto collettivo, mostrando sia l’evoluzione del portato dell’autore a livello diacronico, sia in costante confronto con alcuni suoi referenti teorici espliciti. In particolare abbiamo dedicato il capitolo I alla ricostruzione della genealogia sloterdijkiana del soggetto, così come viene esposta dall’Autore nel suo testo Sphären I. In questo capitolo abbiamo cercato di mostrare come il soggetto, nella teoria sloterdijkiana, abbia delle esperienze strutturanti fin dalle sue primigenie fasi prenatali (dunque nel periodo della gestazione). Secondo Sloterdijk ancor prima di nascere il soggetto in fieri (chiamato dall’Autore noggetto, per indicare la sua irriducibilità ai campi sia della soggettività che dell’oggettualità) prova delle esperienze che pre-condizioneranno tutta la sua vita cosciente: l’inclusione nel corpo della madre condivisa con la placenta (che per Sloterdijk è un vero e proprio doppio del soggetto che si sta formando, e che è all’origine di ogni apertura all’alterità), la sospensione nel medium amniotico, i frammenti di comunicazione con la madre. Dopo aver descritto queste esperienze, le fonti da cui Sloterdijk trae queste teorizzazioni, e la portata delle medesime nell’opera dell’autore, abbiamo individuato nel concetto sloterdijkiano di transfert il punto a partire da cui è possibile comprendere come, dalle analisi sul soggetto singolo, Sloterdijk possa passare a quelle sul soggetto collettivo. Abbiamo dunque dedicato il capitolo II all’analisi di questo concetto, che per Sloterdijk rappresenta la tendenza propriamente umana a voler edificare spazi inclusivi che ripetano l’inclusione originaria nella madre. L’analisi del concetto di transfert, di origine psicoanalitica, ci ha permesso di introdurre il tema del problematico rapporto di Sloterdijk con la psicoanalisi, con i suoi autori di riferimento e con i concetti da essa introdotti, di cui il transfert può essere preso ad esempio paradigmatico. Abbiamo di seguito dedicato il capitolo III al tema della tecnica, elemento centrale del pensiero sloterdijkiano. In particolare abbiamo analizzato le tesi dell’Autore sul tema al fine di spiegare il passaggio dai singoli soggetti ai soggetti collettivi. In questo stesso capitolo abbiamo operato due confronti: il primo tra Sloterdijk e Martin Heidegger al fine di comprendere quali prossimità e quali distanze intercorrano tra i due autori sul problema della tecnica, il secondo tra Sloterdijk e Jürgen Habermas al fine di ripercorrere una polemica risalente al 1999 intercorsa tra i due proprio relativamente ai temi della tecnica. Le acquisizioni teoriche di questo capitolo saranno fondamentali per il prosieguo del lavoro, esponendo esse le varie accezioni del termine tecnica nell’impianto di pensiero sloterdijkiano: allotecnica (la tecnica come rottura rispetto al dato naturale e trasformazione impositiva del medesimo), omeotecnica (tecnica come possibilità di “cooperare con le nature”, ossia di attuare procedimenti tecnici che seguano lo stesso modus agendi della natura: dall’agricoltura all’allevamento, fino alle biotecnologie), antropotecnica (divisa in “primaria” e “secondaria”: le antropotecniche primarie sono tutte quelle tecniche, che vanno dalla pedagogia alla politica, che mirano alla plasmazione di un certo “ideale” di uomo; le antropotecniche secondarie sono quelle tecniche che, tramite l’ingegneria genetica, potrebbero permettere una selezione dei caratteri biologici dell’umanità). Nel capitolo IV abbiamo operato il passaggio dall’analisi del pensiero sloterdijkiano precedente al 2009 a quello dischiuso in questa data da Du mußt dein Leben ändern, quella che riteniamo essere un’opera di rottura dell’Autore rispetto alla sua produzione precedente. In questo capitolo abbiamo ritrovato i prodromi delle analisi espresse in quest’opera in alcuni testi precedenti (incentrati sulla filosofia e l’antropologia della religione) e abbiamo esposto la nostra tesi per cui la concezione di antropotecnica espressa da Sloterdijk nel 2009 sia radicalmente diversa da quelle precedenti, a tal punto da meritare l’appellativo di “antropotecnica terziaria”. Il capitolo V è stato dedicato all’esposizione della filosofia sloterdijkiana del “soggetto collettivo”, letta attraverso la categorie antropotecniche maturate nel capitolo precedente. In questo capitolo si sono anche analizzate alcune problematiche riscontrabili nella filosofia “sociale” di Sloterdijk e le si sono argomentate, individuando una tendenza implicita nell’opera dell’Autore, orientata verso il solipsismo soggettivistico, pur muovendo dichiaratamente nella direzione opposta di un allargamento delle antropotecniche “terziarie” ai collettivi umani. Nel capitolo VI abbiamo cercato di trarre le conclusioni di questa tendenza “soggettivistica” riscontrabile nell’opera dello Sloterdijk successivo al 2009, cercando di evidenziarne sia la portata innovativa che i limiti. Il capitolo VI nelle nostre intenzioni agisce da conclusione effettiva del lavoro di tesi, riportando le nostre considerazioni finali sul percorso sloterdijkiano ricostruito, sempre teso tra soggettività singola e soggettività “sociale”, percorso che finisce invece per schiacciarsi sulla proposta di una soggettività singola, forte, anche oltre le intenzioni sloterdijkiane. Nelle Conclusioni del nostro lavoro abbiamo invece proposto un confronto tra Sloterdijk e alcuni pensatori della contemporaneità (Michel Foucault, Arnold Gehlen, Thomas Macho, Giorgio Agamben). Tale confronto, nelle nostre intenzioni, rappresenta una proposta interpretativa del lavoro di Sloterdijk successivo al 2009 alla luce del concetto di ascesi. Mantenendo come focus questo tema abbiamo operato dei confronti tra autori a cui Sloterdijk esplicitamente si rifà (come Michel Foucault o Thomas Macho) o che, più implicitamente (come Arnold Gehlen e Giorgio Agamben), vengono chiamati in causa dalle argomentazioni dell’Autore. Nelle nostre intenzioni queste conclusioni rappresentano la traccia per un lavoro di ricerca futuro che prenda le mosse dal pensiero sloterdijkiano e che si ampli nel confronto con altri filosofi contemporanei che si sono concentrati sul tema dell’ascesi.
PhD cycle: XXIV Ciclo
PhD programme: FILOSOFIA
Description: 2010/2011
Keywords: Sloterdijk, soggetto, collettivi, tecnica, ascesi, esercizio
Main language of document: it
Type: Tesi di dottorato
Doctoral Thesis
Scientific-educational field: M-FIL/01 FILOSOFIA TEORETICA
NBN: urn:nbn:it:units-9148
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