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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/7423

Title: Quotidiane fragilità di attori senza sistema. Soggettività e valori nella definizione dei segni di impoverimento
Authors: Aliotta, Marco Pasquale
Supervisor/Tutor: Cattarinussi, Bernardo
Serra, Rosemary
Issue Date: 21-Mar-2012
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: Il presente lavoro intende sviluppare una riflessione a partire dall’individuazione di due aree tematiche: - la definizione del concetto di impoverimento; - una riflessione attorno ai concetti di soggettività a valori da cui far scaturire la ricerca empirica. A partire dalla scelta del titolo si è voluta mettere in evidenza la progressiva fragilizzazione degli attori sociali nel passaggio dalla modernità societaria (Magatti, 2006) alla seconda modernità (Giddens, 1994), passaggio caratterizzato da un’indefinitezza del sistema sociale nel quale sono inseriti gli stessi attori sociali, indefiniti anch’essi dal punto di vista identitario. Da questo sfondo scaturisce la struttura del presente lavoro, che si compone di due parti: nella prima ci si pone l’obiettivo di andare a definire i concetti di povertà ed impoverimento, operando una contestualizzazione degli stessi ai livelli europeo, italiano e del Friuli Venezia Giulia, regione questa in cui si è svolta l’analisi empirica del presente lavoro; nella seconda parte invece si è sviluppata una riflessione a partire da possibili definizioni teoriche dei concetti di soggettività e valori per poi passare alla costruzione metodologica dell’indagine e all’analisi empirica. Si è partiti dalla domanda di fondo: “quante povertà?”. Da un approccio dicotomico su relativo/assoluto, oggettivo/soggettivo, essere/sentirsi poveri, si è passati attraverso i concetti di vulnerabilità (Levi Strauss 1969, Simmel 1989, Castel 1996), rischio povertà (Giudicini e Pieretti 1988, 1995, Francesconi 2003) per arrivare al concetto di povertà provvisorie o oscillanti (Siza 2009) che è diventato l’assunto di base per la riflessione attorno alle soglie di povertà relativa. Si sono poi presi in considerazione gli studi su quella che si è definita la “povertà del benessere”; Dal consumo vistoso (Veblen 1899) alla teoria della deprivazione relativa (Stouffer 1949), dai concetti di gruppi di appartenenza/riferimento e di funzioni manifeste/latenti (Merton, 1971) ai poveri “consumatori” (Nanni, 2006). Si è poi arrivati a considerare gli studi relativi al concetto di impoverimento, la sua polisemicità, multidimensionalità, processualità, relativizzazione e soggettivizzazione. Il lavoro è proseguito con un confronto tra concetti e misure, cioè con esperienze di applicazione di modelli teorici a sistemi di welfare. Dall’uguaglianza di capacità (Sen 1980) con il lavoro della commissione britannica EHRC all’uguaglianza di opportunità (Arneson 1989, Cohen 1989, Fleurbaey 2005, Roemer 2009) con il Libro Bianco britannico sino alle riflessioni su esclusione/inclusione/coesione sociale (Lenoir 1974, De Hann 1997, Barry 1998, Burchardt 2000, Rovati, 2003, Barca 2009) con le esperienze della Comunità europea in tema di politiche sociali. Si è partiti da questo lavoro sulla letteratura per poter andare a costruire una definizione del concetto di impoverimento. La prima definizione “oggettiva” presa in considerazione è quella di “rischio povertà” e da questa si è costruita la definizione assunta per la tesi e cioè l’impoverimento . Si passa quindi dalla spesa per consumi ai redditi e si assumono le oscillazione, analizzate dalla letteratura, della condizione di impoverimento che colpiscono quelle famiglie che si trovano nella vita a fluttuare attorno alla linea di povertà relativa con un movimento che, più che di scivolamento verso il basso, è appunto ondulatorio tra la condizione di quasi poveri e appena poveri. Definito il concetto di impoverimento, ci si è soffermati sulla contestualizzazione del tema povertà ed impoverimento attraverso il problema degli indicatori e delle fonti per l’analisi. Si è provveduto ad operare un’analisi secondaria relativa alla dimensione europea (Eu-Silc), italiana (Istat, Banca d’Italia, Isae) ed infine del Friuli Venezia Giulia. Per questa ultima analisi si sono considerate le stime nazionali (Istat), il tema dei redditi, dell’esclusione sociale, del rischio povertà, del disagio economico e dell’intensità del lavoro (Eu-Silc), gli utenti e gli interventi dei Servizi Sociale dei Comuni (Regione Friuli Venezia Giulia) e gli utenti e gli interventi dei Centri d’Ascolto Caritas (Osservatorio Caritas FVG). Infine si è provveduto ad analizza gli strumenti messi in campo dalle stesse Caritas del Friuli Venezia Giulia per sostenere le situazioni di impoverimento collegati alla crisi economico-finanziario con una valutazione specifica del progetto di Accompagnamento Economico della Caritas di Trieste. Nella seconda parte del lavoro si è voluto costruire una cornice di riferimento teorico a partire dai concetti di soggettività e valori per poi andare a definire l’oggetto di interessa conoscitivo, la costruzione metodologica dell’indagine ed infine l’analisi empirica.
Obiettivo conoscitivo della ricerca intende essere quello di evidenziare similitudini e differenze nel vissuto quotidiano delle famiglie socialmente inserite, di quelle che sono state definite in una condizione di impoverimento ed infine di quelle che si trovano in situazione di povertà conclamata. In particolare si è cercato di rispondere alla seguente domanda: a parità di condizioni economiche, vi sono differenti percezioni dell'impoverimento, collegate alla sfera della soggettività e, quindi, a reti di relazioni, ad aspetti valoriali, alla partecipazione sociale e più in generale al well being? Lo scopo è stato quindi quello di realizzare uno studio empirico che non si concentrasse solamente sul disagio sociale ma anche sugli aspetti del vissuto quotidiano delle famiglie, allo scopo di poter effettuare utili confronti tra “famiglie della normalità”, famiglie in situazione di difficoltà conclamata e, infine, famiglie che si trovano in situazioni a rischio povertà.. Il confronto tra le varie tipologie di famiglie ha avuto lo scopo di cogliere in modo anticipato i segnali del disagio, del rischio sociale soggettivamente percepito anche tra le famiglie della “normalità”. Per questi motivi, si è privilegiata l’analisi dei “processi dinamici”, cioè l’individuazione di fattori di entrata/uscita nelle situazioni di disagio attraverso analisi che non si limitassero ad una semplice “fotografia” delle varie situazioni patologiche in atto, per poter cogliere alcuni segni di impoverimento, la cui percezione è generalmente diffusa ma che, la ricerca sociologica fatica tuttora a delineare. In quest’ottica si è avuta una particolare attenzione per quei gruppi sociali più vulnerabili. Con l’approccio utilizzato però si è voluto spingersi a sondare non solo gli aspetti economici del problema ma, come detto, soprattutto le dimensioni legate alle reti di relazioni e agli aspetti valoriali e culturali che si è ipotizzato possano incidere nell’attribuzione di significati dell’impoverimento vissuto. Si è voluta quindi predisporre un’analisi delle possibili variabili che incidono significativamente nelle traiettorie biografiche degli individui e che influenzano la capacità/incapacità di fronteggiamento degli stessi nel caso sopravvengono situazioni di vulnerabilità che coinvolgono persone e famiglie le quali, nel volgere di breve tempo, si vedono costrette a ridimensionare il loro tenore di vita, ad affrontare rischi che non pensavano di dover correre, a cercare soluzioni che non erano nemmeno psicologicamente preparate ad affrontare e a rivedere al ribasso i loro progetti futuri. Tutto ciò nel contesto storico legato alla profonda crisi economico-finanziaria che ha colpito diffusamente la società a partire dalla fine del 2008. È risultato interessante indagare questi aspetti delle biografie personali per far emergere, in una dimensione processuale, quella fluidità sociale che, seppur limitata agli strati sociali inferiori, possa individuare processi coesivi in un’ottica di prevenzione e/o accompagnamento sociale rispetto a situazioni conclamate di povertà. Il riferimento territoriale è quello del Friuli Venezia Giulia. Il confronto è stato realizzato tra famiglie prese in carico dai progetti di contrasto della crisi, messi in campo dalle quattro Caritas di Friuli Venezia Giulia e famiglie nella “normalità”. Per operare questa distinzione si è fatto riferimento alle sogli di povertà definite dall’Istat nell’annuale studio sulla povertà in Italia con degli aggiustamenti legati all’inflazione del 2010.
Per la costruzione di una prospettiva teorica si è partiti dal rapporto tra soggettività e ricerca sociale tracciando l’evoluzione che, con riferimento all’individuo come unità di analisi, ha portato a spostare l’asse dalla dimensione strutturale all’approfondimento sulla qualità della vita e quindi agli studi degli anni settanta con la costruzione di indicatori soggettivi sul benessere (self-reported satisfation). Si è dedicato uno spazio alla riflessione su contemporaneità e soggettività partendo dal minimalismo sociologico per poi soffermarsi sul quadro di riferimento adottato nella tesi e che fa riferimento alla nuova prospettiva del costruzionismo umanista (Cesareo e Vaccarini, 2006). Il prospettiva “costruzionista” prende spunto dal costruzionismo sociale (Corcuff 1995) e dal solco tracciato da Simmel, Schutz e dall’interazionismo simbolico con la necessità di non prescindere dall’azione degli individui e dai loro scambi simbolici ma anche da modelli teorici di studiosi che hanno cercato di raccordate approcci sistemici con sociologie dell’azione e dell’interazione sociale (Elias 1988, Giddens 1991, Bordieu 1995). Il logica “umanista” nasce dall’idea che l’essere umano partecipa alla costruzione della realtà sociale non come individuo ma come persona. Si passa quindi dall’astrattezza intesa come astrazione dal contesto relazionale di riferimento, considerato nella sua generalità, all’unicità data dalla storia e dai legami sociali che connettono le storie degli uomini. Infatti, per quanto si riconoscono contesti socio-culturali che trascendono l’essere umano, le sue condotte non sono mai prevedibili. Il costruzionismo umanista riconosce quindi alla persona una potenziale capacità di liberarsi dai condizionamenti dei contesti stessi. Dal un punto di vista di storicizzazione di tale pensiero, ci si riferisce al 1971, anno in cui esce Una teoria della giustizia di Rawls con la sua forte impronta liberista a cui si contrappose il pensiero dei cosiddetti communitarians (Mac Intyre 1988, Sandel 1994, Etzioni1998). Due concezioni differenti di uomo sono alla base di questi due approcci: da un lato un’idea atomista e astratta e dall’altro di un sé fortemente contestualizzato. Anche se negli anni le posizioni si “ammorbidirono”, una sintesi equilibrata di questi due approcci fu portata avanti da Charles Taylor a partire dal suo Le radici dell’Io (1993), in cui traccia una prospettiva etico-politica, centrata sul tema dell’identità. Due sono i cardini di tale riflessione: l’autonomia di scelta e la responsabilità che si traducono sul piano dell’operativizzazione in soggettività e significatività esistenziale. La prima si compone di tre elementi: riflessività, autonomia di scelta e originalità; la seconda fa riferimento ad un’identità realizzata che trascende dalla routine quotidiana attraverso un quadro di riferimento valoriale con cui l’essere umano giudica se stesso e gli altri. Collegato a questo, si sono presi a riferimento i “classici” della sociologia e le riflessioni attorno al concetto di valore. Ed è proprio questo complesso quadro di riferimento valoriale a costituire il frame nella costruzione dell’indagine oggetto di questo lavoro.
Rispetto alla ricerca empirico, le cui linee generali di indirizzo si sono già delineate sopra, ci si è posti i seguenti obiettivi conoscitivi: - analizzare le caratteristiche strutturali degli intervistati partendo da una ridefinizione delle soglie di povertà dell’Istat, tenendo conto delle variazioni collegate ad aspetti inflattivi ed individuando nella fascia gravitante attorno alla soglia di povertà relativa la “soglia di impoverimento”; - sondare alcuni aspetti collegati all’utilizzo del credito al consumo e i rischi connessi ad un suo utilizzo non aderente alla reale capacità economica di quanti ne fanno uso. Si è analizzata anche la percezione di rischio causato da eventi imprevisti e le possibili reti di contrasto attivabili. Inoltre si è costruito un indice, denominato di rischio insolvenza, che, mettendo in relazione i dati economici relativi a redditi e finanziamenti con una serie di indicatori di rischio, ha cercato di individuare delle soglie di pericolosità nella capacità delle famiglie di far fronte agli impegni economici collegati al mondo dei finanziamenti; - rispetto ai percorsi biografici non collegati ai bisogni collegati al disagio ma al normale svolgimento della vita quotidiana, si è analizzato il capitale relazionale delle persone intervistate, rispetto alla rete primaria, a quella secondaria e ai tempi di vita. L’obiettivo è stato quello di individuare, incrociando queste informazioni con le soglie di povertà, possibili affioramenti di dinamiche di disagio che possano lasciare prefigurare possibili sviluppi in direzione dell’impoverimento se non proprio della povertà e dell’esclusione sociale; - si è voluto analizzare il vissuto delle persone intervistate rispetto alla dimensione spirituale, legata ad una propria fede. L’obiettivo è stato quello di misurare l’influenza che un credo religioso possa avere negli stili di vita e di consumo. Per fare ciò si sono incrociati i dati relativi all’uso delle finanziarie e le motivazioni di tale utilizzo; - l’ultima parte del lavoro empirico si è invece soffermato sulla dimensione valoriale. Attraverso l’utilizzo di domande aperte, si sono volute sondare le opinione sul concetto di povertà e ricchezza e si sono ricondotte le risposte a dimensioni afferenti alle categorie dei valori materialistici e post materialistici (Maslow 1973, Inglehart 1983). Anche in questo caso si sono incrociati i dati con le fasce di povertà per comprendere similitudini e differenze all’interno delle differenti soglie.
PhD cycle: XXIV Ciclo
PhD programme: SCUOLA DI DOTTORATO DI RICERCA IN SCIENZE INTEGRATE PER LA SOSTENIBILITA' TERRITORIALE
Description: 2010/2011
Keywords: povertà impoverimento caritas indebitamento
Main language of document: it
Type: Tesi di dottorato
Doctoral Thesis
Scientific-educational field: SPS/07 SOCIOLOGIA GENERALE
NBN: urn:nbn:it:units-9147
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