OpenstarTs >
EUT-Periodici >
Incontri di filologia classica >
04. Incontri triestini di filologia classica (2004-2005) >

Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/951

Title: Il proemio della Corona di Filippo di Tessalonica e la sua funzione programmatica
Authors: Magnelli, Enrico
Keywords: Filippo di Tessalonica
epigrammi
antologia palatina
Philip of Thessalonica
epigrams
Issue Date: 22-Aug-2006
Series/Report no.: Polymnia. Studi di Filologia Classica 6
Abstract: Tutto il proemio di Filippo di Tessalonica al suo Στέφανος – l’antologia di epigrammi da lui curata intorno alla metà del I sec. d.C. ad imitazione, e col medesimo titolo, di quella allestita da Meleagro circa centocinquant’anni prima - è costruito in un’ottica di emulazione, e in parte anche di netta contrapposizione, nei confronti di quello di Meleagro: diversi elementi – alcuni già noti al dibattito scientifico, altri sinora trascurati – concordano nell’individuare in AP IV 2 una netta funzione programmatica: Filippo fornisce già nel proemio un esempio di come saranno gli epigrammi degli πλότεροι (v. 6): ricercati, manierati, e soprattutto concisi. I poeti di questa raccolta si esprimono più volte con toni virulentemente anticallimachei ma nell’impostazione fondamentale, ossia nella concezione che hanno del ‘genere’ epigrammatico e delle sue caratteristiche distintive, l’eredità alessandrina si rivela in loro assai forte.
Philip of Thessalonica edited his Στέφανος, an anthology of epigrams, around the mid I century AD, thus imitating the collection that Meleager had produced, with the same title, roughly one hundred and fifty years before. The whole proem to Philip’s Στέφανος is constructed as an aemulatio of Meleager’s first poem, even though somewhere it ostensibly contrasts it: various elements - partly already familiar to the critical debate, partly still to be thoroughly examined - stress a clear programmatic function in AP IV 2. Starting from his proem, Philip provides an example of what the style of the πλότεροι (v. 6) is supposed to be: elaborate and, above all, concise. The poets of this collection speak on several occasions with a virulent anti-Callimacheian tone; but in their overall interpretation of the ‘genre’ and in their detailed use of generic repertoire, they prove to be ‘Alexandrian’ to the utmost.
URI: http://hdl.handle.net/10077/951
ISBN: 88-8303-179-2
Appears in Collections:04. Incontri triestini di filologia classica (2004-2005)

Files in This Item:

File Description SizeFormat
23.pdf123.2 kBAdobe PDFView/Open
View Statistics

Items in DSpace are protected by copyright, with all rights reserved, unless otherwise indicated.