“I disastri della guerra”: i danni al patrimonio artistico e culturale: le problematiche della ricostruzione, la rielaborazione nella memorialistica e nella letteratura
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Browsing “I disastri della guerra”: i danni al patrimonio artistico e culturale: le problematiche della ricostruzione, la rielaborazione nella memorialistica e nella letteratura by Author "Stener, Franco"
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- PublicationCampane per la guerra, campane per la pace(EUT Edizioni Università di Trieste, 2019)Stener, FrancoDurante la prima guerra mondiale, secondo una consolidata tradizione adottata anche da Napoleone, l’Impero austro-ungarico requisì gran parte delle campane dalle sue chiese per supplire alla scarsità di metalli, in cui si trovava, per le esigenze belliche. Con capillare precisione si asportò gran parte delle campane dalla Carniola, Venezia Giulia e Istria senza tener gran conto della loro datazione e del loro pregio artistico, nonostante l’interessamento del soprintendente Anton Gnirs, che ne lasciò testimonianza in un magnifico volume, edito a Vienna nel 1917: “Alte und neue Kirchenglocken”. Spesso i parroci tentarono di sacrificare quelle di maggior pregio, pur di conservare quelle di maggior necessità e meglio conservate. Le varie diocesi, tramite i decanati e le parrocchie, ebbero una lista precisissima e puntuale dei sacri bronzi asportati, corredate dal peso, altezza, data di fusione, iscrizioni e ornamenti, nonostante la corrispondenza in merito fosse in lingua italiana, slovena, croata e all’occorrenza in latino. Egual sorte ma con parametri non del tutto sovrapponibili tocco alle campane asportate dal Friuli e dal Veneto dopo la “rotta di Caporetto” tra il 1917 e il 1918, divenuti “territori di conquista”. Fu una perdita enorme dal punto di vista storico-artistico in questo settore. Per gran parte le campane vennero rifuse a guerra conclusa con il bronzo dei cannoni recuperati; in particolare per il Triveneto e Istria grazie all’impegno del Patriarca di Venezia mons. Giovanni Costantini.
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