02 Archivio delle filosofe 2
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Maddalena Bonelli, Elisa Caldarola, Laura Caponetto, Carlotta Cossutta, Antonella Del Prete, Francesca De Vecchi, Elisa Paganini, Sandra Plastina, Marina Sbisà
Introduzione
Lorenzo Valenti
Diotima di Mantinea (V a.C.?)
Giulia De Cesaris, Caterina Pellò
Perictione (di Atene?) (V a.C.?)
Elena Muceni
Louise Dupin (1706-1799)
Anna Guerini
Harriet Martineau (1802-1876)
Angela Scozzafava
Rachel Pasmanik-Bespaloff (1895-1949)
Elisabetta Cattanei
Sofia Vanni Rovighi (1908-1990)
Daniela De Leo
Simone Weil (1909-1943)
Richard Davies
Gertrude Elizabeth Margaret Anscombe (1919-2001)
Vittorio Morato
Ruth Barcan Marcus (1921 - 2012)
Lorenza Moretti
Carla Lonzi (1931-1982)
Claudia Manzione
Carol Gilligan (1936-)
Stefania Tarantino
Angela Putino (1946-2007)
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- PublicationGertrude Elizabeth Margaret Anscombe (1919-2001)(2024)Davies, RichardGertrude Elizabeth Margaret Anscombe (1919-2001) studia e insegna filosofia alle università di Oxford e Cambridge. Allieva e amica di Ludwig Wittgenstein, cura e traduce in inglese molte delle sue opere rimaste inedite, a partire dalle Ricerche filosofiche (1953), e pubblica diversi lavori ispirati al suo pensiero, tra cui un’introduzione al Tractatus (1958). Il lavoro più influente di Anscombe è senz’altro il volumetto Intention (1956), che fornisce un’analisi, in parte grammaticale ma applicata a casi concreti, delle locuzioni affini a ‘A intende fare x’, ‘A sta facendo x con l’intenzione di fare y’ e ‘A sta facendo x intenzionalmente’. La motivazione dietro a questo sforzo è quella di individuare il senso in cui il Presidente Truman si è reso un criminale di guerra ordinando i bombardamenti atomici sul Giappone nel 1945. Pur non essendo pacifista, Anscombe aveva già applicato le categorie tradizionali della guerra giusta anche all’ingresso dell’Inghilterra nella Seconda Guerra Mondiale (1939). Le sue riflessioni sull’etica trovano espressione complessiva nell’articolo del 1958 La filosofia morale moderna, dove l’autrice liquida la tradizione di pensiero morale dai tempi di Hume e Kant e suggerisce, tra le vie percorribili, un ritorno alle categorie delle virtù così come si trovano nel pensiero di Aristotele. Questo suggerimento ha condotto il mondo anglofono a riflettere nuovamente sull’importanza della nozione di carattere nella valutazione morale delle azioni e delle persone. Oltre a questioni con ricadute direttamente morali, Anscombe si è occupata di questioni esegetiche nella storia della filosofia, a partire da Parmenide, e di problemi di filosofia della mente, come quella dello statuto logico della parola ‘io’, oppure del rapporto tra causalità e determinismo (si veda la sua Prolusione come Professore a Cambridge nel 1971), finendo per mettere in scacco la nozione di causa espressa come una legge di natura della forma ‘ogni volta che si verifica una causa c, ne consegue un effetto e’: interferenze possono infatti essere sempre in agguato.
99 329 - PublicationAngela Putino (1946-2007)(2024)Tarantino, StefaniaTra le più originali femministe italiane nonché raffinata studiosa e lettrice di Spinoza, Simone Weil, Jacques Lacan, Georges Dumézil, Michel Foucault, Marguerite Duras, Ingeborg Bachmann, spicca il nome di Angela Putino. Nata a Napoli, sotto il segno dell’ariete, nel 1946, il suo percorso di vita e di ricerca è stato caratterizzato, sin dai primissimi esordi, da uno sconfinato amore per la vita e per la realtà colta e pensata nella sua bellezza e nella sua tragicità. La sua corporatura esile e sottile non era in contrasto con la trasparenza brillante della sua mente, abitata da colpi di genio e da una lingua tagliente ed eloquente. Proveniente da una famiglia della media borghesia napoletana, aveva scelto di vivere in una casa piena di gatti, circondata da un verde carico di alberi di limone e di camelie e che abbracciava, con lo sguardo, il ventre fecondo del golfo di Napoli. Iscrittasi alla Facoltà di Filosofia, si era laureata con Pietro Piovani all’Università degli studi di Napoli “Federico II”, discutendo una tesi sul pensiero esistenzialista di Karl Jaspers. Il suo impegno teorico non è stato mai separato dalla militanza politica e da una partecipazione attiva ai fermenti culturali ed espressivi che attraversavano la sua città. Dal disagio vissuto dai disoccupati, alle contestazioni sull’aumento continuo del costo della vita, alla critica dell’assetto neoliberale dell’economia fino alle ingiustizie perpetrate sulle donne, sia a livello istituzionale che sociale, Angela Putino era protagonista delle lotte che caratterizzavano il suo presente. Così, aveva preso parte ai movimenti interni al Sessantotto ma senza mai prendere tessere di nessun partito e, solo dieci anni più tardi aderendo a quelli legati al femminismo. In particolare, la lettura di Speculum di Luce Irigaray (1975) e de La Signora del gioco di Luisa Muraro (1976), segnarono profondamente la sua svolta all’insegna del femminismo. Negli anni ‘70 le furono assegnati i primi incarichi all’Università degli studi di Napoli “Federico II” e, in seguito, all’Università degli studi di Salerno dove, prima come ricercatrice e poi come professoressa associata, insegnerà “Bioetica e filosofia del linguaggio e della scienza” fino alla fine della sua vita.
201 296 - PublicationIntroduzione(2024)
;Bonelli, Maddalena ;Caldarola, Elisa ;Caponetto, Laura ;Cossutta, Carlotta ;Del Prete, Antonella ;De Vecchi, Francesca ;Paganini, Elisa ;Plastina, SandraSbisà, MarinaL’Archivio delle filosofe è una pubblicazione scientifica online in forma di enciclopedia che raccoglie voci sulle donne filosofe. Si avvale del patrocinio di SWIP Italia (Società italiana per le donne in filosofia: https://swip-italia.org/).51 684 - PublicationRachel Pasmanik-Bespaloff (1895-1949)(2024)Scozzafava, AngelaRachel Pasmanik-Bespaloff nasce a Nova Zagora (Bulgaria) il 14 maggio 1895 in una colta famiglia ebrea di origini ucraine. Nel 1925 è a Parigi dove avviene l’incontro con Lev Šestov, che segna il suo “risveglio” filosofico «liberandola da ogni pensiero sistematico e preparandola a formulare le proprie domande» ; comincia a frequentare intellettuali di rilievo e a scrivere di filosofia, all’inizio segretamente e di notte , pubblicando in seguito diversi saggi. Nel 1942 deve emigrare negli Stati Uniti a causa della guerra e delle persecuzioni razziste. Muore suicida nel 1949. Tra le sue opere del periodo francese ricordiamo: Su Heidegger. Lettera a Daniel Halévy, la raccolta di saggi Cammini e crocevia e lo scambio epistolare con Daniel Halévy che sarà pubblicato col titolo Sulla Questione ebraica. Inizia anche a scrivere il saggio Sull’Iliade, edito poi nel 1943 negli USA. Negli Stati Uniti lavora su molti autori; tra i suoi scritti indichiamo: La doppia appartenenza (1943), La poesia di Jean Wahl (1945), Riflessioni sull’età classica (1945) e Riflessioni sulla tragedia (1947), A proposito di Che cos’è la letteratura? Di Jean-Paul Sartre. Riflessioni su un’esegesi (1947) e, entrambi postumi, Il mondo del condannato a morte (1950) e L’istante e la libertà in Montaigne (1950). Filosofa “irregolare” , non arruolabile in nessuna corrente, rifiuta consolazioni metafisiche astratte e si muove sempre tra la coscienza dell’opacità dell’esperienza, della durezza del conflitto e della sofferenza che sono nella vita, l’angoscia dello sperimentare il non-senso e il non volersi arrendere, nonostante tutto. Elabora questi temi, in dialogo con intellettuali – filosofi, romanzieri, poeti – a lei contemporanei, con i classici e soprattutto con le Scritture. Sostenitrice dei pensatori dell’esistenza e non degli esistenzialisti (diffida di Sartre, ma è colpita da Camus), i temi della libertà e della morte sono al centro dei suoi interessi, ma lo sono al di fuori della dimensione immanente in cui i due pensatori francesi li avevano inseriti. Fortissima è l’attenzione al pensiero etico che ritiene vicino a quello tragico, tornato alla ribalta nelle “tempeste” della storia, pensiero strettamente legato alla libertà giacché mostra «allo stesso tempo la prova in cui la libertà si afferma e la trappola in cui inciampa» . In questa visione realistica e dolente appaiono, nonostante tutto, sprazzi di luce. All’istante creatore, in cui l’eternità si condensa e che si esprime attraverso la poesia, l’arte e soprattutto la musica «capace di astrarre dal caos una libertà e una legge» , Rachel affida il respiro della libertà e della resistenza ostinata contro la Necessità. Nelle pagine che seguono cercherò di illustrare questi temi con riferimento ad alcune delle sue opere.
130 138 - PublicationSofia Vanni Rovighi (1908-1990)(2024)Cattanei, ElisabettaVanni Rovighi, Sofia (Croara, San Lazzaro di Savena [Bo], 28.09.1908-Bologna, 10.06.1990) è stata una storica della filosofia e filosofa italiana, la cui attività di ricerca e di insegnamento si intreccia al ruolo scientifico e culturale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore fondata da Agostino Gemelli nel 1921, dove si iscrive alla Facoltà di Filosofia nel 1926. Laureatasi nel 1930 discutendo una tesi su L’immortalità dell’anima in Duns Scoto con Amato Masnovo, S.V.R. si inserisce nell’alveo della Neoscolastica, anche in funzione antigentiliana, ma non manca di manifestare un suo profilo teorico ben definito, che fa tutt’uno con il suo ethos di docente. Sulla scia di Masnovo, immette nell’impianto aristotelico-tomista della Neoscolastica europea – alla quale aderisce con piena padronanza delle sue fonti tomistiche e più in generale medievali – una vena platonico-agostiniana, che si alimenta del confronto critico con importanti correnti sia della filosofia moderna (in particolare il pensiero kantiano), sia di quella contemporanea (in particolare la Fenomenologia di Husserl). Nelle Istituzioni di Filosofia (Brescia, La Scuola, 1982; Brescia, Morcelliana, 2022) – scritte come libro di testo per l’omonimo corso libero da lei tenuto già fuori ruolo negli anni 1978-82 – S.V.R. preferisce alla definizione aristotelica della filosofia come ricerca delle cause prime quella di «ricerca della giustificazione razionale delle valutazioni morali» (ivi, p. 13). Nelle differenti filosofie, che si succedono nel corso dei secoli, scorre la philosophia perennis quale «cercar di vedere come stanno le cose» (ibid.) di fronte a giudizi morali contrastanti e possibilità di azione opposte (il “problema della vita”), il che significa, in una prospettiva realistica mai abbandonata: cercare la verità. «Se uno poi» – osserva l’A. – «dicesse: ma perché giustificare razionalmente le valutazioni morali? Le valutazioni si impongono con la forza. Risponderei che l’esercizio della forza, del potere, cerca sempre di giustificarsi […]. Questo implica il riconoscimento che il dar ragione delle proprie valutazioni è radicato nell’uomo; che l’uomo è naturalmente filosofo […]: se vogliamo chiamare opzione il preferire la ragione alla forza, il cercar di vedere e far vedere, dirò che questa opzione sta alla base della filosofia. Ma sta anche alla base di un comportamento che possa chiamarsi umano» (ivi, pp. 14-15).
124 471 - PublicationCarol Gilligan (1936-)(2024)Manzione, ClaudiaIl presente profilo si propone di esaminare la vita, le opere e il pensiero della psicologa e femminista statunitense Carol Gilligan (1936-), ponendo in evidenza il modo in cui ella ha rivoluzionato il panorama della psicologia dello sviluppo e della filosofia morale, sfidando l’idea tradizionale secondo cui le voci delle donne e delle ragazze potessero essere trascurate nella formazione delle teorie morali. Ponendosi in maniera critica nei confronti del lavoro degli psicologi Lawrence Kohlberg ed Erik Erikson, ha sostenuto che le bambine e le giovani donne potevano essere portatrici di elementi di notevole interesse per il modo in cui tutte e tutti – come esseri umani – concepiamo la moralità. Nota per essere l’iniziatrice di quel paradigma morale di matrice femminista conosciuto come Etica della Cura, l’obiettivo di Gilligan – nonostante ella riparta dall’ascolto e dallo studio delle voci delle bambine, delle ragazze e delle giovani donne – non è stato, come pure taluni hanno erroneamente sostenuto, offrire sic et simpliciter una seconda voce per la morale che si declini al femminile. Rifuggendo posizioni di carattere squisitamente essenzialista, l’obiettivo che ha perseguito – come si vuole far emergere da questo profilo – è stato quello di porre la concretezza in luogo dell’astrattezza, la connessione in vece del distacco, la relazione contrariamente all’isolamento al centro della riflessione sulla moralità, delle forme della nostra convivenza e della relazione le/gli une/i con le/gli altre/i. Lungi dall’essere un’etica “femminile”, quella di Gilligan – come ella ha recentemente sostenuto in In a Human Voice – si configura come un’etica dal carattere antipatriarcale e, pertanto, democratica, poiché in grado di parlare alle necessità, ai bisogni e ai cambiamenti del tempo presente, offrendo un approccio in grado di riflettere sulla complessità degli sfondi all’interno dei quali ci situiamo e delle molte relazioni che intrecciamo.
301 505 - PublicationRuth Barcan Marcus (1921 - 2012)(2024)Morato, VittorioRuth Barcan Marcus (New York 1921 - New Haven 2012) può essere considerata come la pioniera degli studi sulla logica modale quantificata, ossia quei sistemi di logica che integrano logica modale proposizionale e teoria della quantificazione. I suoi risultati tecnici, ottenuti già negli anni '40 del '900 e le sue seguenti riflessioni filosofiche sui fondamenti di questi sistemi, a partire dagli anni '60, hanno contribuito enormemente al dibattito sulla filosofia della modalità e hanno costituito una chiara, anche se non sempre adeguatamente riconosciuta, anticipazione di molti aspetti del dibattito successivo. Esemplari, da questo punto di vista, sono le tesi che Barcan Marcus ha difeso su temi quali la necessità dell’identità, la distinzione tra nominazione e descrizione, la relazione tra necessità ed essenza. Oltre a questioni legate alla modalità, Barcan Marcus ha fornito numerosi contributi anche in altre aree del dibattito filosofico, come la teoria della razionalità – difendendo una concezione non linguistica della credenza e delle sue attribuzioni – e la filosofia morale – difendendo un approccio realista ai dilemmi morali che non ne preveda la dissoluzione.
179 205 - PublicationSimone Weil (1909-1943)(2024)De Leo, DanielaIl pensiero di Simone Weil si inquadra nell’ambito della riflessione fenomenologico-esistenziale. La maggior parte dei suoi lavori ha conosciuto un’edizione soltanto postuma, trattandosi di note e appunti di solito non ordinati in vista della pubblicazione, che si sono facilmente prestati ad un’organizzazione diversificata a seconda dei punti di vista interpretativi dei curatori. Caratteristica questa che non ha mancato, e non manca, di suscitare all’interno di una rilettura critica dei problemi, che qualche autore ha definito di appropriazione. Questi problemi di appropriazione non sono sfuggiti alla stessa Weil che nel suo Pensées sans ordre concernant l’Amour de Dieu, uno degli ultimi sui scritti, composto tra il 1940 e il 1943, fa un esplicito riferimento all’operazione di acquisizione del suo pensiero già avviata e operante. Queste stesse vicende del lascito intellettuale dell’Autrice sono state ricostruite, negli anni Ottanta, in relazione ai Cahiers, da Giancarlo Gaeta. Il problema della manipolazione della riflessione weiliana così aperta e volutamente frammentata si è in parte risolto con l’edizione del corpus weiliano criticamente costituito. La tessitura narrativa sottesa a questi scritti presenta la trama di un intreccio di eventi storici in cui si gioca il significato dell’esistenza umana, perennemente in bilico tra l’abisso dell’orrore del male, l’atrocità del nazismo e l’inquieta ricerca di una trascendenza. Da questa lettura della condizione umana Simone rintraccia delle categorie interpretative che tengono insieme, in un sinolo, conoscere e agire politicamente e ne tracciano la direzione del procedere, nel monito morale, per conferire un senso agli eventi e non passivamente subirli. L’essere umano, per la Nostra, deve interpretare gli eventi e rendersene conto, in tal modo, attiva il processo storico, quale processo progressivo e non cumulativo, in cui, attraverso contaminazioni, innesti, dialoghi, scontri e incontri, abita il mondo multipolare. Il pensiero di Simone Weil può essere, dunque, inquadrato in una proiezione etica, chiasmaticamente intrecciata ad una valutazione politica, il tutto si snoda nel simbolico di una intentio narrativa, specificatamente femminile, polarizzata verso la cura. Ascetica, incontrollabile, indomabile, Simone Weil si nutriva liberamente delle parole dei contadini e degli operai e della lettura dei suoi classici, dimenticandosi, a volte, di nutrirsi di cibo. L’obiettiva difficoltà di porre la Weil su differenti assi filosofici (rivolti a individuare l’ascendenza filosofica o politico-sociale, mistico-religiosa o ebraica, quella esercitata dallo gnosticismo o dal peso culturale della filosofia classica greca, sempre in continuo dialogo con altri pensatori contemporanei) ha dato luogo ad un’ampia e diversificata corrente di studi critici. Pensò e agì spesso controcorrente e con una stupefacente capacità di anticipare le svolte e i bisogni spirituali del nostro secolo in cui ci sono filosofi/e che attraversano il tempo e altri/e che possiamo definire “scomodi/e”, che penetrano il tempo forandolo in una tensione utopica che anima il presente, con l’attesa del futuro, e immerge il futuro nella carne viva del presente. Simone Weil appartiene, per intero, a quest’ultimo gruppo, in quanto la sua filosofia in azione è un magistero non relegato all’interno di un’aula, ma è un’eco risonante di genialità educativa e profetica.
122 337 - PublicationDiotima di Mantinea (V a.C.?)(2024)Valenti, Lorenzo“Diotima” è il nome di una delle figure più affascinanti ed enigmatiche del Simposio di Platone, il nome di una sapiente donna di Mantinea che istruì Socrate nelle “questioni d’amore” (τὰ ἐρωτικά). È il filosofo stesso a raccontare di come ella abbia ritardato di dieci anni l’arrivo della peste ad Atene, facendo compiere certi sacrifici ai suoi abitanti: per la maggior parte della critica si tratta di un riferimento alla peste del 430 a.C., cosa che permetterebbe di collocare Diotima nella città dell’Attica all’epoca in cui Socrate aveva circa trent’anni. Questo episodio, unitamente al tipico linguaggio oracolare da lei impiegato, fa ipotizzare ai più che ella fosse una sacerdotessa, benché non sia mai esplicitamente definita tale. Socrate racconta di come ella abbia confutato le sue errate opinioni in merito a Eros, mostrandogli come quest’ultimo abbia natura intermedia: esso – insegna Diotima – è un demone, né bello né brutto, né buono né cattivo, né mortale né immortale. È filosofo, perché non è né sapiente né ignorante, ma appunto qualcosa nel mezzo (μεταξύ), alla ricerca di un sapere che non può mai ottenere del tutto. Eros è tendenza a possedere il bene per sempre al fine di essere felici, e si realizza tramite il parto, sia fisico che spirituale: generare figli, comporre opere poetiche, amministrare una città ed educare i giovani sono tutti modi di partorire e lasciare una continuazione di sé, tendendo così all’immortalità. A Diotima si deve il magnifico racconto della nascita di questo demone dall’unione di Poros e Penia, nonché l’esposizione della celebre scala amoris, un percorso iniziatico a tappe che porta dall’amore per i corpi alla contemplazione e conoscenza del bello-in-sé (αὐτὸ τὸ καλόν), l’ultimo gradino dell’ascensione; colui che raggiungerà questa vetta sarà «se mai lo fu altro uomo, egli pure immortale» (212a6-7). L’esistenza storica di Diotima è stata più volte negata, ma questa tesi, benché condivisa da molti autori, non è sempre stata prevalente tra la critica e contro di essa sono state avanzate diverse accuse di infondatezza. Di fatto, non ci sono ragioni definitive né per negare che Diotima sia esistita né per affermarlo. Alle parole della donna di Mantinea sono state attribuite molte e assai differenti interpretazioni, che spaziano dal considerarle un’esposizione di dottrine platoniche al trattarle come del tutto originali rispetto sia a Platone che a Socrate. Si tratta di un dibattito tuttora aperto che coinvolge complesse questioni esegetiche, nonché l’annoso problema dell’attribuzione delle tesi esposte nei dialoghi.
183 1170 - PublicationLouise Dupin (1706-1799)(2024)Muceni, ElenaLouise-Marie-Madeleine Guillaume de Fontaine (Parigi, 1706 - Chenonceaux, 1799), nota come Madame Dupin, è stata una celebre salonnière parigina e l’autrice di diversi scritti di natura filosofica e storica, tutti inediti durante la sua vita, fra cui il trattato Des Femmes (1743-1751) – la più corposa e articolata difesa del genere femminile composta nel XVIII secolo. Figlia illegittima del ricchissimo finanziere Samuel Bernard, Louise de Fontaine non era di estrazione aristocratica; sposò nel 1722 Claude Dupin, con cui diede vita, a partire dal 1732, a uno dei più longevi salons di Parigi, frequentato, fra gli altri, dall’abbé de Saint-Pierre – considerato come il suo “mentore” –, Voltaire, Fontenelle, Mably e Montesquieu. Fu la prima protettrice parigina di Rousseau, che lavorò per lei in qualità di segretario dal 1745 al 1751; per questa ragione molti degli scritti di cui fu autrice recano la calligrafia del Ginevrino. Questi, insieme a Voltaire e ad altri philosophes, figura anche fra i suoi corrispondenti. Di Louise Dupin si conoscono oggi una serie di scritti riconducibili al genere della moralistica, molto praticato nei salons, e due lavori di più ampio respiro, di carattere marcatamente politico, in cui prendono corpo, in diverse forme, un’accorata difesa del genere femminile e una denuncia della condizione di minorità sociale, giuridica e morale della donna nel mondo contemporaneo. Fra questi, il più importante e voluminoso è il trattato Des Femmes (2022), che è stato definito come un’«Enciclopedia del Secondo sesso». La tesi centrale di questo lavoro, che è accompagnato da un importante apparato di studi preparatori (tratti da testi storici, giuridici, scientifici e pedagogici), è che i due generi sono, per natura, uguali, sia sul piano della fisiologia (le somiglianze superando le differenze) che su quello delle capacità intellettuali. Per questo, le discriminazioni sancite dalle leggi e determinate e conservate, sul piano morale, dall’educazione, incarnerebbero un’ingiustizia, di cui l’autrice si propone di rintracciare e spiegare le origini storiche. Rimasta vedova nel 1769, Louise Dupin sopravvisse fino agli anni della Rivoluzione e del Terrore. Morì nel castello di Chenonceau, nella Loira, nel 1799.
120 297 - PublicationCarla Lonzi (1931-1982)(2024)Moretti, LorenzaLa presente voce intende offrire un quadro della vita, delle opere e del pensiero di Carla Lonzi (1931-1982), critica d’arte, scrittrice, poeta e pensatrice attiva nel contesto femminista italiano dal 1970 fino al 1982. Pur tenendo presente come Lonzi non abbia mai accettato la definizione di teorica, né tantomeno di filosofa del femminismo, in questo contributo si tenterà di illuminare gli aspetti della sua riflessione più propriamente filosofici. Ad ogni modo, l’analisi del portato filosofico dei concetti che emergono da una rilettura dell’intera opera di Lonzi proseguirà in modo da non tradire quello stretto legame fra esistenza e pensiero a cui l’autrice ha affidato la verità e il senso del suo femminismo. Lonzi è considerata una delle prime e più importanti teoriche del femminismo italiano: le idee e le pratiche che ha portato avanti, insieme al gruppo di Rivolta Femminile, hanno influenzato largamente le vicende e le autorappresentazioni del femminismo di quegli anni in Italia. Da un punto di vista di elaborazione filosofica, Lonzi si è impegnata nella contestazione di una prospettiva emancipazionista – intesa come la maschera attraverso cui si riconferma l’inferiorità della donna, proponendo il suo ingresso all’interno della società «a titolo di uguaglianza» rispetto a un modello maschile – e nella critica della cultura patriarcale e di quei suoi rappresentanti che non hanno delineato nessuna possibilità di liberazione per la donna dalla sua oppressione materiale, sociale, sessuale e simbolica – come nel caso di Hegel e Freud – o che, se l’hanno fatto, l’hanno concepita come subordinata alla liberazione della parte più economicamente sfruttata dell’umanità maschile, come nel caso di Marx, Engels e Lenin. Pur nella consapevolezza che l’autenticità rappresenta un processo – un «logorare continuamente i legami inconsci col mondo maschile vivendoli e prendendone coscienza» – e non un fine, Lonzi indica in tale momento della «deculturizzazione» una tappa preliminare imprescindibile perché si dia l’autocoscienza. In ultima istanza, attraverso la sua opera e attraverso la sua esistenza, Lonzi offre una testimonianza delle possibilità conoscitive che vengono da un femminismo di tipo autocoscienziale, intendendo con esso il perseguimento di una forma di «contatto vero, mai avuto prima con donne non identificate nella cultura, che però sono alla ricerca di una loro cultura» . Una cultura che sia autonoma rispetto all’ordine simbolico dominante, in cui si produca un soggetto femminile attraverso il “partire da sé” e in cui l’essere donna, da dato materiale, accidentale, si faccia coscienza e mediazione fra sé e il mondo.
147 769 - PublicationHarriet Martineau (1802-1876)(2024)Guerini, AnnaQuesto profilo individua i tratti principali dell’ampia produzione di Harriet Martineau (1802-1876), collocandola nel contesto del liberalismo dell’epoca. Abilissima nel «popolarizzare» e rielaborare le teorie degli economisti politici classici (Smith, Ricardo, Malthus), e nell’identificare le prospettive progressiste dell’epoca, l’autrice inglese è nota per la sua riflessione sul metodo sociologico e per l’impegno per l’abolizione della schiavitù e per i diritti delle donne. Dopo aver ricostruito le tappe principali della sua formazione, i suoi numerosi viaggi e le fasi della sua produzione, il profilo analizza la sua adesione al principio del laissez-faire e la polemica sugli antagonismi tra classi lavoratrici e masters. Nelle Illustrations of Political Economy – 25 racconti destinati a un pubblico non specialista, che la consacrano come studiosa di economia e le assicurano una parziale autonomia – emergono i tratti più conservatori del pensiero di Martineau, guidato da una prospettiva middle-class che, pur consentendole di intercettare e fare proprie alcune istanze progressiste, la porta a rifiutare alcuni elementi di critica sviluppati dai primi movimenti socialisti. In secondo luogo, si approfondisce il suo impegno per i diritti delle donne e degli schiavi, rafforzato dall’incontro con le lotte delle abolizioniste americane durante il viaggio negli Stati Uniti (1834-36). Analizzando la subordinazione femminile, l’autrice ne coglie la dimensione sociale, domestica e giuridica, e articola una prospettiva di emancipazione che va oltre la rivendicazione del diritto di voto. Parallelamente, la sua crescente attenzione per le rivolte coloniali e i movimenti abolizionisti – coronata dal romanzo storico sulla Rivoluzione di Saint-Domingue –, permette di analizzare la sua critica agli effetti morali e sociali della schiavitù e del razzismo. Le considerazioni sull’imperialismo britannico sono altrettanto rilevanti: l’adesione all’idea di «missione civilizzatrice» va di pari passo con l’identificazione delle rivolte di schiavi e colonizzati quale effetto del dominio coloniale. La sua biografia e le sue prese di posizione, quindi, fanno di Martineau un’interprete eccezionale del pensiero liberale inglese, delle sue rigidità e delle sue linee di tensione.
134 183 - PublicationPerictione (di Atene?) (V a.C.?)(2024)
;De Cesaris, GiuliaPellò, CaterinaTra le filosofe del mondo greco antico, Perictione merita particolare attenzione, in quanto è la prima donna a cui vengono attribuiti trattati filosofici di cui sono preservati estratti. Le fonti distinguono almeno due “Perictione”: Perictione di Atene, madre di Platone, e Perictione la pitagorica, autrice di almeno due trattati intitolati Sull’armonia della donna e Sulla sapienza. Il primo testo riguarda le virtù femminili, il secondo la sapienza (sophia) come attività contemplativa, che ci permette di comprendere tutto ciò che è e che ci rende simili al divino. In Sull’armonia, Perictione definisce virtuosa la donna che è dotata di saggezza, temperanza, coraggio e giustizia. Tale pienezza di virtù è detta beneficiare la donna stessa e quanti la circondano. In Sulla sapienza, Perictione sostiene che la natura umana sia fatta per contemplare la totalità degli enti e che la sapienza sia ciò che permette di raggiungere tale fine. Questa tesi è supportata da una classificazione delle scienze dove la sapienza è riconosciuta come la principale attività teoretica di chiunque si dedichi alla filosofia. Questa voce ha due obiettivi: (i) raccogliere le informazioni biografiche legate a Perictione e a una sua possibile associazione con il Pitagorismo; (ii) analizzare le tesi filosofiche dei trattati attribuiti alla filosofa. La voce si conclude con una riflessione sull’importanza di Perictione per la tradizione pitagorico-platonica antica.162 352
