Bollettino dell'Associazione Italiana di Cartografia 181
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Indice / Summary
Teresa Amodio, Silvia Siniscalchi, Daniel Signorelli
Analisi geografica e monitoraggio satellitare: il caso dei comuni alluvionati dell’Emilia-Romagna
Elettra Barbieri
La complessità del territorio restituita dalle fonti catastali ottocentesche. Il caso di Monza
Angelo Besana, Nicola Gabellieri, Federico Gestri, Ettore Sarzotti, Paolo Zatelli
Dal catasto al bosco: uso del suolo, proprietà e driving forces in una comunità alpina tra XIX e XXI secolo
Laura Calcagni, Daria Vagaggini, Daniele Montanaro
Valutazione del danno ambientale: gestione dei dati e strumenti cartografici a supporto
Dora Ceralli, Roberto Bagnaia, Roberta Capogrossi, Lucilla Laureti
I dati di Carta della Natura per la conoscenza e la salvaguardia degli ecosistemi costieri italiani
Rosario De Iulio, Pacifico Cofrancesco
Committenza, produzioni cartografiche e disegnatori delle platee ecclesiastiche nel XVIII sec. nella Valle Telesina, in Campania
Andrea Favretto, Francesca Krasna
Scienza, tecnologia ed economia nelle tecniche di navigazione attraverso i secoli: navigatori “pratici” o cronometri marini?
Andrea Gallo
La poliorcetica come chiave interpretativa dell’India–Middle East– Europe Economic Corridor
Stefano Piastra
Reminiscenze di una fondazione urbana abortita. Sasso di Simone (Sestino, AR) nella cartografia granducale del XVIII secolo
Carla Pampaloni, Angelo Besana, Domenico Sguerso, Valentina Borniotto, Lorenzo Brocada, Enrico Priarone
“Non chiamateci mappamondi!”: un progetto multidisciplinare di studio, documentazione e valorizzazione di un patrimonio culturale geografico-storico
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- PublicationAnalisi geografica e monitoraggio satellitare: il caso dei comuni alluvionati dell’Emilia-Romagna(EUT Edizioni Università di Trieste, 2025)
;Amodio, Teresa ;Siniscalchi, SilviaSignorelli, DanielIl contributo evidenzia le potenzialità del remote sensing nell’analisi geografica, fondate sulla disponibilità di informazioni territoriali aggiornate e dettagliate, relative ad aspetti che le banche dati statistiche di tipo tradizionale non forniscono in modo adeguato. In particolare, nell’ambito delle molteplici ricadute territoriali degli eventi calamitosi, il contributo propone l’uso dei dati satellitari per l’analisi di alcuni comuni alluvionati dell’Emilia-Romagna, quali casi di studio attraverso cui valutare le conseguenze del dissesto idrogeologico sull’integrità dei beni culturali presenti nei territori interessati. Dal punto di vista metodologico le elaborazioni cartografiche sono state realizzate mediante l’utilizzo dell’indice multispettrale NDWI, derivato da informazioni del Programma Copernicus.69 31 - PublicationBollettino dell'Associazione Italiana di Cartografia 181(EUT Edizioni Università di Trieste, 2025)Scopo della rivista è quello di promuovere la ricerca scientifica in ambito cartografico nonché divulgare la cultura cartografica. Non tralasciando le tradizionali metodologie di produzione del formato cartaceo, il focus della rivista è oggi la cartografia digitale, con particolare riferimento alle sue interconnessioni con i GIS e il telerilevamento. La rivista ospita articoli dedicati a tematiche eterogenee, che hanno come comune denominatore la cartografia.
103 293 - PublicationCommittenza, produzioni cartografiche e disegnatori delle platee ecclesiastiche nel XVIII sec. nella Valle Telesina, in Campania(EUT Edizioni Università di Trieste, 2025)
;De Iulio, RosarioCofrancesco, PacificoIn questo lavoro sono state esaminate alcune platee di enti ecclesiastici della Valle Telesina realizzate nel Settecento e messe a confronto con una dell’Ottocento. Si sono mostra¬te le caratteristiche peculiari di una fonte documentale poco studiata per evidenziare come si possano da essa ricavare im¬portanti informazioni sul paesaggio agrario e naturale di aree periferiche del territorio meridionale, che non erano oggetto di censimenti o mappature per quanto riguarda i beni fondia¬ri. Si è mostrato il ruolo centrale delle istituzioni ecclesiasti¬che nell’area considerata come possessore di beni immobili a metà Settecento. Sono state inoltre rilevate le principali ca¬ratteristiche della produzione cartografica allegata alle platee, da cui emergono, malgrado i limitati strumenti a disposizione, le competenze tecniche dei periti agrimensori, figura di primo piano nel panorama sociale del tempo.26 28 - PublicationLa complessità del territorio restituita dalle fonti catastali ottocentesche. Il caso di Monza(EUT Edizioni Università di Trieste, 2025)Barbieri, ElettraIl contributo affronta il tema della memoria sedimentata nei luoghi attraverso l’analisi delle fonti catastali e topono¬mastiche ottocentesche del territorio monzese. L’approccio metodologico assume la chiave del paesaggio nella sua com¬plessità, valorizzando la prospettiva diacronica per integrare percezioni attuali ed eredità storica. La toponomastica, inte¬sa come archivio di storie e relazioni tra comunità e territo¬rio, rivela informazioni utili a ricostruire le trame geo-storiche e a comprenderne le permanenze materiali e immateriali. L’implementazione di una banca dati in ambiente Historical GIS ha consentito di elaborare analisi qualitative e quantitati¬ve sull’uso del suolo e sui designatori territoriali, individuan¬do elementi persistenti del paesaggio agrario ottocentesco. Le ricerche di terreno hanno confermato il valore naturalistico e identitario dei boschetti interpoderali, oggi ri-significati come spazi multifunzionali, hotspot di biodiversità e luoghi di so¬cialità. Lo studio si colloca nell’ambito della redazione della Carta condivisa del paesaggio comunale, strumento a sup¬porto delle scelte di pianificazione paesaggistica del Piano di Governo del Territorio del Comune di Monza, commissionata al Centro studi sul territorio “Lelio Pagani” dell’Università degli studi di Bergamo.
22 21 - PublicationDal catasto al bosco: uso del suolo, proprietà e driving forces in una comunità alpina tra XIX e XXI secolo(EUT Edizioni Università di Trieste, 2025)
;Besana, Angelo ;Gabellieri, Nicola ;Gestri, Federico ;Sarzotti, EttoreZatelli, PaoloLa ricerca geografica ha da tempo riconosciuto l’importan¬za di un approccio di indagine diacronico per identificare le dinamiche di trasformazione dei paesaggi rurali e contribuire alla loro attuale gestione. In risposta all’invito della comuni¬tà scientifica internazionale a investigare le forze motrici (dri¬ving forces) storiche dei cambiamenti del paesaggio alpino, questo studio approfondisce il legame tra la trasformazione del paesaggio boschivo, le forme di proprietà privata e col¬lettiva e le pratiche rurali, esaminando un caso studio locale tramite fonti catastali storiche. La metodologia applicata se¬gue consolidate strategie di analisi delle fonti cartografiche per sviluppare un modello di indagine per l’area trentina, uti¬lizzando a questo proposito la documentazione cartografica e testuale del Catasto fondiario austriaco (1853-1862) per ri¬costruire e analizzare quantitativamente l’uso del suolo e il sistema fondiario ottocenteschi. A tale scopo è stato realiz¬zato un apposito Historical GIS e attraverso il metodo del fil¬traggio cartografico il livello storico è stato confrontato con le carte attuali dell’uso del suolo per identificare le dinami¬che di mutamento e le loro relazioni con le forme di proprietà del suolo. Il dibattito internazionale ha sollecitato ricerche a scala topografica per ampliare la conoscenza degli ambienti locali e affinare le ipotesi interpretative riguardanti le driving forces delle trasformazioni paesaggistiche, viste come espres¬sione dei cambiamenti nelle strutture socio-ecologiche. Con questo articolo si intende contribuire al quadro interpretativo generale, suggerendo la rilevanza delle forme e della distribu¬zione delle proprietà, con particolare riguardo alle forme di gestione collettiva, come elemento determinante delle dina¬miche paesaggistiche.36 30 - PublicationI dati di Carta della Natura per la conoscenza e la salvaguardia degli ecosistemi costieri italiani(EUT Edizioni Università di Trieste, 2025)
;Ceralli, Dora ;Bagnaia, Roberto ;Capogrossi, RobertaLaureti, LucillaLa salvaguardia degli ecosistemi costieri è attualmente una impellente questione ambientale che, per essere affron¬tata in modo efficace, deve basarsi sulla conoscenza dello sta¬to attuale e delle dinamiche in atto attraverso lo studio ed il monitoraggio degli habitat. In questo lavoro viene presentato il contributo che i dati del Sistema Carta della Natura possono dare alla rappresentazione cartografica e alla valutazione eco¬logico-ambientale di questi habitat. Le elaborazioni statisti¬che realizzate hanno consentito interessanti analisi di sintesi sulle varie tipologie di habitat presenti nell’area di studio, con maggior dettaglio sugli habitat esclusivamente costieri per i quali si evidenzia una distribuzione discontinua e frammenta¬ria; la maggior parte di essi sono habitat rari a livello naziona¬le e di elevato Valore e Rischio Ecologico. Molti ricadono in All.1 della Dir. 92/43/CEE ed alcuni in Allegato A della Lista Rossa degli Habitat europei in categoria “Vulnerable” o “Endagered”. Una ulteriore analisi ha permesso di valutare che le aree co-stiere di maggior pregio naturalistico-ambientale ricadono in gran parte in territori attualmente sottoposti a varie forme di protezione, ma che ci sono altre zone che meritano tutela. La individuazione di tali aree rappresenta una indicazione molto utile per orientare nuove proposte di protezione, necessarie al raggiungimento degli obiettivi previsti dalla Strategia Europea sulla Biodiversità per il 2030.47 29 - Publication“Non chiamateci mappamondi!”: un progetto multidisciplinare di studio, documentazione e valorizzazione di un patrimonio culturale geografico-storico(EUT Edizioni Università di Trieste, 2025)
;Pampaloni, Carla ;Besana, Angelo ;Sguerso, Domenico ;Borniotto, Valentina ;Brocada, LorenzoPriarone, EnricoIl presente contributo rende conto delle attività svolte per l’avvio di un progetto di ricerca multidisciplinare dedicato allo studio, al restauro e alla valorizzazione di due globi geografici blaviani della prima metà del Seicento di proprietà dell’Uni¬versità di Genova. L’attività del gruppo di lavoro ha al momen¬to riguardato principalmente il tentativo di ricostruire la loro biografia e di definirne il valore storico-culturale nel conte¬sto degli studi di storia della cartografia ma anche rispetto al patrimonio geo-cartografico della Geografia accademica ge¬novese. Specifica attenzione è stata riservata allo studio dei caratteri artistico-iconografici dei due globi.75 59 - PublicationLa poliorcetica come chiave interpretativa dell’India–Middle East– Europe Economic Corridor(EUT Edizioni Università di Trieste, 2025)Gallo, AndreaNell’attuale competizione geostrategica, le infrastrutture di trasporto transcontinentali si configurano come strumen¬ti decisivi di proiezione di potere. Questo contributo propo¬ne una interpretazione che integri la teoria del Rimland di Spykman con il concetto di “breccia” mutuato dalla poliorce¬tica, trasponendolo all’analisi delle reti globali di connettivi¬tà. In tale prospettiva, la Belt and Road Initiative (BRI) viene concettualizzata come una “fortificazione” multilivello vol¬ta a consolidare l’influenza cinese nell’area d’influenza del Rimland, mentre l’India–Middle East–Europe Corridor (IMEC) viene identificata come la “breccia” strategica che si inserisce in un segmento relativamente meno consolidato, al fine di de¬stabilizzare il sistema intermodale della BRI. La metodologia è elaborata applicando concetti trasposti dall’arte degli assedi, individuando tre diverse fasi per l’indivi¬duazione, la modellizzazione e l’apertura della breccia. Lo stu¬dio evidenzia come l’IMEC sfrutti asimmetrie geopolitiche e in¬frastrutturali per aggirare choke points critici quali Hormuz e Suez, diversificare la connettività indo-europea e contendere l’egemonia logistica della BRI.
33 21 - PublicationReminiscenze di una fondazione urbana abortita. Sasso di Simone (Sestino, AR) nella cartografia granducale del XVIII secolo(EUT Edizioni Università di Trieste, 2025)Piastra, StefanoNel più ampio contesto della politica di Cosimo I tesa a presidiare i confini dapprima dello stato mediceo e poi granducale fondandovi nuovi insediamenti urbani, il 14 lu¬glio 1566 fu posta la prima pietra di un nuovo centro sulla sommità del Sasso di Simone (Sestino, Arezzo), massiccio calcareo posto fra Valtiberina e Montefeltro. L’insediamento, realizzato da Leonardo di Carlo da Nipozzano con il contribu¬to di Battista di Francesco Zani, venne sostanzialmente com¬pletato entro la metà degli anni Settanta del XVI secolo e fu inizialmente limitato ad alcune decine di case, una chiesa, una torre e alcune infrastrutture (una strada di accesso in¬tagliata nell’acrocoro roccioso, una cisterna funzionale alla raccolta delle acque piovane). L’impervia ubicazione som¬mitale ad alta quota (circa 1200 m slm) in un’area ristretta, i grandi costi di manutenzione, il peggioramento climatico connesso alla Piccola Età Glaciale innescatasi in quegli stessi anni (1550-1850 circa) decretarono però un rapido fallimen¬to di questa fondazione, che attorno al 1590 arrivò a conta¬re un centinaio di abitanti, ridottisi a 46 nel 1627. Nel 1673 iniziò il disarmo definitivo della città, la quale, già agli ini¬zi del XVIII secolo, appariva completamente abbandonata. Ciononostante, per quasi tutto il Settecento la fondazione urbana sulla sommità del Sasso di Simone continuò a essere rappresentata nella cartografia del periodo lorenese come esistente e abitata. Le ragioni di questo scollamento tra re¬altà e rappresentazione furono duplici: da un lato, la prassi di elaborare nuova cartografia (in questo caso priva però di finalità pratiche, catastali o militari) basandosi solo su carte precedenti e senza riscontri autoptici sul terreno; dall’altro, un sentimento di fascinazione e di ammirazione per un gran¬de progetto mediceo agli esordi dell’epoca granducale, il quale portò verosimilmente alcuni cartografi ad attualizzare a tutto il XVIII secolo una città da tempo scomparsa, vagheg¬giandone implicitamente un recupero o una riproposizione. Tra i casi più significativi in proposito, il contributo discu¬te le carte prodotte dall’ingegnere militare Odoardo Warren (1749), quelle elaborate da Antonio e Luigi Giachi (1771, 1773, 1780 circa, 1782) e soprattutto quelle di Ferdinando Morozzi (1778) oppure derivate da altri suoi lavori (1774).
23 52 - PublicationScienza, tecnologia ed economia nelle tecniche di navigazione attraverso i secoli: navigatori “pratici” o cronometri marini?(EUT Edizioni Università di Trieste, 2025)
;Favretto, AndreaKrasna, FrancescaIl presente articolo prende lo spunto da una pluricen¬tenaria pubblicazione americana utilizzata in Marina, The American Practical Navigator di Nathaniel Bowditch, per ap¬profondire una suggestiva pagina di storia della navigazione, che riguarda in particolare la determinazione della longitu¬dine in mare aperto. Conoscere la posizione della nave è in¬fatti il primo presupposto per la sicurezza in mare e il pieno controllo della navigazione rappresenta una questione es¬senziale dal punto di vista strategico e geopolitico per una nazione che voglia essere una potenza politico-militare ed economica. La prima edizione del testo di Bowditch risale ad un periodo (inizio del XIX secolo), nel quale l’evoluzione tecnica dei cronometri marini avrebbe potuto (cronologica¬mente), soppiantare la navigazione basata sull’osservazio¬ne del movimento degli astri nella volta celeste. Il testo di Bowditch insegnava invece a ricavare la longitudine in mare proprio con i cosiddetti “metodi celesti”. Esso ebbe un gran¬de successo in Marina (specialmente quella del nuovo mon¬do), tanto da divenire parte della strumentazione considera¬ta indispensabile per la navigazione, al pari della bussola o del sestante. Gli Autori partono da questa apparente incon¬gruenza temporale e si propongono di analizzarla sulla base di elementi storico-geografici ed economici, nonché tecno¬logici. Spesso esiste infatti una certa viscosità nella pronta e completa adozione di strumenti tecnologicamente nuovi; questo fenomeno si verificò anche nel caso del cronometro marino, principalmente per motivazioni economiche. Dopo una breve disamina del problema della longitudi¬ne in mare e dei principali metodi per risolverlo, si presenta l’opera di Bowditch e la sua evoluzione fino ai giorni nostri; l’analisi tecnico-storica del cronometro marino, dai tempi del Longitude Act (1714) ad oggi, permette di evidenziare gli stretti legami e le importanti valenze strategiche, tecnologi¬che ed economiche dei due strumenti, il cui contributo alle scienze della navigazione (e non solo) risulta degno di consi¬derazione e riflessione anche ai nostri giorni.20 50 - PublicationValutazione del danno ambientale: gestione dei dati e strumenti cartografici a supporto(EUT Edizioni Università di Trieste, 2025)
;Calcagni, Laura ;Vagaggini, DariaMontanaro, DanieleLa disciplina del danno ambientale si occupa di valutare e quantificare gli effetti negativi di attività antropiche su risorse naturali e servizi ecosistemici, sulla base di informazioni di di¬versa tipologia provenienti da molteplici fonti (private e istitu¬zionali). Il processo valutativo richiede, pertanto, una gestione efficiente di dati ambientali, territoriali e procedurali e l’uso di strumenti cartografici appropriati a supporto delle analisi. Il presente lavoro illustra le scelte adottate per la realizzazio¬ne del database relazionale del danno ambientale e per l’im¬plementazione di una soluzione GIS per rendere accessibile e rapido l’utilizzo di diverse banche dati territoriali, anche per professionisti senza formazione specifica in cartografia. Tali strumenti sono oggi efficaci per la gestione endoprocedimen¬tale delle valutazioni di danno ambientale e offrono informa¬zioni utili per comprendere il contesto ambientale dei territori interessati; emergono margini futuri di sviluppo realizzabili tramite l’interazione con altri dati e strumenti al fine di ge¬nerare un quadro maggiormente integrato per una gestione efficiente del territorio.21 10
