Bollettino dell'Associazione Italiana di Cartografia 172
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Indice
Giorgia Iovino
Affitti turistici a breve termine nelle città d’arte. La “airificazione” di Napoli e i suoi impatti
Stefano Piastra
I gesuiti e la Cina. La produzione cartografica come problema tecnico e culturale (XVI-XVIII secolo)
Anna Maria Pioletti
La strategia nazionale per le aree interne: il caso della “Bassa Valle in rete”
Teresa Amodio
Una lettura della marginalità attraverso lo spopolamento e l’abbandono nei piccoli comuni
Giancarlo Macchi Janica, Alessandra Tonella
Grande scala e potere: il paradosso della scala 1:1 nelle narrazioni letterarie di Carroll e Borges
Claudio Sossio De Simone
La media valle del fiume Fortore (Campobasso), un caso di destrutturazione e ristrutturazione di un paesaggio d’acqua: variazioni nell’uso del suolo come indicatore di cambiamento
Michele De Chiaro, Chiara Devoti, Paola Guerreschi
Aria, acqua, terra: un impiego immersivo della cartografia storica
Rosalina Grumo
La Carta dei beni culturali come strumento di conoscenza e valorizzazione del patrimonio regionale. Il caso della Puglia
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- PublicationAffitti turistici a breve termine nelle città d’arte. La “airificazione” di Napoli e i suoi impatti(2021)Iovino, GiorgiaIl lavoro indaga il fenomeno dei fitti turistici brevi o short-term rentals (STR) attraverso uno specifico caso di studio riferito a Napoli. Due i principali aspetti analizzati: 1) la spazializzazione del fenomeno Airbnb a scala suburbana; 2) gli impatti che l’offerta di STR produce o, in prospettiva, rischia di produrre nelle diverse aree della città. L’intento è quello di comprendere, al di là della retorica della “condivisione”, come si distribuiscono sul territorio urbano costi e benefici della “airificazione” ed in particolare fino a che punto il turismo collaborativo possa essere sostenibile in una città di periferie come Napoli.
514 1661 - PublicationAria, acqua, terra: un impiego immersivo della cartografia storica(2021)
;De Chiaro, Michele ;Devoti, ChiaraGuerreschi, PaolaLaddove la cartografia storica rappresenta un “geogramma” (Raffestin, 2006), ossia un’immagine codificata e fissata nel tempo, secondo le esigenze e le sensibilità del contesto storico che ne ha imposto il tracciamento, questa rimane però anche il rilevamento di un ben preciso palinsesto territoriale. Proprio lo stratificarsi di segni, parte integrante dell’identità territoriale, autorizza a fare ricorso a processi di georeferenziazione, modellazione e visualizzazione 3D delle carte su supporti informatizzati ottenuti con le più moderne tecniche di rilevamento. Una cartografia storica di altissimo livello qualitativo, raffigurante i territori del Regno di Sardegna in primissima Restaurazione, drappeggiata sul modello digitale del terreno (DTM) della Regione Piemonte, ha offerto la base per una applica-zione di simulazione di volo immersivo lungo lo storico “Naviglio d’Ivrea”.170 429 - PublicationLa Carta dei beni culturali come strumento di conoscenza e valorizzazione del patrimonio regionale. Il caso della Puglia(2021)Grumo, RosalinaIl contributo si inserisce nell’analisi relativa al paesaggio e al pa- trimonio culturale, a scala nazionale, con un focus regionale sulla Puglia. Si tratta di due ambiti che hanno seguito un processo di evo- luzione negli ultimi decenni e che si sono virtuosamente incrocia- ti. Da un lato il paesaggio, a partire dalla Convenzione europea del paesaggio (2000) ad oggi, vent’anni dopo, è stato sempre più visto come espressione di un progetto culturale e politico europeo, teso ad influire sui rapporti tra società e territorio e a proporre nuovi modelli di comportamento, sia per il ruolo dei soggetti pubblici, sia per le azioni di tipo privato, attraverso un’accezione più ampia. Dall’altro, il rapporto tra paesaggio e patrimonio culturale è diventato sempre più vivo sia nella dimensione conoscenza/conservazione (monumen- ti, agglomerati e siti), che nella valorizzazione, rappresentazione e gestione. Il contributo analizza l’esperienza della Puglia in relazio- ne alla valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, in particola- re, attraverso uno strumento di rappresentazione e azione come la Carta dei beni culturali.
169 944 - PublicationI gesuiti e la Cina. La produzione cartografica come problema tecnico e culturale (XVI-XVIII secolo)(2021)Piastra, StefanoA partire dal 1583, in seguito all’insediamento di Michele Ruggieri e Matteo Ricci a Zhaoqing (Guangdong), si inaugurò la stagione dell’incontro tra Oriente e Occidente in età moderna: accanto all’attività missionaria, numerosi gesuiti, in buona parte italiani, introdussero nozioni occidentali nel Celeste Impero e, in concomitanza dei loro rientri, importarono in Europa una conoscenza reale, e non più mitica, della Cina. All’interno di tale flusso culturale caratterizzato da un duplice verso, la produzione cartografica, funzionale a una comprensione razionale e “materialistica” dei territori, rivestì un ruolo preminente. Non a caso, Michele Ruggieri, una volta tornato in Italia, ipotizzò per primo (fine XVI-inizi XVII secolo) di pubblicare un atlante dell’Impero Ming per il pubblico europeo, poi rimasto incompiuto e sotto forma di manoscritto; Matteo Ricci stampò in Cina in più versioni (l’edizione più famosa è la terza, risalente al 1602; le prime due invece non ci sono pervenute) un planisfero con toponimi e testi in mandarino destinato a enorme diffusione, seguito nei decenni successivi da lavori analoghi di Giulio Aleni e Francesco Sambiase; nel 1655 Martino Martini ebbe successo laddove Ruggieri aveva fallito, pubblicando in Olanda un fondamentale atlante del Celeste Impero, da poco passato sotto la Dinastia Qing, in lingua latina, il Novus Atlas Sinensis. La produzione cartografica da parte di gesuiti stanziatisi in Cina o elaborata in Europa su temi cinesi presentò problemi tecnici ed ebbe varie implicazioni culturali. In relazione alla prima situazione sopraesposta, creare carte in mandarino o in lingue europee in Cina da parte di un occidentale, agli esordi della sinologia stessa, rendeva infatti necessario un lavoro in stretta collaborazione con eruditi locali, mettendo in conto frequenti errori linguistici, e l’affidarsi a una tradizione tipografica del tutto diversa. Riguardo alla seconda opzione possibile, stampare un atlante della Cina in Europa poneva questioni circa la traslitterazione della toponomastica o in relazione all’uso della cartografia cinese, reperita dai gesuiti durante i loro soggiorni nel Celeste Impero e spesso obsoleta, come fonte per la propria opera. L’articolo traccerà un bilancio critico riguardo al quadro complesso dei nessi tra i gesuiti, la Cina e la creazione di cartografia, esperienza conclusasi nel primo quarto del XVIII secolo in seguito al bando imperiale della predicazione cristiana in territorio cinese. Si discuteranno inoltre temi epistemologici e interpretativi sullo sfondo di questa produzione, quali il significato e la funzione di mediazione culturale da attribuire alle carte elaborate in tale fase (passi significativi e “incrociati” in proposito, da parte sia di Ricci sia di eruditi cinesi suoi collaboratori, sono presenti nel planisfero ricciano), oppure il loro uso strumentale da parte gesuitica per accreditarsi presso l’elite cinese come uomini dotti, e, sulla base del principio di autorevolezza così ottenuto, favorire indirettamente la propria missione evangelizzatrice.
435 913 - PublicationGrande scala e potere: il paradosso della scala 1:1 nelle narrazioni letterarie di Carroll e Borges(2021)
;Macchi Janica, GiancarloTonella, AlessandraTra i testi letterari più celebri ad aver trattato di cartografia e delle implicazioni ad essa sottese, figura senza dubbio, Del rigor de la ciencia di Jorge Luis Borges. Lo scrittore argentino non è stato di certo il primo ad occuparsi dell’argomento: ben 50 anni prima Lewis Carroll, autore da lui profondamente stimato, aveva infatti inserito nei suoi testi alcune mappe. Una di queste, similmente a quella al centro del racconto di Borges, è descritta come una mappa 1:1, la quale ricopre finalità narrative molto simili. Vi sono alcune osservazioni sostenute da evidenze critiche che permettono di concludere che Borges conoscesse, anche in qualità di studioso, la mappa 1:1 di Carroll. Sicuramente, l’elemento più solido a sostegno di una ipotesi di origine diretta è però la similitudine nella descrizione delle sorti di entrambe le mappe all’interno dei rispettivi racconti. Corrispondenza che si fa ancora meno trascurabile prendendo in considerazione la propensione di Borges alla citazione e alla rielaborazione. Nel discutere di questi due autori, si vuole evidenziare come la perfetta raffigurazione della realtà, attraverso il concretizzarsi di un’irrealizzabile mappa in scala 1:1, rimanga simbolo di un dominio assoluto sul reale, riaffermando con forza la pervasività della rappresentazione cartografica come metafora di potere.609 356 - PublicationUna lettura della marginalità attraverso lo spopolamento e l’abbandono nei piccoli comuni(2021)Amodio, TeresaLa ricerca si inquadra nell’ambito degli studi sulla marginalità che in gran parte della letteratura geografica collegano il paradigma concettuale a dimensioni territoriali ben precise (aree montane, aree interne, aree rurali). I diversi approcci, tuttavia, considerano lo spopolamento come condizione comune di fragilità, causa ed effetto delle espressioni di emarginazione spaziale. Rispetto a questa prospettiva è analizzata la connotazione demografica dei piccoli comuni al fine di mettere in evidenza l’esistenza di una trama territoriale della dispersione, di fatto geograficamente non dicotomica ma ampiamente diffusa e consistente in tutto il Paese. Da un punto di vista degli insediamenti, l’evidente spopolamento, se da un lato ha determinato forme estreme di abbandono, ravvisabili nell’esistenza di numerosi “paesi fantasma”, frazioni di territorio oramai completamente disabitate, dall’altro ha prodotto una costellazione di borghi antichi, in decadimento e a rischio abbandono, rispetto ai quali tuttavia alcune ipotesi di ripopolamento iniziano ad essere avviate. Le azioni volte al recupero e alla valorizzazione ai fini di una nuova residenzialità sono riconducibili a casistiche che sfuggono ad una ricognizione esaustiva oltre che ad una progettualità sovraordinata, top down, di livello nazionale, ma sono affidate all’azione di attori locali e regionali, anche se, recentemente, il tema del ripopolamento dei borghi è stato posto al centro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, a testimonianza della rilevanza del tema
478 2414 - PublicationLa media valle del fiume Fortore (Campobasso), un caso di destrutturazione e ristrutturazione di un paesaggio d’acqua: variazioni nell’uso del suolo come indicatore di cambiamento(2021)Sossio de Simone, ClaudioLa media valle del Fortore può essere definita come un caso di waterscape. Infatti, oltre alla più diffusa idea di ruralità e di spopolamento, il Molise si caratterizzata per la presenza di importanti sistemi idrografici di diversi invasi artificiali. Difatti, nella regione si localizzano tre dighe di una certa ampiezza, tra cui quella di Occhito situata proprio nella media valle del Fortore. La sua realizzazione ha avviato un processo di destrutturazione del paesaggio e al contempo di artificializzazione del sistema fluviale. La ricerca che si propone, di carattere preliminare, vuole descrivere questo processo attraverso lo studio del paesaggio considerando le dinamiche cicliche di abbandoni e di ristrutturazioni. Indagando le variazioni avvenute nell’uso del suolo tra il 1800 e gli anni 2000 ed integrando in un sistema GIS dati noti in bibliografia e informazioni cartografiche, è stato possibile sia cogliere le stratificazioni del paesaggio sia evidenziare la necessità di una diversa gestione e pianificazione territoriale dell’area, caratterizzata da alcune fragilità ambientali. Tali analisi preliminari potranno fornire alcuni spunti per progetti di governace e sviluppo del territorio, in linea con le necessità degli Enti coinvolti nella gestione e funzionamento della diga di Occhito
287 649 - PublicationLa strategia nazionale per le aree interne: il caso della “Bassa Valle in rete”(2021)Pioletti, Anna MariaLa Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) ha lo scopo di favorire la ripresa e lo sviluppo sociale dell’Italia. Si tratta di circa un quarto della popolazione totale e di una porzione di territorio nazionale pari al 60% della superficie. La strategia, attraverso l’utilizzo di fondi comunitari, mira alla messa in campo di interventi rivolti allo sviluppo locale tenendo conto delle strutture e delle risorse esistenti sul territorio dell’area interna. Il caso preso in considerazione riguarda la strategia “Bassa Valle in Rete”, proposta dall'area-pilota “Bassa Valle”, a cui afferisce il comune di Donnas. Tale strategia, che è stata approvata agli inizi del 2018, è articolata in 27 interventi e in prospettiva uno di questi riguarda il recupero e la trasformazione a fini turistici di parte della stazione ferroviaria del Comune di Donnas. Il progetto è volto alla redazione di uno studio di fattibilità economica, supportato dall’ analisi e valutazione del contesto a partire dalla normativa e dalla letteratura in materia, ai fini della trasformazione di parte dei locali della stazione ferroviaria. Nell’analisi progettuale sono state anche prese in considerazione le filiere cognitive e le competenze degli stakeholders del territorio. Parole chiave: Aree interne, Sviluppo locale, Bassa Valle, Montagna
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