“I disastri della guerra”: i danni al patrimonio artistico e culturale: le problematiche della ricostruzione, la rielaborazione nella memorialistica e nella letteratura
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- PublicationAppunti sul nuovo linguaggio monumentale all'indomani della Grande Guerra(EUT Edizioni Università di Trieste, 2019)De Grassi, MassimoNel quadro della definizione delle modalità di racconto dell'esperienza bellica, com'è noto estremamente sfaccettata, si inserisce l'esperienza di un architetto le cui vicende professionali ed esistenziali si pongono come paradigmatiche in un territorio di confine come il goriziano durante la Grande Guerra. Silvano Barich, italianizzato in Baresi durante il periodo fascista, nasce a Castelnuovo d'Istria nel 1884 ma è prima goriziano e poi viennese di formazione: nel 1909 si sposa e si trsferisce a Grado, dove ha modo di frequentare Friedrich Ohmann e consolidare le sue conoscenze nell'ambiente della Secessione viennese. Allo scoppio della prima guerra mondiale, e ben prima dell'intervento italiano, il professionista dà sostanza alle sue idee irredentiste, rruolandosi nell’esercito italiano, mentre la sua famiglia lasciava Grado riparando prima a Feletto Umberto e poi a Milano. Dopo il conflitto Baresi sublimerà il suo patriottismo e la sua partecipazione agli eventi bellici attraverso una fitta serie di disegni, atutt'oggi inediti, in cui immaginava ricordi monumentali, di carattere quasi esclusivamente architettonico e apparentemente estranei a procedure concorsuali. Il tutto eseguito parallelemente a un'attività professionale che lo vedeva impegnato in molti importanti lavori legati alla ricostruzione postbellica, soprattutto in campo ecclesiastico.
201 - PublicationBeni e mali culturali. Le ragioni della tutela(EUT Edizioni Università di Trieste, 2019)Zanmarchi, AlessandroVi sono intime relazioni tra patrimonio culturale, guerra e norme. A ogni livello, le norme si dettano per porre rimedio a un conflitto (già in corso o insorgente). Ed è naturale che anche il diritto dei beni culturali nasca da conflitti. Tra vari soggetti e in ragione di diversi interessi. Quando il bene artistico o storico-identitario è messo in discussione/pericolo o, in parte, è già disperso/distrutto, si rende necessario legiferare, emanare “disposizioni” (per prevenire il male o ripristinare, appunto, il bene). Ciò implica che la legge per il bene diventa anche documento del male, ossia della disarmonia e del conflitto che sono scaturigine della norma. Ma documento del male è anche il “monumento odioso” propriamente detto (il male culturale) ossia la testimonianza materiale di fatti o avvenimenti atroci della storia (edifici, loro frammenti, tracce e segni che - ancorché privi di qualsivoglia valore artistico - conservano e trasmettono la memoria degli avvenimenti). Peraltro, in occasione di guerre e anche meno gravi conflitti, il patrimonio culturale subisce abitualmente, in varie e opposte maniere, strumentalizzazioni con esiti spesso distruttivi. Ciò che resta, è – anche in questo caso – un lacerto, un negativo, lo spazio vuoto lasciato dall'incisione; che testimoniano l'uso (rectius: l'abuso) strumentale dei valori storico-artistici. Comprendere, identificare ed accertare il senso dei beni e dei mali culturali (siano essi oggetti materiali o anche semplicemente “norme”) consente di disciplinare e promuovere le più lungimiranti azioni conservative. Significa capire e trasmettere alle generazioni future le più utili ed espressive fonti di conoscenza. Che saranno da un lato fondamento e sostegno dell'ulteriore sviluppo culturale, dall'altro il freno al ripetersi di fenomeni e comportamenti esecrabili del passato.
234 - PublicationCampane per la guerra, campane per la pace(EUT Edizioni Università di Trieste, 2019)Stener, FrancoDurante la prima guerra mondiale, secondo una consolidata tradizione adottata anche da Napoleone, l’Impero austro-ungarico requisì gran parte delle campane dalle sue chiese per supplire alla scarsità di metalli, in cui si trovava, per le esigenze belliche. Con capillare precisione si asportò gran parte delle campane dalla Carniola, Venezia Giulia e Istria senza tener gran conto della loro datazione e del loro pregio artistico, nonostante l’interessamento del soprintendente Anton Gnirs, che ne lasciò testimonianza in un magnifico volume, edito a Vienna nel 1917: “Alte und neue Kirchenglocken”. Spesso i parroci tentarono di sacrificare quelle di maggior pregio, pur di conservare quelle di maggior necessità e meglio conservate. Le varie diocesi, tramite i decanati e le parrocchie, ebbero una lista precisissima e puntuale dei sacri bronzi asportati, corredate dal peso, altezza, data di fusione, iscrizioni e ornamenti, nonostante la corrispondenza in merito fosse in lingua italiana, slovena, croata e all’occorrenza in latino. Egual sorte ma con parametri non del tutto sovrapponibili tocco alle campane asportate dal Friuli e dal Veneto dopo la “rotta di Caporetto” tra il 1917 e il 1918, divenuti “territori di conquista”. Fu una perdita enorme dal punto di vista storico-artistico in questo settore. Per gran parte le campane vennero rifuse a guerra conclusa con il bronzo dei cannoni recuperati; in particolare per il Triveneto e Istria grazie all’impegno del Patriarca di Venezia mons. Giovanni Costantini.
284 - PublicationLe chiese distrutte nel Goriziano durante la Grande Guerra(EUT Edizioni Università di Trieste, 2019)Plesnicar, MarcoIn corrispondenza al centenario dello scoppio della Grande Guerra, l’associazione / združenje “Concordia et Pax” di Gorizia e Nova Gorica, ha coordinato la realizzazione di un progetto di ricerca dedicato ad un ambito relegato, fino ad oggi, ad una certa marginalizzazione da parte degli studioso, ossia quello inerente alle chiese distrutte, danneggiate nel corso della prima guerra mondiale sul territorio arcidiocesano goriziano e poi ricostruite o restaurate. Nel giugno dell'anno 2016 il progetto è giunto ad una prima fase, allorché è stato attivato un sito web dedicato dal titolo: “Resurgent! Ricostruzioni, restauri ed interventi pubblici a favore delle chiese distrutte del Goriziano”, con l’indirizzo http: www.chiesedistruttegorizia.com. Realizzata grazie al contributo della Fondazione Ca.Ri.Go., in collaborazione con l’Arcidiocesi di Gorizia e gli Archivi di Stato di Gorizia e di Trieste, l'iniziativa è nata perseguendo lo scopo di mettere a disposizione dell’utenza del web – quanto mai vasta e svariata – una banca dati dove fosse possibile ottenere informazioni relative a tutti gli edifici di culto che subirono l’impatto bellico, con particolare attenzione alle cause ed alle entità dei danneggiamenti, oltre che alla descrizione delle vicende che portarono al loro restauro ovvero alla riedificazione, in toto od in parte. Affidata ai due ricercatori Marco Plesnicar ed Ivan Portelli, la ricerca ha prodotto una ventina di schede dedicate rispettivamente a ciascuna chiesa; nel 2018 è stato trasferito su di un server del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, assumendo un nuovo dominio: www.chiesedistruttegorizia.beniculturali.it e, nel contempo, è stato tradotto anche in lingua slovena, grazie all'apporto del prof. Vojko Pavlin.
396 - PublicationDa Studienbibliothek a Biblioteca Governativa: appunti per una storia della Biblioteca statale isontina(EUT Edizioni Università di Trieste, 2019)Menato, MarcoNel contributo viene ricordato il passaggio dell'attuale Biblioteca Statale Isontina dall'amministrazione asburgica a quella italiana, da una biblioteca costruita per le esigenze di cultura e di ricerca dell'istruzione ginnasiale in ambiente linguistico germanico a una biblioteca destinata a un pubblico indifferenziato, che doveva essere soprattutto di lingua e cultura italiana. Si tratta di un transito non solo amministrativo, visto che risente molto del clima politico del primo dopoguerra.
185 - PublicationI disastri della guerra: un'introduzione(EUT Edizioni Università di Trieste, 2019)De Grassi, Massimo
193 - Publication“I disastri della guerra”: i danni al patrimonio artistico e culturale: le problematiche della ricostruzione, la rielaborazione nella memorialistica e nella letteratura(EUT Edizioni Università di Trieste, 2019)
;De Grassi, MassimoCaburlotto, Luca375 - PublicationDon Celso Costantini ad Aquileia "Capitale Spirituale" della prima guerra mondiale(EUT Edizioni Università di Trieste, 2019)Milocco, GiorgioCelso Costantini nacque a Castions di Zoppola il 3.4.1876 e morì il 17.10.1958 a Roma. Qualche settimana dopo il 24 maggio 1915, grazie all’interessamento di Ugo Ojetti , don Celso fu nominato reggente e conservatore della Basilica di Aquileia (1915/1917) in sostituzione di don Giovanni Meizlik, internato in Italia (il 27.6.1915). Il Ministero dell’Istruzione italiano chiese a cinque giorni dall’entrata in Aquileia dei bersaglieri (29.5.1915) al Ministro della Guerra di preservare il patrimonio storico, artistico della cittadina nella speranza di vedere restituite all’Italia anche Trieste, Trento, il Trentino e l’Istria. Ad Aquileia, nel corso della prima occupazione italiana, fu meta di numerose visite da parte di illustri personaggi sia italiani che stranieri. Lo stesso re Vittorio Emanuele III e i membri della Casa Savoia, il “Vate” Gabriele d’Annunzio, generali, parlamentari, giornalisti, scrittori, artisti, delegazioni straniere ecc.. Oltre alla Basilica Patriarcale e sui splendidi ed inediti mosaici (scoperti all’inizio del secolo dall’ingegnere superiore Rodolfo Machnitsch) visitarono il Museo Archeologico dove trovarono ad accoglierli lo stesso suo direttore. Dal 1916 sino al 1917 furono eseguiti alcuni interventi che interessavano la Basilica e il Museo Archeologico. Proseguirono in due riprese la catalogazione dei pezzi archeologici fra cui quello della Basilica, una mappa archeologica e l’elenco (con la l’aiuto di Michele Abramich) degli oggetti trasportati a Vienna. Nel 1916, 1917 con il protrarsi del conflitto italo-austriaco fu chiara la scelta di voler utilizzare la piazza e la Basilica per le ricorrenze, le manifestazioni e le cerimonie religiose.
496 - PublicationFiabe per bambini in guerra(EUT Edizioni Università di Trieste, 2019)Piras, Tiziana«Quando i polli ebbero i denti / e la neve cadde nera / (bimbi state attenti) / c’era allora, c’era… c’era … » così recita l’esergo dei Tre talismani di Guido Gozzano, pubblicato in volume nel 1914. La pubblicazione delle fiabe letterarie non conosce pause né negli anni della prima guerra mondiale né durante il dopoguerra e ciò grazie ad alcune case editrici come la Arnoldo Mondadori (con la famosa collana la «Bibliotechina de La lampada») e la Salani, e grazie a settimanali come il come il «Corriere dei piccoli» . Tra i più noti al grande pubblico sono Guido Gozzano, Sto (Sergio Tofano) ed Emma Perodi, ma sono numerosi gli scrittori che inventano fiabe e novelline per tentare di rasserenare i bambini che vivono il dramma della guerra. Ma quali sono i temi di questa produzione letteraria? Quali sono i personaggi che popolano questo mondo fantastico? E quanto si rifanno ai motivi della tradizione letteraria, a Le piacevoli notti di Giovan Francesco Straparola, o a Lo cunto de li cunti di Giovan Battista Basile?
320 - PublicationIn volo sul Carso della Grande Guerra(EUT Edizioni Università di Trieste, 2019)Cuttini, Roberta"Fotografia aerea e cartografia di guerra sul Carso: un patrimonio per lo studio del paesaggio" L’intervento esplorerà il paesaggio militare del Carso durante la Grande Guerra, attraverso la lettura incrociata di fotografie aeree e cartografie dell’epoca. Il materiale è stato rintracciato attraverso accurate ricerche presso archivi italiani e austriaci. Parte delle immagini che verranno presentate sono ancora inedite e presentano una interessante prospettiva di lettura delle trasformazioni del paesaggio.
419 - PublicationL’eredità della prima guerra mondiale sul paesaggio dell’odierno Friuli Venezia Giulia(EUT Edizioni Università di Trieste, 2019)Zilli, SergioLa Grande Guerra fu, per l’area dell’odierno Friuli Venezia Giulia, davvero grande. Tale aggettivo non vale tanto per la vastità delle distruzioni legate ai combattimenti, che non furono ingenti per il fatto che le battaglie si concentrano in una sottile fascia di territorio che va dal mare Adriatico alle Alpi, quanto per i profondi cambiamenti imposti dal conflitto alla società e quindi al paesaggio. Se prima del 1914 il Friuli e il Litorale Adriatico – Adriatische Kuenstenland erano avviati, seppur con modi e velocità diverse, verso un progresso sociale ed economico, sfruttando le condizioni strutturali dei due Paesi confinanti, dopo l’estate di quell’anno il processo subì un’interruzione ed ebbero inizio le profonde distinzioni e contrapposizioni che sono oggi riassunte nel nome ufficiale della Regione, adottato nel 1948. Il cambiamento rispetto alle condizioni pregresse fu netto e immediato, con effetti sulla costruzione del paesaggio sia per quanto riguarda gli aspetti produttivi sia – e ancor di più – per quanto attiene ai momenti sociali e culturali. Questa situazione ebbe origine e alimento nei limiti della ricostruzione e nella volontà di imporre la nuova appartenenza statale (e la relativa nuova condizione politica) alle popolazioni aggregate allo Stato italiano. Il contributo vuole ragionare sulle fasi e gli aspetti di una pratica che intervenne sul rapporto fra territorio e società modificando in termini definitivi il paesaggio dell’area oggi compresa nei confini del Friuli Venezia Giulia.
361 - PublicationLe macerie oltre la soglia. Le case di Comisso e di Rigoni Stern(EUT Edizioni Università di Trieste, 2019)Del Tedesco, EnzaLo sfollamento, l’abbandono della casa avìta e delle consuetudini della vita domestica, e il ritorno nei paesi resi irriconoscibili dalla devastazione, nelle pagine di Mario Rigoni Stern e di Giovanni Comisso, raccontano un trauma nel divenire della vita del singolo e della comunità. La distruzione del paesaggio antropologico, di un secolare patrimonio culturale identitario, misura la sua portata e ha una estrinseca evidenza nella violazione del luogo domestico. La Prima guerra mondiale, che coinvolge la popolazione come mai prima era accaduto, assume in queste narrazioni il senso di una brutale usurpazione della dimensione più intima dei ricordi e degli affetti.
243 - PublicationI monumenti ai caduti della Grande Guerra nel Friuli Venezia Giulia(EUT Edizioni Università di Trieste, 2019)di Micco, Maria Concetta
169 - PublicationMonumenti contesi. La tutela dei monumenti e i danni di guerra sul confine nord orientale durante la prima guerra mondiale visti da parte austriaca(EUT Edizioni Università di Trieste, 2019)Foramitti, VittorioL’intervento si propone di fornire un quadro sintetico dell’attività di tutela dei monumenti effettuata dalla amministrazione austriaca nel corso della prima guerra mondiale nei territori ora italiani al confine nord-orientale. Nel 1913 viene allestita nel Prater l’Adria Ausstellung, l’ultimo grande parco tematico temporaneo che celebra la marina e l’Adriatico austriaco. Lungo il canale vengono costruite le riproduzioni in scala reale dei principali edifici monumentali delle città dell’Adriatico, come la Ca’ d’oro di Pirano il palazzo dei rettori di Ragusa, il palazzo pretorio di Capodistria. E’ l’ultima celebrazione dell’Adriatico austriaco e della parte meridionale dell’Impero con i suoi monumenti, contesi però fra le diverse nazionalità. Sono gli ultimi anni in cui la Zentral-Kommission für Denkmalpflege si occupa ancora attivamente delle tutela dei monumenti nel territorio del Litorale tramite studi, inventari e restauri. Dal 1915 l’attività sarà piuttosto incentrata sulla spasmodica documentazione del patrimonio monumentale del territorio attraversato dalla guerra, con la pubblicazione di Planiscig Denkmale der Kunst in den südlichen Kriegsgebieten: Isonzo-Ebene, Istrien, Dalmatien, Südtirol nel 1915 e dello stesso con Folnesics Bau- und Kunstdenkmale des Küstenlandes nel 1916. Nei periodici della Commissione centrale, invece, nel corso della guerra verranno pubblicati gli articoli che descrivono i danni subiti dai monumenti, anche con un intervento di Max Dvorák su Duino. Oltre a questo, nel corso della guerra, parallelamente all’attività di tutela svolta dalla amministrazioni italiane, da parte austriaca fu istituito il Kunstschutzgruppe, una unità speciale composta da storici dell’arte che doveva seguire l’esercito e occuparsi della tutela dei monumenti e delle opere d’arte, anche nei territori occupati del Friuli e del Veneto. Dopo la fine della guerra, in diversi testi Clemen, Dvorák e Tietze fra gli altri fecero il bilancio di quanto accaduto e dei danni subiti dai monumenti, all’interno di acceso un dibattito internazionale condizionato dalle reciproche accuse fra le nazioni belligranti.
410 - PublicationI monumenti imperiali nelle terre redente: la damnatio memoriae all'indomani della liberazione(EUT Edizioni Università di Trieste, 2019)Giorio, Maria BeatriceIl mio intervento intende soffermarsi su un argomento finora trattato marginalmente o in modo episodico nello studio dei danni subiti dal patrimonio culturale regionale durante la Prima Guerra Mondiale: la damnatio memoriae dei monumenti e delle effigi austro-ungariche realizzati a cavallo dei due secoli in regione e nelle zone limitrofe dell'Istria, ovvero nel territorio del cosiddetto Künstenland. Con l'arrivo delle truppe italiane nelle zone liberate, la gran parte dei simboli artistici ed iconografici dell'impero venne infatti distrutta, vandalizzata, traslata. Il contributo ricostruirà per prima cosa le ragioni alla base di questa furia iconoclasta, contestualizzandole alla luce delle vicende storiche di quei giorni. Per quanto concerne Trieste, lo sfortunato destino di alcuni monumenti è già stato ampiamente trattato (Monumento all'Arciduca Massimiliano e ad Elisabetta). A questi si aggiungerà la ricognizione di casi meno noti come il Monumento della Dedizione all'Austria e il busto di Sissi nella scuola cittadina a lei dedicata. L'analisi dei monumenti si concentrerà ulteriormente su opere meno note, tutte a carattere celebrativo, inaugurate in zone oggi spesso considerate ai margini, ma all'epoca estremamente importanti per l'Impero, come Pieris, Cormons e alcuni centri dell'Istria. La volontà di ricostruire in modo completo fatti e vicende di questa damnatio memoriae ha dovuto tener conto della penuria di informazioni relative ai monumenti successivamente al loro danneggiamento e/o traslazione. Sfortunatamente per diversi casi restano l'incertezza e informazioni profondamente lacunose.
325 - PublicationIl restauro degli immobili storici nel primo dopoguerra: i soprintendenti Cirilli e Forlati VS le basiliche di Grado, Aquileia e il castello di Gorizia(EUT Edizioni Università di Trieste, 2019)Kuzmin, DiegoEmanata dal Consiglio Superiore per le Antichità e le Belle Arti, presso il Ministero della Pubblica Istruzione, nasce nel 1932 la “Carta del Restauro” italiana con principi mutuati dalla Carta di Atene e integrati da quelli del restauro filologico scientifico di Gustavo Giovannoni (1873-1947), tese alla conservazione del monumento ma anche dell’ambiente che lo circonda, favorendo il mantenimento dello stato di fatto piuttosto che il ripristino di un ipotetico stato originario, pur con l’uso di tecniche moderne. Ancorché i buoni propositi delle teorie condivise in tutto il mondo occidentale, cosa succede in concreto in quel periodo di discussioni nei territori del Litorale Austriaco, divenuto Venezia Giulia dopo il 1919? Della scuola di Sacconi, Guido Cirilli (1871-1954) anconetano, arriva a Trieste nel novembre 1918, nei giorni immediatamente successivi all’armistizio per occuparsi della tutela dei monumenti della Venezia Giulia allo scopo di conferire loro un carattere “più confacente alle tradizioni architettoniche italiane”, come ebbe lui stesso modo di esprimersi riguardo le opere di completamento del Palazzo di Giustizia di Trieste, la cui costruzione era stata iniziata dalle autorità austriache. Ancorché l’Italia nel 1915 fosse entrata in guerra contro l’Austria al fine di liberare terre irredente, queste non potevano che essere abitate da italiani dei quali però, in certe parti dei nuovi territori bisognava cercare e discoprire le tracce anche più recondite della memoria della patria italiana nei recessi della storia, quella più recente dell’epoca romanica e quella più antica di Aquileia, all’epoca di Augusto la capitale della regio X Venetia et Histria. Con Cirilli vengono così tolti tutti gli orpelli che hanno stratificato nei secoli le basiliche di Aquileia e Grado, per togliere l’aura asburgica delle decorazioni rinascimentali e barocche e conferire alla pietra e al mattone messi a vista l’atmosfera dell’epoca romanica.
297 - PublicationLa storia della conservazione dei beni culturali in terre di confine: bilanci e prospettive(EUT Edizioni Università di Trieste, 2019)Fabiani, RossellaNegli ultimi anni sono state pubblicate numerose ricerche sulla conservazione e il restauro del patrimonio artistico nel Friuli Venezia Giulia. Lo studio di tali argomenti ha comportato una particolare attenzione agli aspetti storici, in quanto tra la metà del XIX secolo e il 1918 questo territorio appartenne all’Impero asburgico e al Regno d’Italia: diversi sistemi di tutela, tra i più avanzati in Europa, si confrontarono dalla Zentral Kommission di Vienna alla legislazione italiana. Molte le indagini archivistiche e le analisi della documentazione esistente negli uffici della Soprintendenza che sono state analizzate e interpretate. Nella comunicazione si ricorderanno i lavori portati a termine e i nuovi indirizzi di approfondimento e di metodo del tema.
201 - PublicationTeatri e danni di guerra(EUT Edizioni Università di Trieste, 2019)Quazzolo, PaoloIl primo conflitto mondiale è stato l’ultimo a essere combattuto con tecniche militari di stampo ottocentesco, alle quali tuttavia si sono aggiunte progressivamente nuove tattiche belliche maggiormente invasive e distruttive. Alla guerra in trincea si è affiancata quella combattuta con i primi bombardamenti strategici (ossia aerei) che tuttavia miravano esclusivamente ad affiancare le iniziative di terra condotte dall’esercito tramite una guerra di posizione. Questo ha in parte preservato i beni culturali da danni maggiori e, per quanto riguarda l’architettura teatrale, il fatto curioso è che pochissimi teatri, su tutto il territorio italiano, hanno subìto danni. Ben diversa dalla sorte che sarà riservata agli edifici di spettacolo durante la seconda guerra mondiale, quando numerosissimi teatri subiranno danni ingenti, a partire da quello celebre patito dalla Scala di Milano. La storia dei danni riportati dagli edifici teatrali è legata soprattutto alla sospensione delle attività artistiche, all’utilizzo improprio – spesso curioso – di quegli spazi che, per motivi bellici, furono trasformati in magazzini, e in pochi casi estremi alla loro parziale distruzione che ne ha consentito, anche in tempi rapidi, una pronta riedificazione.
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