in/Tigor 06 Interpretazione ed esperienza giuridica

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“Il diritto vivente è il diritto che, non formulato in proposizioni giuridiche, regola tuttavia la vita sociale”, così Eugen Ehrlich tratteggiando, nel 1913, I fondamenti di sociologia del diritto. Ripercorrendo lo sviluppo delle prospettive antiformaliste presenti nella cultura giuridica italiana del Novecento, dall’idealismo all’ermeneutica giuridica, da certe interpretazioni della giurisprudenza costituzionale alla scuola dell’esperienza giuridica, si giunge sino alla concezione del diritto mite; si ritiene di dover vagliare tali elaborazioni, che, sia pur con intenti ed esiti differenti, ritrovano un punto comune nella negazione dell’esclusività dell’attività legislativa nella produzione del diritto, alla luce di alcuni attuali orientamenti giurisprudenziali, al fine di riconoscere nel diritto vivente il reale momento di ordinamento giuridico della società, riconfermando, anche attraverso l’identità concettuale fra interpretatio e iurisprudentia, l’essere l’attività giurisprudenziale il fondamento ultimo della positività del diritto.

Marco Cossutta dottore di ricerca in Filosofia del Diritto, è professore associato di Filosofia del diritto nell’Università degli Studi di Trieste. Membro del Collegio dei Docenti della Scuola di dottorato in Giurisprudenza con sede amministrativa presso l’Università degli Studi di Padova, è socio fondatore del Cermeg FVG. Autore di numerose pubblicazioni di carattere filosofico-giuridico, è direttore scientifico di “Tigor. Rivista di scienze della comunicazione”. Per le Edizioni Università di Trieste ha pubblicato nel 2011 i volumi Interpretazione ed esperienza giuridica. Sulla critica della concezione meccanicistica dell’attività interpretativa e Interpretazione ed esperienza giuridica. Sulle declinazioni dell’interpretazione giuridica: a partire dall’uso alternativo del diritto.

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    Interpretazione ed esperienza giuridica. Sull’interpretazione creativa nella società pluralista
    (EUT Edizioni Università di Trieste, 2012)
    Cossutta, Marco
    ;
    Cossutta, Marco
    Il diritto vivente è il diritto che, non formulato in proposizioni giuridiche, regola tuttavia la vita sociale”, così Eugen Ehrilich tratteggiando, nel 1913, I fondamenti di sociologia del diritto. Ripercorrendo lo sviluppo delle prospettive antiformaliste presenti nella cultura giuridica italiana del Novecento, dall’idealismo all’ermeneutica giuridica, da certe interpretazioni della giurisprudenza costituzionale alla scuola dell’esperienza giuridica, si giunge sino alla concezione del diritto mite; si ritiene di dover vagliare tali elaborazioni, che, sia pur con intenti ed esiti differenti, ritrovano un punto comune nella negazione dell’esclusività dell’attività legislativa nella produzione del diritto, alla luce di alcuni attuali orientamenti giurisprudenziali, al fine di riconoscere nel diritto vivente il reale momento di ordinamento giuridico della società, riconfermando, anche attraverso l’identità concettuale fra interpretatio e iurisprudentia, l’essere l’attività giurisprudenziale il fondamento ultimo della positività del diritto.
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