La rosa che c’è

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Nove autori raccontano le rose. Dalla botanica all'architettura, dalla filosofia alla cooperazione sociale, dalla storia alla visione politica: i loro sguardi offrono l'inevitabilità della rosa e la sua straordinaria necessità. Suggestioni e grandi numeri, curiosità e cura del dettaglio: dall'estremamente grande -nella visione dinamica dei luoghi e della città- all'estremamente piccolo, nella scelta di una rosa e non di un'altra. Il tutto scandito da poesie del Novecento che parlano di rose, come segnavia per non perderci nella vastità della bellezza. Il luogo che ci viene spalancato si chiama San Giovanni, a Trieste, ed è l'ex Ospedale Psichiatrico. Incarna l'idea stessa -la metafora- di un luogo che sa trasformarsi e riconoscere il proprio valore fisico e storico, restituendocelo come patrimonio collettivo. Il libro custodisce due cuori di immagini: il primo, del fotografo Massimo Gardone, ci fa 'contemplare' le rose; il secondo è un mosaico di frammenti che danno conto della lunga costruzione, della fatica necessaria e dell'urgenza del lavoro. Due cuori che uniscono il contemplare e l'agire, due verbi prossimi agli autori, ma soprattutto alle rose: perché le rose sono fortissime, ma chiedono cura. Come tutte le cose che ci fanno stare bene.

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    La rosa che c’è
    (EUT Edizioni Università di Trieste, 2013)
    RIGONI, PATRIZIA
    ;
    Carena, Giancarlo
    ;
    Girelli, Laura
    ;
    Bassa Poropat, Maria Teresa
    ;
    Luciani, Domenico
    ;
    Giraldi, Matteo
    ;
    Nimis, Pier Luigi
    ;
    Vremec, Vladimir
    ;
    Rotelli, Franco
    Nove autori raccontano le rose. Dalla botanica all'architettura, dalla filosofia alla cooperazione sociale, dalla storia alla visione politica: i loro sguardi offrono l'inevitabilità della rosa e la sua straordinaria necessità. Suggestioni e grandi numeri, curiosità e cura del dettaglio: dall'estremamente grande -nella visione dinamica dei luoghi e della città- all'estremamente piccolo, nella scelta di una rosa e non di un'altra. Il tutto scandito da poesie del Novecento che parlano di rose, come segnavia per non perderci nella vastità della bellezza. Il luogo che ci viene spalancato si chiama San Giovanni, a Trieste, ed è l'ex Ospedale Psichiatrico. Incarna l'idea stessa -la metafora- di un luogo che sa trasformarsi e riconoscere il proprio valore fisico e storico, restituendocelo come patrimonio collettivo. Il libro custodisce due cuori di immagini: il primo, del fotografo Massimo Gardone, ci fa 'contemplare' le rose; il secondo è un mosaico di frammenti che danno conto della lunga costruzione, della fatica necessaria e dell'urgenza del lavoro. Due cuori che uniscono il contemplare e l'agire, due verbi prossimi agli autori, ma soprattutto alle rose: perché le rose sono fortissime, ma chiedono cura. Come tutte le cose che ci fanno stare bene.
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