Nazione, istituzioni, politica

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Quaderni del Dipartimento di Scienze Politiche - N° 4 (2002) Studi politici

Nazione, istituzioni, politica

La presente antologia viene ad occupare, nel panorama attuale dei numerosi readers sul tema della nazione e del nazionalismo, una posizione alquanto atipica. Sino a pochi anni fa, la preoccupazione dominante tra i curatori è stata quella di garantire il massimo grado di rappresentatività interdisciplinare ai testi raccolti. Nel nostro caso, invece, il criterio di selezione si è volutamente limitato ad un'area di studio ben circoscritta: quella dei lavori di carattere quasi esclusivamente socio-politologico. Abbiamo pertanto raccolto un insieme di scritti che, nell'interpretare la variegata fenomenologia dei fatti nazionali, privilegiano ampiamente i fattori politici.

A cura di:
Franco Goio, Daniel Spizzo

Traduzioni a cura di:
Daniel Spizzo

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  • Publication
    Nazione, istituzioni, politica
    (EUT Edizioni Università di Trieste, 2002)
    Goio, Franco
    ;
    Daniel, Spizzo
      827  3397
  • Publication
    La nazione come rappresentazione
    (EUT Edizioni Università di Trieste, 2002)
    Goio, Franco
    Nella letteratura recente sopra la nazione e il nazionalismo appaiono chiari due orientamenti. Il primo consiste nella decisa negazione del carattere oggettivo della nazione; il secondo nella propensione diffusa a concepire la nazione come rappresentazione. Se la nazione è un sentimento o una volontà irriflessa, allora i comportamenti che sono in vari modi orientati a essa sono per definizione non-razionali, e vanno spiegati ricorrendo a una qualche teoria della personalità. Se invece la nazione è una invenzione del pensiero filosofico, si deve per forza pensare che i comportamenti di grandi collettività siano e siano stati per lunghi periodi motivati esclusivamente da un fantasma nato tra le carte di Fichte; siano cioè del tutto irrealistici e quindi, ancora, non-razionali. In ogni caso, oscilliamo tra l'evidente sopravvalutazione del ruolo delle componenti affettive nei comportamenti sociali e l' altrettanto evidente sopravvalutazione degli 'Idealfaktoren' nella loro determinazione. Al contrario, se la nazione è una rappresentazione della realtà, possiamo valutarne il grado di realismo e di razionalità in base alla misura del suo scostamento dalla realtà. In altre parole, non siamo costretti ad ammettere a priori la non razionalità (o il non realismo) dei comportamenti che fanno capo alla nazione. Anzi, siamo in grado di partire da un presupposto di razionalità che solo, per quanto latamente inteso, ci consente di comprenderne il senso e di ricostruirli nella forma del tipo ideale.
      735  1179
  • Publication
    Nazione, democrazia e partiti politici
    (EUT Edizioni Università di Trieste, 2002)
    Spizzo, Daniel
    Il nazionalismo - sia come sistema di credenze che come tipo di azione collettiva - diventa visibile, e pertanto conoscibile, quasi esclusivamente nel periodo critico. Per questo, il teorico della nazione ha sempre un occhio rivolto alla dimensione dell'eccezionalità: l'opinione comune vuole che una buona teoria della nazione debba necessariamente offrire qualche lume sulle dinamiche sociali che portano all'assolutizzazione - in termini valoriali- delle rappresentazioni della nazione nei momenti straordinari. Tali preoccupazioni si sono ripercosse, almeno in sociologia politica, sulle modalità di definire la nazione. Gli esempi che si possono citare sono innumerevoli. Ma un fatto rimane costante: se ci limitiamo alla storia delle democrazie occidentali nel secondo dopoguerra, non possiamo esimerci dal notare che in nessuno dei paesi dell'Europa occidentale si è assistito ad un crollo della democrazia. Come tale, un certo livello di partitizzazione e di divergenza nel mondo dei significati, dei valori e dei principi nazionali non sembra avere esercitato un'influenza particolarmente nefasta sulla tenuta di tali regimi.
      589  1065
  • Publication
    Globalizzazione e denazionalizzazione
    (EUT Edizioni Università di Trieste, 2002)
    Kriesi, Hanspeter
    Oggi, il processo di globalizzazione contemporaneo concerne l'ampliamento, l'approfondimento e l'accelerazione delle interconnessioni globali attraverso i confini esterni. Ciò comporta in primo luogo un allargamento delle relazioni e transazioni militari, politico-amministrative, culturali ed economiche attraverso i confini che gli avvenimenti, le decisioni e le attività che si verificano in una regione del mondo possono risultare significativi per individui e comunità collocati in regioni distanti del globo. In altri termini, il processo contemporaneo di globalizzazione può essere concepito come un processo di "denazionalizzazione" un processo che conduce sia all'indebolimento che alla "disarticolazione" dei confini degli stati nazionali.
      904  2379
  • Publication
    Neoistituzionalismo e nazionalismo
    (EUT Edizioni Università di Trieste, 2002)
    Brubaker, Roger
    Il principio che le nazioni siano ontologicamente reali ispira anche le dottrine più sobrie e meno celebrative. Consideriamo un solo indicatore di questo fatto. Innumerevoli discussioni sullo status nazionale e sul nazionalismo incominciano con la domanda: che cosa è una nazione? La questione non è teoreticamente innocente come sembra: sono proprio i termini in cui è posta a presupporre l'esistenza dell'entità che deve essere definita. La domanda riflette già di per sé stessa la convinzione realista e sostanzialista che "una nazione" è una entità reale di qualche genere, anche se forse di un genere elusivo e difficile da definire. Non dovremmo chiederci "che cos'è una nazione" ma piuttosto: in che modo lo status di nazione, come forma politica e culturale, viene istituzionalizzato nell'ambito degli Stati e tra gli Stati? Come opera la nazione in quanto categoria pratica, come schema di classificazione, come struttura cognitiva? Che cosa conferisce maggiore o minore risonanza o efficacia all'uso di questa categoria da parte degli Stati, o contro gli Stati? In un contesto di etnonazionalismo rampante, la tentazione di adottare una prospettiva centrata sulla nazione è comprensibile. Ma bisognerebbe resistere a una tentazione del genere. Il nazionalismo non è generato dalle nazioni. Esso è prodotto - o meglio, è indotto- da 'campi politici' di particolari tipi mentre le sue dinamiche sono governate dalle proprietà dei campi politici, non dalle proprietà delle collettività.
      755  1018