Civiltà del mare e navigazioni interculturali: sponde d’Europa e l’ “isola” Trieste

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SOMMARIO

Prefazione

Parte prima
Figure e rappresentazioni del mare nel Teatro, nel cinema e nelle arti figurative

Paolo Quazzolo
Il mare nella drammaturgia scandinava.
Il caso della “Signora del mare” di Ibsen

Roberto Nepoti
Fellini e il mare

Massimo De Grassi
Il mare in una stanza: arte e cantieristica navale

Parte seconda
I racconti del mare: archetipi, simboli, immagini e metafore letterarie

Cristina Benussi
Scrittori di mare: alcuni archetipi narrativi del romanzo italiano tra Ottocento e Novecento

Caroline Patey
Sulla costa. Modernismo inglese e paesaggio marino

Laura Scuriatti
Sea changes: the Sea, Art and Storytelling in Shakespeare’s The Tempest, Isak Dinesen’s Tempests and Marina Warner’s Indigo

Roberta Gefter Wondrich
«these heavy sands are language»: the beach as a cultural signifier from Dover Beach to On Chesil Beach

Parte terza
Storia, territorio e urbanistica delle civiltà marittime

Andreina Maahsen-Milan
“The Withdrawn Sea”. Urbanistic Paradigms of the Mediterranean Cities: Role/Meaning/Function”

Sergio Zilli
Tra terra e acqua nel Nord dell’Adriatico. Il caso di Trieste

Cristiana Baldazzi
Il Mediterraneo tra geografia e immaginario: rileggendo Idrisi e i diari di Mu’in Bsisu

Parte quarta
L’isola Trieste fra culture di terra e di mare

Cinzia Ferrini
Per una filosofia hegeliana degli spazi naturali e umani: l’anomalia paradigmatica del “caso” Trieste

Raoul Kirchmayr
Trieste e il Mare. Orientamento, navigazione, pensiero

Bertrand Westphal
Ma il mare bagna Trieste? La città “terraiola”

Pier Aldo Rovatti
Abitare la distanza: l’isola Trieste

Marino Vocci
Forme dell’Alto Adriatico: i sensi opposti del mare

Pagine d’autore

Mahi Binebine
Les Yeux Volés

Details

Nel solco di una ricerca sulle culture del mare in ambito europeo ed extraeuropeo da diversi anni intrapresa a Trieste, questo volume raccoglie i risultati di un nuovo studio progettato e realizzato da alcuni membri del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste, con il contributo di colleghi degli Atenei di Bologna, Milano, Limoges e dello European College of Liberal Arts di Berlino. Le quattro sezioni in cui è strutturato il volume intendono rendere conto dell’intreccio di prospettive che sostanzia ogni riflessione critica sulle diverse forme di espressione delle culture del mare, in un dialogare di competenze e geografie culturali che tocca le sponde d’Europa: il Mare del Nord, la Manica, il Mediterraneo e l’Adriatico. Un “gioco” di sponde che raccorda l’idea di mare aperto, “stretto”, come il fiordo e la Manica, di mare chiuso, sia con le dinamiche storiche della portualità, sia con la presenza, ineludibile, dell’isola come unità del pensiero e del luogo, della forma e dello spazio, punto nodale che raccoglie in tensione le varie maglie di una rete più ampia. Si tratta, allora, di concepire il mare e lo spazio costiero come luogo delle tradizioni e delle contraddizioni, spazio che vive e si trasforma insieme all’identità delle genti che lo abitano. Civiltà del mare è impreziosito, a conclusione delle quattro sezioni, da un breve e intenso racconto inedito in Italia, Les yeux volés, di Mahi Binebine, che pubblichiamo per gentile concessione dell’autore.

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Recent Submissions

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  • Publication
    Fellini e il mare
    (EUT Edizioni Università di Trieste, 2012)
    Nepoti, Roberto
    Il testo riguarda i rapporti di Federico Fellini con i propri sogni, che egli affermava di «tradurre» nelle immagini dei suoi film. Ci si sofferma in particolare sui sogni riguardanti il mare, accennando alle relazioni con l’inconscio e all’amicizia che legò Fellini e lo psicanalista junghiano Ernst Bernhard. Vengono infine elencate le sequenze più significative della filmografia felliniana in cui appare il mare: dai Vitelloni, ambientato nella città natale del regista, Rimini, alla “Strada”, dalla Dolce vita al Casanova, film nei quali la funzione del mare si fa via via più simbolica. Per arrivare alla famosa sequenza del transatlantico Rex in Amarcord e a un film interamente ambientato nell’oceano come E la nave va.
      1164  3516
  • Publication
    Les Yeux Volés
    (EUT Edizioni Università di Trieste, 2012)
    Binebine, Mahi
      896  396
  • Publication
    Forme dell’Alto Adriatico: i sensi opposti del mare
    (EUT Edizioni Università di Trieste, 2012)
    Vocci, Marino
    Il contributo intende mostrare come la lezione che il mare impartisce dal punto di vista ambientalista e dal punto di vista delle tecniche di sfruttamento delle sue risorse contraddice ogni nozione statica, isolata e autonoma di identità. La concorrenza e l’interscambio di ambienti marini diversi per il ciclo di vita del pescato dimostra tutta la artificialità delle frontiere umane. Il microcosmo del golfo di Trieste può così diventare un case study per una svolta culturale della città, ancora impigliata nei suoi nazionalismi passati e presenti e nella giustapposizione di lingue, etnie e religioni. Il recupero della comune civiltà marittima dell’Alto Adriatico e della sua dimensione estetica, a partire dallo scambio di narrazioni circa il proprio rapporto con il mare, è visto come necessario per fare oggi di Trieste il laboratorio di una nuova etica di frontiera.
      1035  1331
  • Publication
    Abitare la distanza: l’isola Trieste
    (EUT Edizioni Università di Trieste, 2012)
    Rovatti, Pier Aldo
    In una riflessione insieme filosofica e autobiografica, viene approfondito il significato del vissuto di un abitante non nativo di Trieste, per cui la città è diventata la propria città. Trieste viene pensata come città terramare la cui anima è caratterizzata positivamente dall’oscillazione e dallo spaesamento. Sul filo delle categorie del pensiero contemporaneo, viene individuata una analogia profonda con la struttura, dinamica e in tensione, del “desiderio”, come già Calvino aveva fatto con la forma sdoppiata di Despina, città di confine tra il deserto e il mare.
      1188  2017
  • Publication
    Ma il mare bagna Trieste? La città “terraiola”
    (EUT Edizioni Università di Trieste, 2012)
    Westphal, Bertrand
    Le città di mare costituiscono dei limina che non sono delle frontiere ma delle aree di passaggio atte a concentrare energie molteplici. Trieste non fa del tutto eccezione, però presenta qualche particolarità. Anna Maria Ortese ha scritto che il mare non bagna Napoli, riferendosi ad alcuni quartieri poveri i cui abitanti non uscivano mai dai vicoli. Non sarebbe del tutto sbagliato pretendere che il mare non bagni neppure Trieste o, per lo meno, che si astenga dal bagnare gran parte della sua abbondante letteratura. Trieste è uno straordinario groviglio. È marittima, adriatica, sì, ma è per indole proprio terraiola come si suol dire dei tennisti che apprezzano la terra battuta. Terraiola perché la terra a Trieste ha un significato che forse il mare non ha. L’autentico terraiolo preferisce rimanere a fondo campo o addirittura dietro alla linea che ne segnala l’estremità. Non si avvicina alla rete e se lo fa sarà malvolentieri. Molti scrittori triestini non hanno provato una grande attrazione per la rete o, almeno, se non giocavano a tennis, per la rete dei pescatori.
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