Bollettino dell'Associazione Italiana di Cartografia 169

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CONTENTS / SOMMARIO

Scanu Giuseppe

Relazione di apertura

Dai Prà Elena, Gabellieri Nicola

Hic leones non sunt. Una fonte cartografica storica per l’ecologia, la demografia e la geopolitica del Trentino ottocentesco: la 'Carta coro-orografica' di Francesco Masera

Delgado Barrado José Miguel, D'ascenzo Annalisa

Prime riflessioni sull’interpretazione geostorica della complessità territoriale dell’area del castello di San Felipe (Minorca) fra XVII e XVIII secolo. Interessi militari ed esigenze civili

De Falco Stefano

Le infrastrutture per la mobilità quale mezzo di valorizzazione delle destinazioni turistiche. Il caso dell’Autostrada del Mediterraneo

Ivona Antonietta, Rinella Antonella, Rinella Francesca

Alla scoperta della Puglia attraverso la narrazione della rivista “Bell’Italia”

Mangano Stefania, Piana Pietro, Ugolini Gian Marco

Paesaggi, percezione e rappresentazione: lo sguardo del turista in Liguria

Militello Paolo

La carta ritrovata. La Sicilia del 1713 di Agatino Daidone: note preliminari

Pinna Sergio, Zamperlin Paola, Grava Massimiliano

L’evoluzione del territorio urbano di Cecina nei secoli XVIII-XX: dalla cartografia catastale alle rappresentazioni più recenti

Primi Antonella, Dossche Rebekka

Mappatura partecipata e analisi della percezione del rischio alluvionale (Val Bisagno, Genova)

Privitera Donatella

Turismo lento e territori insulari. Il caso studio Favignana

Scrofani Luigi, Petino Gianni, Di Bella Arturo

Dalla criminalità alla creatività: una possibile svolta culturale nell’Agrigentino

D'aponte Tullio, La Foresta Daniela

Geografia di una crisi (in)archiviata. Nati-mortalità delle imprese italiane in un decennio critico

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  • Publication
    Relazione di apertura
    (EUT Edizioni Università di Trieste, 2020)
    Scanu, Giuseppe
      93  59
  • Publication
    Bollettino dell'Associazione Italiana di Cartografia, 169 (2020)
    (EUT Edizioni Università di Trieste, 2020)
      79  984
  • Publication
    Geografia di una crisi (in)archiviata. Nati-mortalità delle imprese italiane in un decennio critico
    (EUT Edizioni Università di Trieste, 2020)
    D'Aponte, Tullio
    ;
    La Foresta, Daniela
    Archiviato il periodo più oscuro della crisi globale del 2008, opportune scelte di politica economica avrebbero dovuto consentire all’Italia di intraprendere una nuova traiettoria di sviluppo, superando la condizione di debole incremento del PIL che, sin dagli anni Novanta e per oltre un quindicennio, aveva caratterizzato la crescita economica del Paese (Draghi, 2009). Tuttavia, nonostante la presenza di un mix di fattori che la letteratura ritiene strettamente correlati allo sviluppo, le aspettative sono andate deluse e la crescita attesa si è ridota ad un modesto incremento strutturale della ricchezza prodotta (Research*eu, 2018). In un simile scenario d’incertezza e instabilità, la posizione dell’Italia, seconda potenza manifatturiera in Europa, appare pericolosamente vulnerabile in termini di “sopravvivenza” del proprio assetto produttivo, anche in ragione dell’accelerato ricambio che caratterizza la struttura del tessuto imprenditoriale nazionale, indissolubilmente dominato dalla diffusa prevalenza di aziende medio-piccole (Pagano, Schivardi, 2003). Un segnale incoraggiante di apparente dinamismo positivo traspare, a valle del 2015, dall’emergere della riduzione della forbice che misura il saldo tra iscrizioni e cancellazioni di nuove attività imprenditoriali; forbice dipendente dal capovolgimento, in senso positivo, del valore tendenziale dei relativi tassi del turnover netto delle imprese attive registrate. Nell’interpretare il fenomeno in termini di potenziale indicatore di una nuova fase di riequilibrio del sistema, diversi studiosi (Fantozzi, Marotta, 2006; Holmes et Al., 2009; Del Bosco, 2014; Rullani, 2014) suggeriscono l’opportunità di un’esplicita attenzione da rivolgere agli aspetti “territoriali” del modello imprenditoriale per meglio leggere le concrete prospettive di complessivo riassetto del sistema, attraverso l’introduzione di processi d’innovazione tecnologica, da un verso, e di più esplicita sensibilità sociale ed ambientale, dall’altro. Accogliendo tale suggestione, la ricerca che qui si presenta, muovendo da una rappresentazione delle geometrie del dimensionamento aziendale e dalla distribuzione in termini di attività settoriali, ne proietta gli andamenti recenti a scala geografica, allo scopo di pervenire ad un raffronto di natura diacronica tra assetti antecedenti gli anni della grande crisi e realtà successive, evidenziate dalle più recenti risultanze statistiche*. Il percorso di analisi, pertanto, si snoderà attraverso diversi passaggi: in primo luogo affronterà una rapida ricognizione della letteratura nell’intento di identificare le più importanti variabili esplicative del fenomeno in esame; seguirà, quindi, l’analisi diacronica della demografia d’impresa italiana nella prospettiva dimensionale e settoriale, confrontandone gli esiti con una riflessione sulle proiezioni geografiche dell’implementazione di progetti innovativi da parte delle compagini imprenditoriali che, espressione diretta dei territori, contribuiscono al radicamento delle diverse attività produttive perseguendo un esplicito progetto di sviluppo “endogeno”, incentrato, cioè, sull’utilizzo e sulla valorizzazione delle risorse e delle competenze locali. Il quadro che emerge sembra svelare una tendenza ad un progressivo riequilibrio territoriale del tasso di “sopravvivenza” aziendale. Il netto regresso della “mortalità d’impresa”, sensibile più che altrove nel Mez-zogiorno, è associabile ad incoraggianti prospettive di modernizzazione del sistema produttivo nazionale definibili in termini di più diffuso accesso a contenuti di R&S e dinamismo nella propensione all’inter-nazionalizzazione. Tale fenomeno caratterizza in misura maggiore le imprese medio-grandi e quelle di minori dimensioni tuttavia legate a forme di startup industriali sostenute da interazioni virtuose stabilitesi tra università e imprese tecnologicamente avanzate (Ross, 2016). Di conseguenza, data l’estrema disomogeneità territoriale nella distribuzione geografica delle aziende di dimensioni maggiori, del tutto marginali in termini di consistenza numerica e settoriale nella regione meridionale del Paese, il nodo di una più equa ed opportuna localizzazione delle attività produttive nello spazio geografico resta, comunque, del tutto irrisolto, nonostante le convergenti valutazioni circa l’esigenza improcrastinabile di tale prospettiva virtuosa, ampiamente sostenute dalla letteratura più accreditata (Cappellin et Al., 2014).
      133  283
  • Publication
    Dalla criminalità alla creatività: una possibile svolta culturale nell’Agrigentino
    (EUT Edizioni Università di Trieste, 2020)
    Scrofani, Luigi
    ;
    Petino, Gianni
    ;
    Di Bella, Arturo
    Il contrasto al fenomeno della criminalità organizzata, oltre che dalle tradizionali forme di azione repressiva, passa anche dallo sviluppo di processi culturali e nuove attività economiche, frutto di nuovi investimenti imprenditoriali. Queste modalità di azione creativa appaiono particolarmente significative in quelle aree caratterizzate da condizione di arretratezza, marginalità e perifericità. Attraverso il caso studio del territorio di Agrigento, questo articolo offre degli spunti di riflessione su tali possibili modalità alternative di contrasto e, mediante anche la rappresentazione cartografica, mette a confronto due differenti dimensioni territoriali, cioè la presenza criminale e le potenzialità creative, evidenziando la necessità di ricercare nuove traiettorie di sviluppo per questi territori deboli e puntando con forza sullo sviluppo di processi di innovazione socio-culturale.
      251  380
  • Publication
    Turismo lento e territori insulari. Il caso studio Favignana
    (EUT Edizioni Università di Trieste, 2020)
    Privitera, Donatella
    Il turismo lento nelle destinazioni insulari costituisce un’opportunità di sviluppo economico e favorisce sia la popolazione locale sia i suoi visitatori sebbene le isole sono territori compositi e vulnerabili. L’approfondimento mira a considerare la mobilità a pedali, attività lenta ed allo stesso tempo sostenibile, come uno strumento per la valorizzazione del turismo nelle isole. Sono presentati i risultati di un’indagine qualitativa condotta nell’isola di Favignana (arcipelago delle Egadi), denominata isola amica della bicicletta. Nello specifico, il contributo esalta l’importanza dei paesaggi terapeutici in stretto legame con la mobilità a pedali, in un territorio che appare essere un paradiso ma allo stesso tempo sovraffollato, in particolare nei periodi stagionali, comportando problematiche dal punto di vista ambientale.
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