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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/6794

Title: La traversée symboloque de la petite Kabylie dans 'Les chercheurs d'os'
Authors: Toso Rodinis, Giuliana
Keywords: Cabilia
causticità narrazione
bizarrerie
cultura Algeria
Kabylie
bizarrerie
causticité narration
Issue Date: 1999
Publisher: EUT Edizioni Università di Trieste
Citation: Giuliana Toso Rodinis, "La traversée symboloque de la petite Kabylie dans 'Les chercheurs d'os' ", in: "Le due sponde del Mediterraneo: l'immagine riflessa”, Trieste, EUT Edizioni Università di Trieste, 1999, pp. 85-97
Series/Report no.: Quaderni del dipartimento di lingue e letterature dei paesi del Mediterraneo
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Abstract: Giuliana Toso Rodinis nota che nel romanzo "Les chercheurs d’os", Tahar Djaout vuole ristabilire l’integrità e la pienezza storico-culturale del suo paese, l’Algeria. Utilizza un linguaggio semplice, caratterizzato da realismo e lirismo. L’aridità del paesaggio descritto viene associata all’avidità dei personaggi del testo. Le ridondanze segnano un aspetto importante e la conclusione del romanzo indica che la morte non risiede negli scheletri dei soldati uccisi, ma nella zona di coloro che stanno in città, che viene paragonata a una prigione. Il titolo mostra un’opposizione: "chercheurs", ricercatori, indica un’azione dinamica, mentre le "os", le ossa, rappresentano qualcosa di statico, immobile. Uomini, animali e vegetali sono condensati in un’unica amalgama e la maggior parte degli abitanti del villaggio viene assimilata a dei rospi. L’autore critica i modi di fare degli abitanti della Cabilia, dando all’opera una funzione didattica; il canto delle donne vuole esprimere una sorta di riappacificazione spirituale tra la città e le montagne di quella regione.
Dans le deuxième roman de Tahar Djaout, "Les cherhceurs d’os", l’auteur décrit le paysage aride de la Kabylie, avec ses montagnes et ses villages. Le thème de la mort est important et les redondances occupent une place considerable dans le texte. Il y a une comparaison entre les villageois et la nature animale; hommes, animaux et végétaux sont condenses dans un même amalgame. Djaout veut donner une function didactique à l’oeuvre et son but est de rétablir la "plénitude historique et culturelle " de l’Algérie. La conclusion du roman illustre que la mort est dans l’aire des vivants du village et pas dans les squelettes des maquisards.
URI: http://hdl.handle.net/10077/6794
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