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Licosatetratopo

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Come dimostra il timbro sul verso, la litografia, databile al 1970, è stata probabilmente presentata alla personale dell’artista allestita nel maggio 1971 alla Galleria Torbandena di Trieste, curata da Luigi Lambertini. In quell’occasione è stata probabilmente acquistata per le collezioni dell’allora Istituto di Architettura ed Urbanistica dell’Ateneo triestino Nato a Trieste nel 1929, Lucio Saffaro segue studi di Fisica e di Logica all’Università di Bologna dove, dopo la laurea, diviene titolare di cattedra, pur mantenendo vivi i contatti con la sua città natale. Egli è stato pittore, scrittore, matematico; le sue ricerche sulla determinazione di nuovi poliedri sono state oggetto di numerose conferenze, tenute dall’artista in Italia ed all’estero. Un anno dopo la sua scomparsa (1998) è stata istituita, secondo il volere dell’artista, la Fondazione che porta il suo nome. Convintosi, nel corso degli anni Cinquanta, delle scarse possibilità di ottenere risultati originali seguendo gli orientamenti dominanti in quel periodo, Saffaro rivolge l’attenzione all’interno della propria cultura scientifica, agli studi sull’arte rinascimentale (in particolare sulla prospettiva) in un serrato confronto tra mondo classico e sapere moderno, tra cultura antica e cultura contemporanea. La base dell’esperienza di Lucio Saffaro poggia sulla solidità dei teoremi della matematica: questo afferma una volta in più che, nella storia dell’arte, analisi e poetica non sono realtà contendenti. L’opera grafica è al centro della sua arte: assieme agli studi sulle architetture già esistenti, egli svolge ricerche su nuovi poliedri. Egli, infatti, idea nuovi poliedri di fascino innegabile. Nel 1966 scrive il Tractatus logicus prospecticus, che è una raccolta di 120 disegni: si tratta di un’esplorazione teorica sulle possibilità offerte dalla prospettiva, che diverrà il cardine di tutta la sua opera. Nel Trattato Saffaro ci spiega il rapporto tra un’idea e la sua rappresentazione. Molti di questi disegni sono serviti come punto di partenza per le tante litografie realizzate, e molti sono stati eseguiti espressamente per essere tradotti nella tecnica litografica. La pittura di Saffaro si sviluppa nella proposta visiva di forme geometriche costruite in una perfetta simbiosi di linee e di colori, tanto che il risultato finale è di un forte impatto metafisico. Se ne ricava un vibrante senso spaziale, una dimensione che, pur nella logica della forma, non è aliena da una concezione poetica dell’universo. L’opera di Saffaro presenta caratteri di poeticità e di rigore scientifico, di invenzione fantastica e di riflessione progettuale. La poetica dell’artista oscilla tra metafisica e astrazione. Le non-strutture eludono lo spazio. Non lo rispecchiano come reale, ma come illusoriamente esistente. Si chiedeva a questo proposito Luigi Lambertini: “la prospettiva è solo l’arte di rappresentare gli oggetti in modo tale che diano l’impressione di quella che si suppone sia la realtà che abbiamo attraverso una visione diretta, con il suggerimento traslato della profondità, o non è forse anche una trattazione che, per comparazioni logiche, da un canto astrae e dall’altro, quanto più raggiunge i termini dell’astrazione, diviene realtà concreta, introducendoci in una sorta di metafenomenologia?”.
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