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  5. Studio della comunità microfitoplanctonica del Golfo di Trieste (Mare Adriatico Settentrionale): utilizzo di una serie storica con particolare riguardo al fenomeno dell'introduzione di taxa alloctoni
 
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Studio della comunità microfitoplanctonica del Golfo di Trieste (Mare Adriatico Settentrionale): utilizzo di una serie storica con particolare riguardo al fenomeno dell'introduzione di taxa alloctoni
Virgilio, Damiano
2008-04-15
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http://hdl.handle.net/10077/2653
  • Doctoral Thesis

Contributor(s)
Cabrini, Marina
Abstract
Le comunità planctoniche rivestono un ruolo fondamentale nel funzionamento degli ecosistemi marini, contribuendo in maniera sostanziale ai cicli biogeochimici. Il fitoplancton, in particolare, funge da primo anello della rete trofica in quanto, attraverso la fotosintesi permette l’organicazione del carbonio rendendolo disponibile all’interno delle reti trofiche marine. Questo passaggio può avvenire sia attraverso la rete trofica classica sia attraverso il microbial loop. Lo studio quindi della comunità microfitoplanctonica, sia in termini di abbondanze sia di composizione specifica, è un passaggio obbligato per poter capire ed interpretare l’intero sistema pelagico, per conoscerne le potenzialità dal punto di vista sia ecologico sia produttivo, aspetto maggiormente legato alle attività umane. Nella prima parte di questo studio è stata analizzata una serie storica (da marzo 1986 a settembre 2005) inerente la composizione quali-quantitativa della comunità microfitoplanctonica. I dati sono stati ottenuti dall’osservazione di campioni raccolti in una stazione costiera del golfo di Trieste. La serie è stata utilizzata inizialmente allo scopo di evidenziare gli andamenti stagionali della componente microfitoplanctonica ed inoltre per valutare eventuali alterazioni/ modificazioni della struttura del fitoplancton avvenute nel corso del periodo analizzato. Sono state osservate successioni stagionali influenzate principalmente dagli apporti fluviali che in golfo dipendono essenzialmente dal fiume Isonzo, che garantisce nutrienti nei periodi di fine inverno e primavera dando la possibilità alle Bacillariophyceae (o diatomee) di sviluppare le classiche fioriture, e nel periodo autunnale, quando nuovamente le Bacillariophyceae aumentano in abbondanza. Inoltre l’analisi delle serie temporale proposta in questo lavoro (con l’applicazione dell’indice IndVal) evidenzia importanti modificazioni che hanno interessato la componente microfitoplactonica nel corso dei venti anni di osservazioni. Sono stati principalmente segnalati due momenti importanti nel corso del periodo: • a metà degli anni ’90, con la riduzione delle abbondanze dei piccoli flagellati e delle grandi Dinophyceae, lo spostamento delle tipiche fioriture di Skeletonema costatum (Bacillariophyceae) da inizio primavera ad inverno, • dal 2002 la riduzione delle abbondanze delle Bacillariophyceae con la ricomparsa dei piccoli fitoflagellati e la dominanza di specie quali Prorocentrum minimum (Dinophyceae) e Cyclotella sp.p (Bacillariophyceae). L’ipotesi principale è che nel corso degli anni ci sia stato una modificazione nello stato trofico del sistema legato ad una provata riduzione degli apporti d’acqua dolce. In particolare il fosforo è uno dei nutrienti che maggiormente limitano in questa area la crescita microalgale favorendo la presenza di specie che tollerano meglio la carenza di questo nutriente. Questo studio conferma l’utilità di programmi di monitoraggio a lungo termine che rendono possibile l’osservazione delle modificazioni del sistema nel tempo. Inoltre è stato valutato se un set di dati come quello a nostra disposizione potesse tornare utile al fine di valutare l’eventuale segnalazione di nuovi taxa per il golfo di Trieste. Infatti l’alterazione dei sistemi marino costieri può anche influenzare la distribuzione delle specie e conseguentemente favorire le “invasioni biologiche”, fattore oramai considerato in continua crescita, che contribuisce al global change portando a locali alterazioni dei processi ecologici e ad una omogeneizzazione delle comunità. Dai risultati ottenuti appare evidente che il set di dati non è adatto a trarre conclusioni in tali senso, seppure nel corso dei venti anni siano stati rilevati dei taxa di nuova segnalazione che sono diventati parte integrante della comunità microfitoplanctonica del golfo. A tale scopo risulta necessario mettere a punto strategie di campionamento mirate ad una corretta e completa stima della biodiversità, ampliando l’area interessata e con metodologie di analisi che diano la possibilità di stilare liste floristiche complete. Nella seconda parte del lavoro è stata focalizzata l’attenzione sulle zone portuali in quanto prime zone interessate da un eventuale introduzione nonché punto di partenza per molti organismi. Infatti la maggior parte delle introduzioni di specie sono veicolate dalle navi attraverso le acque di zavorra delle navi. Le acque di zavorra sono utilizzate da tutte le navi al fine di mantenere la stabilità durante la navigazioni quando queste viaggiano prive di carico ed ogni giorno enormi quantità di acqua e di sedimenti provenienti da porti e mari di tutto il mondo vengono trasportate attraverso gli oceani come acque di zavorra dalle navi mercantili e scaricate in altre aree geografiche. Quest’acqua viene prelevata dalle aree portuali costiere e trasportata nel porto successivo, ove può venir rilasciata o scambiata. A questo scopo sono stati effettuati sia campionamenti di acque di zavorra (in due importanti porti italiani quali Trieste e Napoli) sia campionamenti nell’area portuale stessa (nel porto di Trieste). Nel caso delle acque di zavorra è stato valutata la comunità microalgale presente sia nell’acqua di zavorra stessa sia nei sedimenti che si accumulano sul fondo delle cisterne (con isolamento di microalghe ancora vitali) mentre nella zona portuale è stata fatta una stima qualitativa della comunità microfitoplanctonica e una stima quali-quantitativa delle forme di resistenza (tipiche degli organismi microfitoplanctonici, in particolare delle Dinophyceae) presenti nei sedimenti del porto (con esperimenti di germinazione di cisti di Dinophyceae). I risultati hanno confermato la potenziale pericolosità di trasporto di organismi microfitoplanctonici attraverso le zavorre e anche la presenza di numerose forme di resistenza nei sedimenti portuali. Sicuramente questo studio sottolinea la necessità di predisporre piani di monitoraggio estesi alle zone portuali (sia delle zavorre delle navi sia del porto stesso) al fine di evidenziare la presenza di nuovi taxa. Questo non potrà certamente permettere di evitare l’introduzione di organismi alloctoni, ma avrà la funzione di primo campanello di allerta.
Subjects
  • microfitoplancton

  • Golfo di Trieste

  • specie non indigene

  • nuove segnalazioni

  • zone portuali

  • acque di zavorra

  • cisti di Dinophyceae

Insegnamento
  • METODOL.BIOMONITOR.AL...

Publisher
Università degli studi di Trieste
Languages
it
Licence
http://www.openstarts.units.it/dspace/default-license.jsp
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