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    <title>DSpace Collection:</title>
    <link>http://hdl.handle.net/10077/11261</link>
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    <pubDate>Tue, 13 Sep 2022 16:36:54 GMT</pubDate>
    <dc:date>2022-09-13T16:36:54Z</dc:date>
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      <title>Contributo alla conoscenza di Mantova altomedievale. Dati stratigrafici da scavi èditi e inediti</title>
      <link>http://hdl.handle.net/10077/12694</link>
      <description>Title: Contributo alla conoscenza di Mantova altomedievale. Dati stratigrafici da scavi èditi e inediti
Authors: Manicardi, Alberto
Abstract: Il presente contributo è desunto da una ricerca più ampia che affronta due aspetti centrali dell’archeologia delle città, che per ragioni e tradizioni differenti hanno segnato gli studi del secolo scorso: la topografia, da un lato, e gli aspetti della pianificazione (il potenziale archeologico) dall’altro. I due temi contribuiscono a delineare il percorso attraverso cui è stato affrontato lo studio della città di Mantova nell’alto Medioevo. La ricerca si muove infatti tra la ricostruzione topografica della struttura urbana, anche e soprattutto diacronicamente, e l’uso della fonte archeologica nella sua dimensione “pubblica”. In questo caso uno delle principali caratteristiche del lavoro è il tentativo di muoversi  tra la ricostruzione del contesto urbano e la valutazione stratigrafica dei singoli contesti di scavo, tanto da riportare alla memoria i primi lavori di archeologia urbana. La parte conclusiva è più orientata alla considerazione dei dati archeologici in un’ottica di pianificazione: questo viene fatto sottolineando due aspetti importanti, la necessità dello sviluppo di un GIS che incontra in pieno il dibattito anche attualmente in corso su questi temi e quello dell’integrazione con altre tipologie di fonte.; This paper is part of a broader study focused on two major topics of urban archeology: topography on the one hand, some aspects of city planning (the archaeological risk assessment) on the other. Both of them have strongly influenced the scholarship in the last century and help to explain how Middle Ages Mantua has been studied here. This research moves from reconstruction of Mantua’s urban structures, mainly in diachronic terms, but takes into account the archaeological sources in their ‘public’ dimension. A main feature is a close link between the ‘broad’ topographical reconstruction and specific stratigraphical contexts, even going back to the past works of urban archeology. &#xD;
The final section concerns the use of archaeological data for the planning and the management of the town. This is done by pointing out two needs: implementation of a GIS (that meets in full the current debate) and cross-reference of digital archaeological data with other types of source.</description>
      <pubDate>Fri, 01 Jan 2016 00:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/10077/12694</guid>
      <dc:date>2016-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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      <title>La memoria del Grand Tour. Un set di strumenti chirurgici ‘pompeiani’ in collezione privata a Padova</title>
      <link>http://hdl.handle.net/10077/12693</link>
      <description>Title: La memoria del Grand Tour. Un set di strumenti chirurgici ‘pompeiani’ in collezione privata a Padova
Authors: Cannataro, Alessandra
Abstract: Il presente lavoro si inquadra in una ricerca condotta dal Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale dell’Università di Udine sulla produzione e il mercato dei falsi; il caso oggetto di studio è uno strumentario chirurgico pseudo-antico da una collezione privata vicentina, del quale si approfondisce l’analisi stilistica grazie al contributo degli esami effettuati nel laboratorio della Soprintendenza Archeologia del Veneto. Ciò costituisce la premessa per indagare i motivi ispiratori e gli obiettivi di tale produzione, nel tentativo di individuarne produttori e destinatari. L’ipotesi sottesa alla ricerca è che l’altissimo grado di verosimiglianza, ottenuto nella realizzazione del falso sia attribuibile al fatto che sia stato prodotto in un arco di tempo ben determinato, per un ambiente di collezionisti e studiosi, a scopo eminentemente scientifico. Per ulteriori conferme viene contestualmente analizzato il contenitore nel quale gli strumenti sono stati conservati: una miniatura laccata proveniente dalla Russia di inizio Novecento, produzione di un certo pregio artistico, piuttosto famosa e diffusa in tutta Europa e soprattutto nei paesi dell’ex blocco sovietico. La produzione del cofanetto, il suo allestimento per gli strumenti, la storia del suo arrivo nella collezione Rossi, sembrano riconducibili per molti dettagli al periodo storico e all’ambiente del collezionismo antiquario e scientifico per il quale potrebbero essere stati prodotti gli strumenti.; This article belongs to a further research made by the Department of Humanistic Studies and Cultural Heritage of University of Udine about the production of fakes and their commerce and distribution in the antiques market. As case study it a surgical set from a private collection in Vicenza, which can be regarded as an imitation of ancient medical tools from Pompei: our hypothesis is that the high quality of the fake suggests that it might have been made in a specific time frame and destined to collectors of antiquities as well as scholars for scientific purposes. To prove more the contribution has focussed also on the box containing the medical tools: it is a Russian lacquered miniature, dated back to the beginning of 20th century. This item reveals a significant historical and artistic value, very popular and widespread all over Europe, mostly in the ex URSS countries. Many details about the production, the set-up, the history and the passage of the box in the Rossi collection seem to be ascribable to the same time span, the same realm which the surgical instruments might have been produced for. As a result the study suggests that a specific production of fakes might have occurred during the second half of 19th and 20th century across Europe, with wide target of collectors and scholars with interests in medical tools and surgery from the classical world</description>
      <pubDate>Fri, 01 Jan 2016 00:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/10077/12693</guid>
      <dc:date>2016-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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      <title>Il bambino e il ‘gladiatore’. Una ricca sepoltura infantile nella Padova di media età imperiale</title>
      <link>http://hdl.handle.net/10077/12692</link>
      <description>Title: Il bambino e il ‘gladiatore’. Una ricca sepoltura infantile nella Padova di media età imperiale
Authors: Rossi, Cecilia
Abstract: Il bambino e il ‘gladiatore’. Una ricca sepoltura infantile nella Padova di media età imperiale&#xD;
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Il contributo ha per oggetto un’inumazione infantile databile alla seconda metà del II secolo d.C., scoperta a Padova nel 2012 nel settore della necropoli urbana meridionale afferente alla strada diretta a Bologna.&#xD;
La presentazione dei dati ha inizio con l’analisi tipo-cronologica dei manufatti. A seguire, si propone una ricostruzione del rituale di seppellimento partendo dai dati tafonomici, dallo scavo della fossa con manomissione di una tomba precedente, alla deposizione della cassa e dei materiali di accompagno. Un occhio di riguardo si riserva all’elemento più singolare del corredo: una statuetta fittile di gladiatore, unicum nel suo genere per tipologia, stato di conservazione e integrità del contesto di ritrovamento. Chiude il contributo una riflessione di carattere economico, suscitata dalla provenienza dei manufatti, con dati che gettano nuova luce sulla rete commerciale della civitas di media età imperiale.; This paper concerns an infant burial dated to the second half of the 2nd century AD, discovered in Padua in 2012, in the Southern cemetery of the ancient city, along the road to Bologna.&#xD;
The report starts with the chrono-typological analysis of the grave goods. Afterwards, a reconstruction of the burial practice is suggested, based on taphonomic data, from the excavation of the pit, with tampering of a previous grave, to the deposition of the wooden coffin and the artefacts. An in-depth analysis is focused on the most relevant element among the grave goods: a clay gladiator figurine, unicum as for the typology, the state of preservation and the integrity of the original context. Finally, the paper is closed by some economic considerations, deriving from the origin of the artefacts, with data that could shed new light on the commercial network and the role of Padua in the Mid-Imperial age.</description>
      <pubDate>Fri, 01 Jan 2016 00:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/10077/12692</guid>
      <dc:date>2016-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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      <title>Il sale nella protostoria dell’Adriatico: una proposta di interpretazione per il deposito votivo di Cupra Marittima (Ascoli Piceno)</title>
      <link>http://hdl.handle.net/10077/12691</link>
      <description>Title: Il sale nella protostoria dell’Adriatico: una proposta di interpretazione per il deposito votivo di Cupra Marittima (Ascoli Piceno)
Authors: Càssola Guida, Paola
Abstract: Il contributo accenna all’importanza a alla diffusione del sale nella protostoria con particolare riguardo all’Italia adriatica, e dunque al sale marino, e al metodo di produzione definito briquetage, che, facendo uso di grandi quantità di combustibile e di impasto argilloso per forni, bacini, sostegni, stampi o formelle, ecc., consentiva mediante ‘evaporazione forzata’ (con uso del fuoco), di ottenere forme di sale cristallizzato facilmente trasportabili e pronte per l’uso o per lo scambio. &#xD;
Tralasciando l’importanza sociale ed economica, temi già largamente discussi dagli studiosi, e rivolgendoci ai possibili aspetti simbolici della produzione del sale, intendiamo prospettare l’ipotesi di interpretare come una stipe formata da ripetute offerte di uno o più gruppi di salinari un complesso di oggetti, tutti di impasto argilloso lavorato a mano, che fu trovato nel corso degli anni ’80 presso Cupra Marittima: un contesto di epoca arcaica rimasto inspiegato e a tutt’oggi apparentemente privo di confronti, che comprende vasi miniaturizzati di tipi noti diffusi in Italia peninsulare associati a varie categorie di manufatti enigmatici anch’essi di dimensioni ridotte. Tutti gli oggetti sembrano trovare una spiegazione coerente se, sottoposti ad analisi particolareggiata, vengono inseriti nel quadro della lavorazione del sale e considerati frutto di offerte periodiche alla divinità da parte di addetti alla produzione che usavano il metodo del briquetage.; In this paper the importance and diffusion of salt production in the Late Prehistory are highlighted by means of a few examples, with special reference to the Italian Adriatic shores and therefore to the exploitation of salt water from the sea. Particular attention is paid to the so-called briquetage, a widespread salt-working process that made use of large quantities of fuel and coarse ceramic implements such as kilns, basins, pedestals, moulds, etc., in order to obtain salt-cakes of regular shapes suitable for use, transport and exchange.&#xD;
Leaving out the economic and social relevance of salt production, which has been largely debated among scholars, and focusing on possible symbolic aspects, we propose to interpret a singular series of hand-made clay objects found in Piceno during the Eighties  as votive offerings presented to their god by one or more groups of salt-workers. The seemingly unique context, dating to the archaic age, is composed of miniaturized pottery and other small enigmatic artifacts that, on the basis of a detailed series of observations, may be consistently explained as a small-scale representation of the instruments used for boiling and concentrating brine with the method of the briquetage.</description>
      <pubDate>Fri, 01 Jan 2016 00:00:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2016-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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