Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/10075
Title: Il passato che crea il futuro: l'influenza dell'esperienza vissuta sulla formazione di previsioni e intenzioni.
Authors: Stragà, Marta
Supervisore/Tutore: Ferrante, Donatella
Issue Date: 14-Apr-2014
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: L'essere umano ha la capacità fondamentale di poter rivivere mentalmente esperienze passate attraverso il ricordo, pre-esperire esperienze future attraverso il pensiero episodico futuro o prefattuale e immaginare corsi alternativi a eventi già vissuti attraverso il pensiero controfattuale. Tali pensieri e simulazioni possono poi influenzare valutazioni, previsioni e decisioni future. Nella presente tesi sono state indagate due modalità con cui l'esperienza passata può influenzare l'esperienza futura. Da un lato, la parte principale della tesi indaga la simulazione mentale del passato, confrontandola con la simulazione mentale del futuro, indagandone come il contenuto possa essere influenzato dall'esperienza e a sua volta influenzare le previsioni successive. Dall'altro, è stato sviluppato un ulteriore filone di ricerca che indaga le basi mnestiche delle intenzioni future, cioè come il ricordo di un'esperienza edonica possa influenzare l'intenzione di intraprendere esperienze simili. Per quanto riguarda la prima parte, sono stati condotti quattro studi che si focalizzano sul contenuto, controllabile o incontrollabile, del pensiero controfattuale. Due esperimenti mostrano che, data una comune esperienza negativa, la simulazione mentale del futuro differisce dalla simulazione mentale del passato, nonostante la letteratura sul pensiero controfattuale supponga che siano in realtà simili, in quanto dovrebbero assolvere entrambi ad una funzione preparatoria (individuare prescrizioni comportamentali per eventuali situazioni future). Quando i partecipanti ottenevano un risultato negativo a un compito e immaginavano un passato o un futuro migliore, i loro pensieri controfattuali tendevano a focalizzarsi sugli elementi incontrollabili che hanno governato l’esperienza passata (es. “le cose mi sarebbero andate meglio se avessi avuto più tempo per completare il compito”). Al contrario, i pensieri prefattuali si focalizzavano maggiormente su elementi che la persona avrebbe potuto modificare in vista della prestazione successiva (es. “le cose mi andranno meglio se mi concentrerò di più”). Tale risultato suggerisce che il pensiero controfattuale, comparato al pensiero prefattuale, sia più libero dai vincoli posti dalla realtà e mette in qualche modo in discussione la funzione preparatoria con cui la letteratura ha in genere guardato a questo tipo di pensiero, visto che sono le modifiche controllabili che permetterebbero di individuare elementi utili per il miglioramento futuro. Il terzo studio mostra che il contenuto dei pensieri ipotetici, e del pensiero controfattuale in particolare, è influenzato dalla qualità reale e percepita della prestazione: coloro che avevano ottenuto una buona prestazione ma che l’avevano valutata negativamente tendevano a generare più pensieri controllabili. Inoltre, in seguito alla generazione di pensieri controllabili, i partecipanti ritenevano di avere maggiori probabilità di miglioramento rispetto a coloro che avevano generato pensieri incontrollabili e che avevano valutato la loro prestazione allo stesso modo. Infine, quando la valutazione della prestazione è stata manipolata, generavano più pensieri controllabili e si valutavano più negativamente coloro che erano stati indotti a percepire di non aver raggiunto l’obiettivo, rispetto a coloro che ritenevano di aver quasi raggiunto l’obiettivo. Il secondo filone di ricerca ha indagato l’influenza delle valutazioni retrospettive globali e delle valutazioni derivate dal recupero di dettagli episodici di un’esperienza edonica (la visione di un film) sulla formazione di intenzioni comportamentali relative a esperienze complessivamente o parzialmente simili. Il primo studio mostra che le valutazioni globali sono dei predittori migliori delle intenzioni relative ad esperienze simili (es. vedere il sequel del film). Quando però le intenzioni comportamentali riguardavano esperienze che non combaciavano con una valutazione globale dell'esperienza passata, perché si riferivano solo ad alcune sue parti (es. vedere un film con uno dei personaggi del film), le valutazioni derivate dal recupero di ricordi episodici venivano utilizzate e concorrevano a determinare le intenzioni, insieme alle valutazioni globali (secondo studio). Sembra dunque che sia più economico e cognitivamente efficiente basare le proprie intenzioni sul ricordo di valutazioni globali già predisposte quando queste sono sufficientemente rilevanti. Quando invece le valutazioni globali non combaciano perfettamente con le intenzioni specifiche, il recupero dei ricordi episodici relativi alle parti rilevanti per il giudizio colma tale mancanza e concorre a specificare le intenzioni comportamentali.
Ciclo di dottorato: XXVI Ciclo
metadata.dc.subject.classification: SCUOLA DI DOTTORATO DI RICERCA IN NEUROSCIENZE E SCIENZE COGNITIVE - indirizzo PSICOLOGIA
Description: 2012/2013
Keywords: pensiero controfattuale
pensiero prefattuale
controllabilità
previsioni
memoria episodica
giudizi globali
Language: it
Type: Doctoral Thesis
Settore scientifico-disciplinare: M-PSI/01 PSICOLOGIA GENERALE
NBN: urn:nbn:it:units-12290
Appears in Collections:Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche

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