Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/10242
Title: Geografia della fede e dei commerci nei testamenti dei primi immigrati serbo-illirici a Trieste
Authors: Dogo, Marco
Keywords: Colonie mercantili-confessionali triestineFede delle comunità mercantili di TriesteCommercio d'avventura a Trieste
Issue Date: 2004
Publisher: EUT Edizioni Università di Trieste
Source: Marco Dogo, "Geografia della fede e dei commerci nei testamenti dei primi immigrati serbo-illirici a Trieste", in "Studi in onore di Giovanni Miccoli", 2004, pp. 215-228
Series/Report no.: Collana del Dipartimento di Storia e Storia dell'Arte
3
Abstract: Nicolò Petrovich (Nikola Petrovié), nativo dell'Erzegovina ottomana, in gioventù aveva seguito il fratello maggiore Stefano in Russia, come lui guadagnandovi i gradi di colonnello di S.M.I.; molto più tardi, ritirandosi in pensione, l'aveva seguito anche a Trieste, dove il fratello figurava ormai fra gli esponenti anziani e più autorevoli della locale comunità confessionale serbo-ortodossa, o "nazione illirica" come la chiamavano gli austriaci. Morendo senza figli, Stefano aveva lasciato a lui una sciabola, un ritratto di Pietro il Grande e il titolo di conte. Egli stesso privo di discendenti diretti, Nicolò istituì eredi due nipoti per parte del terzo fratello, Filippo, "dimorati in Moscovia, militari nel Corpo di Cavalleria al Servizio Russo", e un nipote per parte di sorella, Stojo Lekovich dimorante in Scutari, che per aver compiuto pellegrinaggio a Gerusalemme si fregiava del titolo di “agi”. A costoro toccò invero un'eredità virtuale e residuale, una volta dedotti gli usufrutti e rendite a parenti vedove e, soprattutto, i legati a enti religiosi. Fuori dell'ordinario è invece la geografia dei lasciti, che spazia da Gerusalemme al Monte Athos, dalle antiche sedi della tradizione medioevale serba (Decani, PeéS, Studenica) al "Sarajo" ottomano, dalla Dalmazia veneta, attraverso le Bocche di Cattaro, alla minuziosamente mappata costellazione dei monasteri montenegrini fino agli estremi toponimi cianici dell'Alta Albania. Si noti che la trama devozionale di Nicolò Petrovich si infiltrava nelle giurisdizioni di quattro stati (l'impero degli Asburgo, l'impero ottomano, il principato ecclesiastico del Montenegro e la stessa Serenissima, la cui fine è improbabile fosse percepita da un Petrovich in fin di vita) e di almeno sei autorità ecclesiastiche: il Patriarca di Gerusalemme e quello di Costantinopoli, la "repubblica monastica" del Monte Athos, il vescovo-principe del Montenegro, il vescovo di Filadelfia per le diocesi greche dalmato-venete, l'arcivescovo di Karlowitz per le terre asburgiche.
URI: http://hdl.handle.net/10077/10242
Appears in Collections:Studi in onore di Giovanni Miccoli

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