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Title: Dagli Ottentotti agli Assabesi. Preambolo a una ricerca sulle esposizioni etniche in Italia nel sec. XIX
Authors: Abbattista, Guido 
Keywords: Esposizioni etniche in ItaliaStoria delle esposizioni umane
Issue Date: 2004
Publisher: EUT Edizioni Università di Trieste
Source: Guido Abbattista, " Dagli Ottentotti agli Assabesi. Preambolo a una ricerca sulle esposizioni etniche in Italia nel sec. XIX", in: "Studi in onore di Giovanni Miccoli", 2004, pp. 275-294
Series/Report no.: Collana del Dipartimento di Storia e Storia dell'Arte
3
Abstract: 
L'insaziabile curiosità che abbiamo visto concentrarsi per tutto il Settecento sugli Ottentotti può spiegare perché probabilmente non il primo cronologica-mente, ma di certo uno dei più celebri casi di esposizione di un essere umano africano davanti a un pubblico europeo abbia avuto per oggetto proprio una donna ottentotta, la famosa Sarah Baartmann, nota come la "Venere Ottentotta". Dal nostro punto di vista, però, una storia come quella della "Venere Ottentotta" va ricordata perché si tratta forse del primo caso - ricerche più approfondite ce lo rivelerebbero probabilmente come non il primo in assoluto - di programmatico sfruttamento sia per gli obiettivi di profitto di una pur rudimentale imprenditoria dello spettacolo sia per le crude esigenze della scienza anatomica: un caso, per di più, di cui ci è rimasta una quantità non indifferente di testimonianze documentarie, a stampa e iconografiche e del quale numerose analisi critiche sono apparse in anni recenti in Europa, America e Africa, ad opera di critici letterari, storici del costume, dell'arte e dello spettacolo, studiosi di storia di genere, femministe militanti, poeti, artisti figurativi, cineasti e autori di teatro. Nel contesto del "discorso" di autoesaltazione formulato all'interno delle grandi esposizioni universali, la presenza di gruppi umani non europei e soprattutto provenienti dal continente africano, il cui entroterra si stava cominciando appena a conoscere con maggiore precisione, assolveva a una funzione evidente: mostrare l'opposto speculare della civiltà avanzata, offrire una specie di repertorio di forme esotiche di umanità capace di rafforzare l'autopercezione dell'identità europea, soddisfare visivamente il gusto occidentale per il sensazionale e le fantasie accese dai resoconti dei viaggiatori nel "continente nero", ma anche dare la possibilità ai cultori di discipline in via di consolidamento come l'etnologia, l'antropologia, con la sua variante antropometrica, di compiere osservazioni, rilevamenti, accurate misurazioni e catalogazioni. Con gli Assabesi che nel 1884 furono "condotti" ed "esposti" (o che "parteciparono": l'uso di verbi attivi o passivi non è indifferente - né lo fu per i contemporanei, a leggerne le testimonianze -, ma rimanda a interpretazioni o ad accentuazioni di aspetti diversi dell'episodio in questione) all'Esposizione Generale Italiana di Torino veniamo alla tappa finale di questo percorso illustrativo delle ragioni di una ricerca. Una ricerca di cui non è certo questa la sede per esporre i risultati, peraltro non ancora definitivi, ma che finora ha comunque permesso di mettere in luce l'enorme risonanza presso l'opinione pubblica piemontese e italiana di un episodio quasi totalmente trascurato dalla storiografia e che tuttavia costituisce per l'Italia il primo esempio in assoluto di mostra coloniale e, insieme, di esposizione etnica, sia pure con caratteristiche peculiari.
Type: Article
URI: http://hdl.handle.net/10077/10246
Appears in Collections:Studi in onore di Giovanni Miccoli

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