Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/11008
Title: Il "potere popolare" in Istria (1945-1953)
Authors: Moscarda Oblak, Orietta
Keywords: JugoslaviaIstriacomunismoesodominoranze etnichecommunismexodusethnic minorities
Issue Date: 20-Apr-2015
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: Studiare la costruzione del “potere popolare” da parte del nascente regime comunista jugoslavo in una realtà complessa come quella istriana, nel periodo che va dal 1945 al 1953, è la finalità della ricerca che viene qui presentata. Per far ciò, l’attenzione viene rivolta al complesso dei cambiamenti politici, sociali ed economici introdotti nell’area istriana con il passaggio all’amministrazione jugoslava, che coincise con l’instaurazione e l’organizzazione di un nuovo potere politico e civile. Si è preferito quindi evitare una ricostruzione particolareggiata dell’instaurazione del regime comunista in Istria e in Croazia/Jugoslavia, per concentrarsi piuttosto sull’esame di alcuni importanti centri del potere jugoslavo allo scopo di coglierne le caratteristiche principali e di proporre un quadro d’assieme circa la politica attuata nei confronti della popolazione istriana, sia quella italiana che quella croata, nel periodo compreso fra il 1945 e il 1953. Quattro sono i capitoli che compongono l’elaborato finale. Il primo capitolo, "La presa del potere" analizza i capisaldi del nuovo sistema comunista jugoslavo e del potere popolare, ovvero le strutture informative, quelle militari e giudiziarie nella regione istriana. Il periodo ottobre 1943 - maggio 1945, che corrisponde al periodo della guerra effettiva in Istria e dell’occupazione tedesca, viene trattato in questo capitolo, in riferimento all’origine e allo sviluppo delle strutture militari, informative e giudiziarie, specie per quanto concerne lo sviluppo e gli obiettivi della resistenza croata e italiana sul territorio istriano, il programma di liberazione nazionale croata-slovena e gli atti di annessione dell’Istria alla Jugoslavia, così come il programma di rivoluzione jugoslava con la violenza degli infoibamenti da parte del MPL jugoslavo e l’istituzione dei comitati popolari di liberazione, visti quali nuovi organismi del potere popolare. Il secondo capitolo, "Il nuovo ordine", prende in esame la struttura che rappresentò il vero centro del potere nel sistema jugoslavo, ovvero il partito comunista croato. Dopo aver delineato il ruolo del PCC in Istria e in Croazia, viene rappresentata la sua organizzazione e la struttura sociale e nazionale della classe politica a livello distrettuale e regionale nel periodo 1945-48. All’interno della politica del Fronte popolare, sono presi in esame i rapporti che il partito comunista sviluppò nel dopoguerra con i principali gruppi di alleanza, vale a dire i con i narodnjaci, il basso clero croato e quella che dopo l’annessione diventò minoranza italiana. Nel terzo capitolo, dal titolo "L’organizzazione del potere civile", vengono innanzitutto tracciati i principi di costruzione del potere popolare e i suoi organi rappresentativi i quali, alla base della scala territoriale-amministrativa, erano costituiti dai comitati popolari. Tuttavia, si evidenzia come la reale influenza politica fosse concentrata nelle organizzazioni politiche e nei loro organi dirigenti, dove le decisioni venivano prese all’interno delle organizzazioni medesime e, attraverso diversi organi di “trasmissione”, venivano poi riportate agli organi statali e all’amministrazione statale. Si passa poi sinteticamente a spiegare l’origine e lo sviluppo dei comitati popolari nella regione istriana, la legge e le sue diverse integrazioni che li regolarono. Ne viene evidenziato il ruolo di strumenti esecutivi della politica del partito comunista, risultando sin dall’inizio subordinati alla volontà e agli indirizzi del partito. E proprio attraverso le elezioni di tali organi del potere locale, che in Istria si tennero nel 1945, nel 1949, nel 1950 e nel 1952, il partito profuse il massimo sforzo per raggiungere il controllo e la maggioranza nella loro composizione politica. Nell’ambito dell’operato delle nuove autorità popolari regionali, si osserva l’elasticità dei confini tra interventi politici e amministrativi, evidenziando il potere d’intervento del Comitato regionale del PCC, che aveva l’autorità di bloccare e di censurare qualsiasi provvedimento operativo attuato dal massimo organo popolare istriano, il CPL regionale, che non fosse in linea con i principi e con i tatticismi del partito. In questo senso, si discute anche quanto il rapporto gerarchico tra istituzioni politiche e amministrative si riflettesse sulle persone che ricoprivano tali funzioni e, soprattutto, sulle modalità di attuazione delle misure a livello periferico. L’accentramento del processo decisionale a Zagabria, rispettivamente a Belgrado, assieme alla rigida imposizione dall’alto come metodo di lavoro, rappresentarono alcuni dei motivi che portarono a giudizi negativi da parte dei fori superiori all’istanze politiche inferiori (regionale, distrettuale, cittadino). Nell’ambito delle nuove autorità popolari regionali, viene evidenziata la figura di Dušan Diminić, uno dei primi dirigenti ad essere ritirato dall’Istria, prima dello scioglimento delle strutture regionali del partito e di quelle popolari (1947) e che, per le sue posizioni politiche vicine a Đilas, fu espulso dal partito agli inizi degli anni Cinquanta. Il quarto capitolo, "Consolidamento e omologazione politica e nazionale (1948-1953)", sviluppa il periodo della vera e propria fase di consolidamento del nuovo potere, quando l’Istria divenne territorio jugoslavo a tutti gli effetti, con l’introduzione di tutte le leggi jugoslave, comprese quelle repubblicane e federali. A livello politico-istituzionale, tale fase fu segnata dallo scioglimento della struttura regionale del partito e di quella politico-amministrativa precedente, per unire amministrativamente e politicamente il territorio istriano alla regione di Fiume e del Litorale croato. Era questo il segnale evidente di un processo di inclusione dell’Istria alla Croazia/Jugoslavia e di omologazione politica e nazionale, con la creazione di un nuovo centro politico ed economico di riferimento per l’Istria (Fiume), nonché la costituzione di un Ministero per i territori neoliberati a livello federale, che aveva il compito di gestire tale processo. L’istituzione ebbe anche il compito di progettare nuove direttrici d’intervento dello stato ed una serie di misure di breve e lungo periodo, per ricostruire un sistema economico in grado di assicurare uno standard di vita soddisfacente alla popolazione contadina, dal momento che agli occhi delle autorità regionali le pessime condizioni di vita rappresentavano il fattore scatenante che aveva portato la popolazione istriana a fuggire clandestinamente dalla penisola e a richiedere l’opzione per la cittadinanza italiana. Il ricorso alla mobilitazione forzata della manodopera, sia per il lavoro nelle miniere dell’Arsia, che per la costruzione della ferrovia Lupogliano-Stallie, con il prelievo della popolazione anche da parte della polizia, produsse un rifiuto e un netto distacco della popolazione nei confronti delle autorità e del partito, non soltanto nelle cittadine lungo la costa, ma anche e soprattutto nelle zone interne, ritenute dalle autorità espressamente croate, come nei distretti di Pinguente e di Pisino. L’organo esecutivo del Ministero (Direzione generale), che aveva sede a Volosca, svolse un ruolo di coordinamento tra il governo repubblicano/federale e i comitati popolari di base anche in fatto di opzioni per la cittadinanza italiana. Gli eventi più importanti di tale periodo furono infatti la rottura della Jugoslavia con il Cominform e la massa delle opzioni a favore della cittadinanza italiana. Il quarto capitolo esamina le durissime reazioni della autorità popolari nei confronti di questi due contemporanei fenomeni: reazioni che colpirono le varie componenti nazionali residenti sul territorio, ma le cui conseguenze negative risultarono evidenti soprattutto nei confronti di quella italiana. Strettamente connesso alle opzioni respinte fu il fenomeno delle fughe clandestine, che si manifestò via mare, in particolare dalle isole del Quarnero, ma di frequente anche via terra. Le fughe clandestine, ma anche il semplice sospetto di fuga, oppure il favoreggiamento, furono perseguiti con solerte impegno dalla polizia jugoslava, in quanto considerate reati di massima gravità, con pene che potevano arrivare a dieci anni di lavori forzati. Il problema delle opzioni è poi correlato alla questione del Cominform, che esplose in tutta la sua gravità proprio in quel periodo. La rottura con Mosca nel 1948 portò qui alla frattura definitiva fra i comunisti italiani e il comunismo jugoslavo. Nei confronti dei “cominformisti” le autorità jugoslave avviarono una violenta epurazione, che lasciò ai comunisti italiani schieratisi con Stalin la sola via dell’emigrazione, attraverso la richiesta d'opzione quale possibilità di scampare ai processi, alle condanne al “lavoro socialmente utile” e alla deportazione nel campo di prigionia dell’Isola Calva (Goli Otok). Man mano che i dirigenti jugoslavi ampliarono il terreno dello scontro, ritenendolo non più solo questione di partito, ma attacco alla sovranità nazionale, la repressione anticominformista toccò anche tutti coloro che esprimevano una posizione critica sulle dure condizioni economiche del paese o facevano resistenza nei confronti della politica degli ammassi e delle cooperative agricole; indipendentemente dalla nazionalità, ne furono coinvolti tutti i contadini che rifiutavano o che chiedevano di uscire dalle cooperative agricole, che dal 1949 avevano registrato uno sviluppo forzato con la politica della collettivizzazione delle campagne. E’ da rilevare infine la doppiezza dell’atteggiamento assunto dalle autorità che, da una parte cercarono di contenere l’esodo, mettendo in campo misure repressive per ostacolarlo che si rivelarono errate e controproducenti, e dall’altra, invece, lo favorivano attuando una politica che era chiaramente volta a espellere una componente nazionale la cui presenza avrebbe potuto, in futuro, mettere in discussione i nuovi confini.
Description: 2013/2014
URI: http://hdl.handle.net/10077/11008
NBN: urn:nbn:it:units-13906
Appears in Collections:Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche

Files in This Item:
File Description SizeFormat 
moscarda_phd.pdfTesi dottorato 1.68 MBAdobe PDFView/Open
Show full item record


CORE Recommender

Page view(s)

1,191
checked on Feb 21, 2018

Download(s)

664
checked on Feb 21, 2018

Google ScholarTM

Check


This item is licensed under a Creative Commons License Creative Commons