Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/11444
Title: STRATEGIE PER LA RICERCA VALUTATIVA NEL PRIVATO SOCIALE
Authors: PARRA SAIANI, PAOLO
Issue Date: 24-Mar-2003
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: 
Negli ultimi anni si è manifestata anche in Italia una crescente attenzione nei confronti della valutazione. Le opere in tema già presenti sulla scena editoriale italiana si concentravano su alcuni aspetti specifici della pratica della valutazione, dando spesso per scontati i presupposti teorici di riferimento, da rintracciare tra la copiosa letteratura straniera - prevalentemente statunitense. Il processo di avvicinamento di studiosi afferenti a discipline diverse ad un tema multidisciplinare qual è la valutazione è passato attraverso numerosi convegni e pubblicazioni, che hanno favorito la divulgazione delle tematiche proprie della valutazione, senza però giungere ad una vera e propria diffusione di conoscenze comuni o- quanto meno- ad un linguaggio condiviso. Tale lacuna sembra colmata, almeno in parte, da alcuni volumi recentemente pubblicati da autori che hanno percepito l'assenza - o per lo meno la carenza - di una base di appoggio, di un humus concettuale e termino logico. Gli sviluppi - anche recenti - della ricerca valutativa si sono tuttavia limitati all'ambito prevalentemente empirico, al concreto funzionamento e agli esiti ed effetti prodotti dai vari interventi, trascurando l'ambito normativo ed il riferimento a princìpi e corsi di azione da intraprendere per raggiungere finalità diverse. Proprio il notevole successo - accademico e non - riportato dalla valutazione in Italia negli ultimi anni, apre un ulteriore orizzonte di studi: quello della valutazione applicata alle organizzazioni di volontariato che erogano servizi radicati a livello comunitario. L'importanza di tali organizzazioni nei processi di ridefinizione del welfare state, la scarsità delle risorse disponibili e la necessità di rendicontare gli investimenti effettuati, fanno sì che sempre più spesso si conducano ricerche valutative su azioni organizzative che mal si adattano a quella che spesso è considerata dai principali attori sociali coinvolti poco più di una moda passeggera. D'altronde, ci si potrebbe chiedere, perché valutare dei volontari? Non è sufficiente il loro impegno? O che aiutino la crescita della comunità, attraverso la creazione o la diffusione di capitale sociale? Il presente lavoro è stato pensato per rispondere - tra le altre che verranno esplicitate successivamente - a tali domande. Non ci si pone l'obiettivo di valutare una o più organizzazioni di volontariato, di terzo settore, non-profit o di privato sociale - si vedranno oltre le implicazioni e gli assunti della scelta di una di queste espressioni. Si vogliono definire, sebbene non esaustivamente, le linee epistemologiche e metodologiche secondo le quali condurre una valutazione nel campo sociale così delineato, capaci di cogliere le specificità relazionali del 'prodotto'. Nel primo capitolo si sono esaminate questioni di ordine prettamente metodologico, considerazioni orientate, tuttavia, dalle domande che sorgono dallo specifico campo di ricerca: quali le conseguenze della predominanza di processi cognitivi basati sulla conoscenza tacita, della non-esplicitazione degli obiettivi e dell'incidenza degli effetti inattesi. Si è ritenuto necessario esaminare i vari disegni e stili di ricerca, così come le diverse classificazioni presenti in letteratura relative all'attività valutati va. Si è poi avanzata una classificazione relativa alle tecniche di analisi solitamente usate nella ricerca (non solo valutativa), per giungere alla proposta nota come triangolazione. Il secondo capitolo è destinato a chiarire alcuni aspetti sostantivi relativi al ruolo ed alle specificità di quanto è comunemente denominato volontariato ed alle sue Paolo P arra Saiani- Strategie per la ricerca valutativa nel privato sociale - Abstract ripercussioni sul capitale sociale. La complessità e la multidimensionalità dei referenti del processo valutativo hanno ancor più intense ripercussioni sulla valutazione dei servizi relazionali. Nell'ambito delle politiche sociali si scontano molte confusioni concettuali, terminologiche ed operative che certo non facilitano l'avvio di un ripensamento complessivo, di ampio respiro, sull'area nel suo complesso. Si riscontra una consistente carenza d'informazione tanto che è arduo identificare l'esito dei servizi alla persona ed esplicitarlo senza ridondanze o indebiti riduzionismi. La peculiarità dei servizi alla persona consiste nella loro immaterialità ed intangibilità; da questa prima caratteristica ne seguono altre: coincidenza tra prodotto e servizio; - negoziabilità dei criteri; scarsità delle risorse economiche, temporali e umane; - dipendenza da riconoscimenti, giudizi e abilità taciti. Le specificità dei servizi alla persona sono ancora più accentuate se sono coinvolti gli attori del privato sociale, il cui operato è necessario valutare quando la fruizione dei beni e servizi prodotti dall'organizzazione è non più solo interna, ma esterna, sottoposta alla valutazione di finanziatori e utenti. La necessità di operativizzare concetti dai confini estremamente labili e - spesso - caratterizzati da una certa qual confusione a livello teorico, ha richiesto un approfondimento delle sue varie dimensioni attraverso più tecniche e strumenti di ricerca, concretizzando sul piano empirico ed operativo l'ormai 'leggendaria' triangolazione delle tecniche di ricerca. Per approfondire tali temi sul piano empirico, il terzo capitolo riporta i risultati dell'indagine condotta sulle organizzazioni di volontariato operanti nell'ambito della promozione culturale con attività rivolte - in particolare ma non in via esclusiva - alla popolazione anziana. A tal fine, ci si è soffermati su alcuni interrogativi ritenuti fondamentali per comprendere quali elementi dovrebbero essere considerati nella 'normale' attività valutativa: a) motivazioni e modalità di costituzione delle Università della terza età, individuando gli elementi strutturali e contestuali alla base della storia delle associazioni ed i fattori che hanno contribuito alla loro affermazione; b) secondo quali percorsi le diverse associazioni si sono sviluppate, attraverso quali trasformazioni sono riuscite a realizzare i propri obiettivi: al di là dell'eterogeneità delle esperienze associative, emergono linee di sviluppo tipiche dell'associazionismo culturale, capaci di accomunare tali esperienze, diversificandole da altri fenomeni associativi simili? c) dinamiche istituzionali all'interno delle associazioni e nei loro rapporti con l'esterno; d) punti di svolta e di criticità della vita delle associazioni, con particolare attenzione alla loro capacità progettuale; e) capacità di promuovere capitale sociale attraverso il contatto con altri enti, associazioni, ed attraverso la capacità di stimolare i singoli individui ad attivarsi nella propria comunità. Per condurre gli studi di caso sono state selezionate quattordici realtà associative per disporre di una visione ampia e differenziata delle Università della terza età. Non ci si è proposti di descrivere esaustivamente e nei minimi dettagli la realtà delle UTE, Paolo P arra Saiani- Strategie per la ricerca valutativa nel privato sociale - Abstract quanto - attraverso i quattordici studi di caso - individuare le tendenze evolutive emergenti che possano offrire indicazioni significative all'analisi teorica e valutativa. Le organizzazioni di privato sociale esaminate - pur agendo secondo modalità d'intervento promozionale - a differenza di quanto rilevabile in altri settori non sembrano proporsi come promotori di un network, di un circuito di rapporti stabili, se non totalmente circoscritto all'ambito di uno stesso settore d'intervento. Per la maggior parte delle esperienze considerate, le relazioni con le istituzioni pubbliche si limitano alla contrattazione per la concessione dei locali nei quali operare, la collaborazione con altre organizzazioni di volontariato e di terzo settore sono pressoché inesistenti, il contributo dal mondo accademico si concretizza solo attraverso l'impegno di singoli docenti. Pur in assenza di un processo di costruzione di network dall'alto, tuttavia, si crea una sorta di fiducia diffusa, dal basso: la fiducia che transita all'interno di queste organizzazioni di comunità tende a estendersi anche ai membri di altre realtà con le quali si è stabilito il dialogo e la cooperazione, qualificando le associazioni di volontariato come 'diffusori di fiducia', come entità che attraverso la propria azione rendono possibile l'espandersi dei principi di reciprocità anche a sfere a sé esterne.
Description: 
2001/2002
Type: Doctoral
URI: http://thesis2.sba.units.it/store/handle/item/13047
http://hdl.handle.net/10077/11444
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