Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/11465
Title: L'INFLUSSO DEI MARCATORI SOMATICI SUI PROCESSI COGNITIVI: EVIDENZE COMPUTAZIONALI E SPERIMENTALI
Authors: STOCCO, ANDREA
Issue Date: 22-Apr-2005
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: 
L'influsso delle emozioni sulla cognizione centrale è stato ampiamente documentato nelle neuroscienze cognitive. La principale spiegazione al riguardo è la cosiddetta ipotesi del marcatore somatico (Damasio, 1994; 1996), che estende la cosiddetta teoria di James-Lange sull'origine somatica delle emozioni. Secondo D amasi o ( 1994 ), le emozioni nascono dalla percezione dei mutamenti degli stati corporei che costituiscono le reazioni primarie agli stimoli emotigeni. Queste reazioni rimangono poi associate alle rappresentazioni degli stimoli stessi, diventandone marcatori somatici. Questi marcatori possono poi venire riattivati in presenza di situazioni simili a quelle che li hanno originati. La maggior parte delle conferme di questa congettura, come anche alcuni risultati ad essa contrari, proviene da una serie di esperimenti condotti con un paradigma di decisione noto come Gambling Task (Bechara, Damasio, Tranel & Anderson, 1994). In questo compito, i partecipanti devono compiere delle scelte ripetute da un insieme di quattro mazzi di carte. Ogni scelta porta ad una vincita certa, la cui grandezza dipende dal mazzo. In maniera imprevedibile e stocastica, alcune vincite possono essere seguite da perdite monetarie più o meno intense. Le perdite sono predisposte strategicamente, in modo che i mazzi associati alle vincite immediate maggiori siano anche quelli che, in virtù di perdite superiori, sono più svantaggiosi nel lungo periodo. Bechara et al ( 1994) hanno mostrato che, mentre i partecipanti san1 finiscono per scegliere dai mazzi più vantaggiosi, a dispetto delle loro minori vincite immediate, i pazienti con lesioni orbitofrontali perseverano in una condotta svantaggiosa da punto di vista razionale. L'ipotesi del marcatore somatico spiega la prestazione dei partecipanti normali e di pazienti ipotizzando (l) che la parte orbitofrontale della corteccia sia necessaria all'acquisizione dei marcatori e. che (2) questi svolgano un ruolo implicito nel guidare il comportamento delle persone. A riprova di quest'ultimo assunto, Bechara et al. (1997) hanno mostrato che alcune risposte fisiologiche, interpretate come indici dell'attività dei marcatori somatici, si manifestano nei partecipanti sani prima dell'esecuzione di scelte svantaggiose, e prima che gli individui diano prova di possedere conoscenze esplicite della strategia da adottare. Per analizzare l'ipotesi del marcatore somatico è utile dividerla in due componenti. La prima è una spiegazione dell'origine delle emozioni a partire dalle rappresentazioni somatiche, e costituisce una versione moderna della teoria di James (1884). La seconda concerne il modo in cui emozione e processi cognitivi interagiscono, con particolare riguardo al supposto ruolo implicito (e dunque inconscio) svolto dai marcatori, e alla specifica funzione svolta dalla parte orbitofrontale della corteccia. Quest'ultima componente non riesce a rendere conto dei risultati degli esperimenti di Tomb, Hauser, Deldin & Caramazza (2002) e di Maia & McClelland (2004) che, a differenza di quanto postulato nell'ipotesi di Damasio (1994), hanno mostrato come le prestazioni dei partecipanti normali nel Gambling Task dipendano più dalle conoscenze esplicite del compito che essi hanno acquisito, che dalla supposta azione implicita dei marcatori somatici. Tutti questi risultati possono essere spiegati ricorrendo ad una revisione della teoria del marcatore somatico. Ho ipotizzato che il ruolo della corteccia orbitofrontale fosse quello di creare associazioni contestuali tra la rappresentazione delle azioni e le loro conseguenze e, soprattutto, che questa maggiore associazione faciliti il recupero automatico e spontaneo di informazioni su eventuali esiti negativi. L'effetto delle emozioni si manifesterebbe, quindi, senza alcun ricorso alla cognizione implicita. Al contrario, esso faciliterebbe la rappresentazione esplicita di eventuali esiti negativi, rendendone più rapida l'elaborazione e l'integrazione in strategie di decisione. Partendo da questa ipotesi di lavoro, ho realizzato un modello computazionale funzionale - implementato nell'architettura cognitiva ACT-R (Anderson & Lebiere, 1998) - che permette di spiegare in maniera estensiva le prestazioni ottenute nel Gambling Task sia dai partecipanti sani, sia da pazienti con diversi tipi di lesione. Ho paragonato i risultati delle simulazioni con i dati comportamentali riportati In letteratura, mostrando come essi siano qualitativamente e quantitativamente simili. In particolare, il modello permette di simulare la prestazione dei partecipanti sani e dei pazienti orbitofrontali (Bechara et al., 1994), dei pazienti con lesioni all'amigdala (Bechara, Damasio, Damasio & Lee, 1999) e, infine dei pazienti con lesioni alla parte dorsolaterale della corteccia prefrontale (Bechara, Damasio, Tranel & Anderson, 1998). In quest'ultimo caso, il modello che ho realizzato permette di riprodurre la doppia dissociazione tra prestazioni in compiti di memoria di lavoro e prestazioni nel Gambling Task che si osserva tra tali pazienti e quelli affetti da lesioni orbitofrontali. Infine, la funzione della corteccia orbitofrontale che il modello sottende è compatibile anche con i risultati sperimentali ottenuti da Camille et al. (2004) in un diverso compito di scelta, dove veniva evidenziata una specifica insensibilità dei pazienti orbitofrontali a provare sentimenti di rammarico, a fronte di reazioni normali a perdite e vincite. Nell'ultima parte della tesi, ho messo a confronto le differenti implicazioni del modello proposto e dell'ipotesi del marcatore somatico in due esperimenti condotti su partecipanti sani. Il primo esperimento permette di determinare se il contributo dei marcatori somatici nei compiti di scelta si manifesti durante la codifica degli esiti delle scelte intraprese, oppure nel processo di recupero degli esiti che si suppone avvenire durante la fase di scelta. Il modello prevede che la fase critica sia quella di codifica, e che, una volta codificate e opportunamente associate, il recupero delle informazioni sia pressoché automatico, almeno in presenza degli indizi contestuali opportuni. Questa previsione è confermata dai risultati dell'esperimento, in cui si osserva come un compito interferente influisca negativamente sulla codifica, ma non abbia effetti significativi sui processi di recupero. Anche le latenze dei partecipanti si conformano alle previsioni del modello, risultando minori in seguono ad una peggiore codifica. Il secondo esperimento permette di analizzare, tramite una procedura di dissociazione, il decorso temporale del diverso impatto delle emozioni sulla cognizione implicita ed esplicita. I risultati confermano quanto già affermato da Maia & McClelland (2004 ), vale a dire che le conoscenze acquisite dai partecipanti sono di natura esplicita, in netto disaccordo con quanto ipotizzato da Bechara et al. (1997). Tuttavia, un'analisi più sensibile ha messo in luce una significativa tendenza dei partecipanti a perseverare sui mazzi considerati vantaggiosi -tendenza che sfugge al controllo volontario. L'esistenza di questa propensione implicita è in contrasto con quanto sostenuto da Maia & McClelland (2004). È invece compatibile (e, anzi, ne costituisce una previsione) con l'ipotesi che ha ispirato il modello, vale a dire l'esistenza di una fase automatica di recupero delle conoscenze, influenzata dalle associazioni in precedenza create dalla corteccia orbitofrontale. L'ipotesi del marcatore somatico è in conflitto con alcuni risultati sperimentali, ma è possibile rivederla in modo da renderla compatibile con essi. A differenza di quanto postulato da Bechara et al. (1997), ho ipotizzato che le tracce emotive codificate sotto forma di marcatori somatici non agiscono implicitamente, ma, anzi, permettono l'elaborazione cosciente delle informazioni. Questa modifica della teoria è legata ad una revisione del ruolo della corteccia orbitofrontale, e permette anche di specificare in maggior dettaglio il processo per cui le emozioni influenzano la cognizione, relegando i processi impliciti alla fase di recupero degli esiti precedente. La congruenza di questa nuova ipotesi con i dati sperimentali già acquisiti è stata sondata per mezzo di simulazioni al calcolatore, mentre alcune sue conseguenze sono state testate e confermate sperimentalmente.
Description: 
2003/2004
URI: http://thesis2.sba.units.it/store/handle/item/13076
http://hdl.handle.net/10077/11465
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