Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/11502
Title: L'ARCIPELAGO DELLE FALKLAND/MALVINE: UN PROBLEMA GEOPOLITICO E GEOSTRATEGICO
Authors: CIVIDIN, DONATELLO
Issue Date: 1-Mar-2006
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: 
L'Arcipelago delle Falkland/Malvine è composto da due isole maggiori, dell'ampiezza del Trentino Alto Adige e da circa ottocento isolotti minori. Posto all'estremità inferiore del Continente Sudamericano e a circa 400 chilometri dalla costa patagonica, è uno dei pochi territori senza substrato culturale precolombiano di tutta l'area. Il clima è atlantico: a causa,del freddo vento antartico éhe perennemente soffia sull'Arcipelago, la vegetazione è costituita da alte erbe con completa assenza di specie arboree. Avvistato dai Grandi navigatori europei durante le esplorazioni del XVI secolo, l'Arcipelago venne colonizzato soltanto verso metà del '700 dal francese de Bougainville, e da marinai - coloni provenienti da Saint Malò, da cui il nome Malouines, poi diventato Malvinas per gli spagnoli. L'insediamento, Port Louis, era sito nell'isola principale ed era composto da un forte e poche case di fango per i coloni. I consulenti del re di Francia avevano individuato per primi l'importanza geostrategica delle Isole, da utilizzare come base per la riparazione dei vascelli che avevano doppiato Capo Horn e per controllare il traffico marittimo in transito tra i due Oceani. La Corona di Spagna, preoccupata dalla presenza di una base francese così vicina alle sue coste sudamericane, pretese l'immediata restituzione di ciò che, richiamandosi al cinquecentesco Trattato di Tordesillas, era un suo territorio. La Francia cedette l'insediamento agli spagnoli, senza conflitto, ma chiedendo un risarcimento per le opere costruite. Nel frattempo anche l'Ammiragliato inglese aveva colto il valore strategico delle Isole, e ad insaputa degli spagnoli, aveva insediato un forte ed una piccola guarnigione, Port Egmont, sull'isola occidentale. Qualche anno dopo una nave inglese incrociò una nave spagnola nei pressi delle isole e la presenza degli inglesi venne scoperta. Una possente forza armata spagnola, proveniente da Buenos Aires, prese possesso dell'insediamento inglese ma soltanto la mediazione del re di Francia non fece sfociare in conflitto quella scaramuccia. Le Isole rimanevano spagnole e gli inglesi lasciarono il territorio. La gestione spagnola delle Isole si trasformò ben presto in abbandono del territorio e si dovette attendere il primo decennio del XIX secolo per l'arrivo di nuove comunità stanziali, eredi degli spagnoli, ormai ritiratisi dal continente Latinoamericano. La nuova Repubblica del Mar de la Plata prese possesso delle Isole inviandovi mandriani, contadini, pescatori e un piccolo contingente militare. In quegli anni la Gran Bretagna stava raggiungendo il suo apice come Potenza commerciale e coloniale e, in un'ottica di acquisizione dei territori prossimi ai punti di controllo delle rotte navali, le Isole Malvine rappresentavano tali caratteristiche. Il 4 gennaio 1833. la corvetta britannica HMS Clio sbarcò i suoi Royal Marines che costrinsero alla resa la guarnigione argentina. Iniziava il periodo inglese delle Isole Falklands, così chiamate dal nome di un Tesoriere della Royal Navy. Le proteste argentine per la spogliazione del loro territorio furono immediate, ma, per ragioni politiche, il Presidente argentino Rosas preferì mantenere nei confronti degli inglesi un atteggiamento cauto. Le posizioni tra Argentina e Gran Bretagna erano fiorenti sugli aspetti della penetrazione economico-commerciale nel paese sudamericano mentre sull'argomento Falkland/Malvine rimasero su posizioni alterne, con periodi in cui da parte britannica si dichiarava il totale diniego sulla sovranità delle Isole, ad altri, come quando durante la seconda guerra mondiale sperava nell'intervento armato argentino al loro fianco, in cui si prospettavano aperture e possibilità di accordo. La controversia continuò tra i giuristi dei due paesi fino agli anni sessanta. L'Argentina vantava diritti derivanti dal principio dell' "uti possidetis juris", principio largamente applicato tra gli Stati sorti delle colonie spagnole, in cui si prevedeva che il territorio coloniale della Corona di Spagna venisse riportato nei territori degli Stati neo costituiti ricalcando esattamente la precedente suddivisione regionale. La Gran Bretagna si opponeva rimarcando come gli spagnoli lo avessero abbandonato, una sorta di "res nullius", dal quale ogni pretesa di subentro in un diritto ereditato sarebbe stata infondata. Tale giustificazione appariva debole anche al Foreign Office e, negli anni successivi al secondo conflitto mondiale, la Gran Bretagna utilizzò una nuova forma giuridica integrata nel Diritto internazionale: la prescrizione acquisitiva od usucapione. Anche questa giustificazione serviva più come alibi all'opinione pubblica britannica sull'usurpazione del 1833 che per ottenere un reale vantaggio giuridico sull'Argentina. Inoltre l'applicazione nel campo internazionale del principio di usucapione, tipico del Diritto privato, era stato oggetto delle critiche di illustri giuristi. Anche accettando tale principio su base internazionale, fondandosi esso essenzialmente sull'inerzia della controparte nella rivendicazione del territorio conteso, ciò non si prefigurava nello specifico caso, avendo l'Argentina espresso in ogni sede ed in ogni occasione le sue argomentazioni per ottenere la restituzione dell'Arcipelago. L'Argentina si rivolse all'Assemblea delle Nazioni Unite, sull'onda del grande dibattito che si stava sviluppando sulla decolonizzazione. L'ONU riconobbe le tesi argentine e con la Risoluzione 2065 del 1965 il caso delle Falkland/Malvine venne inquadrato in un contesto coloniale. La risposta britannica era fondata sulle stesse argomentazioni che le stesse Nazioni Unite avevano deliberato e più precisamente Londra si richiamava al principio di autodeterminazione dei popoli, confidando nel pieno appoggio degli isolani, di etnia prevalentemente anglosassone. La disputa si pose quindi su due aspetti insormontabili e, sebbene le successive delibere dell'ONU dessero piena ragione alle tesi argentine, non potevano che auspicare una soluzione mediata tra le parti, non avendo alcun altro strumento per forzare il Regno Unito a restituire l'Arcipelago agli argentini. Le. trattative proseguirono in un contesto di parziale abbandono da parte britannica degli abitanti delle Isole, che producevano principalmente lana e che si rifornivano dei necessari materiali e mezzi dalle cittadine della vicina costa continentale sudamericana. La particolarità strategica dell'Arcipelago era stata confermata nel corso delle due guerre mondiali, in due episodi che videro l'annientamento della flotta germanica del Pacifico in rotta verso l'Europa nel 1914 e nel 1939 la caccia alla nave corsara tedesca GrafSpee, costretta all'autoaffondamento nei pressi delle acque neutrali uruguayane dalle navi inglesi partite dalle F alklands; anche durante la Guerra fredda le Isole diedero il loro contributo strategico quale base di controllo delle rotte meridionali della flotta sovietica e per la creazione di un sistema di blocco nel caso il Canale di Panama fosse stato interdetto all'utilizzo. Inoltre l'Arcipelago e le altre Dipendenze australi della Corona britannica permettevano, e permettono, la proiezione degli interessi inglesi sul continente antartico. Nei primi anni ottanta l'Argentina stava attraversando uno dei periodi più difficili della sua storia, con una Junta militare al potere che, per contrastare la penetrazione marxista nel paese, utilizzò metodi repressivi culminati nel fenomeno dei desaparecidos. Quando la tensione raggiunse limiti ormai ingestibili dai militari, questi ricorsero al richiamo ali 'unità nazionale, invadendo le Isole contese. Già dagli anni cinquanta il Presidente Peròn utilizzò il tema delle Malvinas per ottenere il consenso popolare,' che venne inserito nei programmi scolastici e divulgato presso l'opinione pubblica argentina tramite i mass media. L'invasione argentina delle Malvinas ebbe l'effetto che i militari si attendevano ed anche le opposizioni più radicali si dimostrarono a favore della dittatura militare. L'Inghilterra invece considerò l'azione armata argentina, che non aveva provocato nessuna vittima britannica, un affronto e, sebbene la maggioranza degli inglesi immaginasse che le Falklands fossero delle isole britanniche al largo della Scozia, il governo conservatore di Londra pretese l'immediata restituzione da parte argentina mentre stava inviando una imponente flotta verso l'Atlantico meridionale, nella sua ultima guerra coloniale. Lo scontro avvenne dopo le fallite mediazioni internazionali, specialmente del Segretario di Stato statunitense che doveva trovare una soluzione diplomatica tra due paesi alleati degli Stati Uniti. I combattimenti si svolsero in mare, per cielo e per terra, coinvolgendo le forze dei due paesi, in una nuova guerra tecnologica ed in una zona d'operazioni molto limitata. La vittoria britannica fu netta, nonostante il grande valore dell'aviazione argentina che si oppose ali' avversario nel modo più appropriato. Il dopoguerra per gli abitanti delle Isole contese riservò un miglioramento inaspettato. La guarnigione britannica sulle Isole si ampliò e vennero costruite quelle infrastrutture necessarie alla partenza dello sfruttamento delle risorse che l'Arcipelago custodiva. Si iniziò la ricerca di giacimenti di idrocarburi ma la risorse minerarie non diedero effetti immediati, mentre la vendita di licenze ittiche a vascelli da pesca d'alto mare provenienti da Giappone, Taiwan ed Europa, subordinate al ferreo controllo delle forze armate britanniche sull'isola, diedero un tale gettito fiscale alla piccola economia isolana da farla diventare in vent'anni l'unico Territorio d'Oltremare della Corona britannica economicamente indipendentè. Grazie a questo deciso incremento economico le attività dei 2.200 abitanti dell'Arcipelago si sono moltiplicate e la qualità della vita si è stabilizzata ed è una tra le migliori al mondo, in un ambiente virtualmente senza criminalità e senza inquinamento. Acquisita anche la piena cittadinanza britannica, gli isolani sperano di abitare in una specie di Eden australe, paragonabile all'Islanda, con.una popolazione che potrà raggiungere i 20.000 abitanti e in un clima di buoni rapporti diplomatici con l'Argentina aspirare ad una completa indipendenza da Londra sia pure all'interno del Commonwealth britannico.
Description: 
2004/2005
Type: Doctoral
URI: http://thesis2.sba.units.it/store/handle/item/13228
http://hdl.handle.net/10077/11502
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