Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/11524
Title: POLITICHE NAZIONALI E MASS MEDIA A CONFRONTO: LE SOCIETA' E LA TUTELA DEI MINORENNI
Authors: DAMELE, DANIELE
Issue Date: 1-Mar-2006
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: 
La televisione è in molti paesi il medium più utilizzato dai ragazzi. Guardare la TV è infatti divenuta nel tempo una delle attività preferite tra i più giovani. In molti Paesi, durante i weekend e le vacanze scolastiche, la media delle ore trascorse davanti alla TV sembra almeno raddoppiare se si paragona agli ascolti che si registrano durante la settimana. La somma delle ore che il ragazzo ha dedicato alla TV prima di arrivare alla scuola media superiore di secondo grado, varia leggermente da Paese a Paese, con poche eccezioni, e supera di gran lunga - nella maggior parte dei casi - il numero delle ore passate a scuola. Accanto alla televisione si sta diffondendo sempre più tra i bambini e i giovani un altro mezzo di comunicazione, internet, anche se non andrà sottovalutata nemmeno la diffusione dei videogiochi e della telefonia cellulare. La tesi si propone di analizzare e porre a confronto le politiche nazionali e questi due strumenti comunicativi (Tv e internet) verificando ruoli e impostazioni delle differenti società in relazione alla tutela dei minorenni. I bambini sotto i 12 anni passano in media dalle 20 alle 22 ore a settimana di fronte alla televisione e questo numero di ore è uguale a quelle che passano a scuola. Gli adolescenti - come del resto gli adulti - guardano più di 20 ore a settimana la tv e delle differenze si rilevano solo in relazione a una più limitata diffusione del mezzo televisivo in case di popolazioni più povere. Gli adolescenti - il 92% delle femmine e il 95% dei maschi - guardano la Tv da 1 a 3 ore al giorno pur essendoci una significativa differenza di genere rispetto alla scelta dei programmi: la preferenza dei ragazzi si orienta per lo più ai programmi sportivi (circa 58%), seguiti dalle sit-com comiche (circa 28.5%), mentre le scelte delle ragazze sono più indirizzate alle sit-com comiche (circa 43%) e alle Tv musicali (24%). Tuttavia, nonostante i dati sopra riportati sembrino esprimere un interesse primario da parte dei ragazzi net, confronti della televisione questa attività quasi mai preclude la possibilità di svolgerne delle altre a cominciare dalla navigazione in internet. I giovani sembrano sempre avere una naturale tendenza a seguire programmi di intrattenimento, sebbene abbiano poi una scarsa capacità di analizzare i programmi televisivi da un punto di vista artistico. Grazie ad una ricerca effettuata in Russia nel 1997 su alcuni studenti si riscontrò che 1'87.5% degli studenti preferiva i programmi di intrattenimento piuttosto che quelli di informazione, scelti solo dal 69.4%. Inoltre, 1'81.3% dei ragazzi mostrava un grande interesse per i programmi americani che trattavano argomenti come l'amore, le relazioni personali e l'avventura, mentre pochissimi (3%-8%) erano interessati ai programmi scientifici, di ecologia, di politica etc. Questa netta preferenza dei ragazzi nei confronti dell'intrattenimento rivela, non solo i tipici gusti degli adolescenti, ma ci rende ancora più consapevoli delle politiche perseguite dalla maggior parte dei programmi televisivi: intrattenere i telespettatori. Infatti, la televisione appare in molti casi come il medium di intrattenimento più pervasivo e guardare la Tv è il modo di rilassarsi e divertirsi più comune. Da un'altra ricerca effettuata sui bambini greci, emerge chiaramente quanto ai bambini piaccia seguire la narrazione di storie attraverso la televisione. Gli stessi bambini che guardano la Tv per quasi tre ore al giorno, amano anche farsi raccontare storie da un genitore o un insegnante e il 92% dei ragazzi intervistati dice di preferire di gran lunga ascoltare e seguire storie alla televisione poiché sono rese più vivaci dalla presenza dei personaggi, dal contesto che questi ultimi hanno attorno, etc. La tesi mira, quindi, a porre in luce la necessità di una programmazione televisiva specifica ed appropriata per i più piccoli. I contesti sociali nei quali i bambini ricevono i contenuti televisivi sono, infatti, importanti quanto i contenuti stessi. Se molti si concentrano sulle modalità del consumo televisivo, pochi sono interessati dallo studiare il contesto all'interno del quale avviene l'esperienza quotidiana della fruizione televisiva. La costruzione del significato di un particolare testo televisivo non consiste esclusivamente nel guardare materialmente il programma, ma dipende in gran parte dai conseguenti processi sociali di discussione ed elaborazione del materiale visto. La pratica del consumo televisivo è infatti legata a reti di rapporti e di interazioni sociali che costituiscono aspetti vitali nella ricerca su bambini e media. Una ricerca realizzata in Colombia nel 1992 nell'area urbana di Bucaramanga, dimostrava le influenze negative della televisione sulla vita dei bambini. Alle domande su quanto e che peso esercitasse la televisione sul loro comportamento sociale, sui loro valori e bisogni vitali, sull'identità personale e nazionale etc., hanno risposto che la TV implicava quattro conseguenze principali: l'americanismo dei programmi televisivi confezionati all'estero che non incoraggiano affatto un sentimento di identità nazionale per via dei modelli di vita e delle idee proposte e non ispirano decisamente un interesse verso la cultura e la musica del proprio Paese. Il secondo punto toccato era relativo alla violenza. Se naturalmente è necessario che i bambini siano consapevoli della violenza esistente nel loro e negli altri Paesi, tuttavia questa è spesso resa centrale all'interno di molti film e prodotti televisivi. Addirittura i cartoni sono pieni di elementi di aggressività. I programmi televisivi violenti possono, peraltro, rinforzare le tendenze aggressive dei bambini e suggerire loro che la violenza possa essere una percorribile - se non l'unica - via di risoluzione dei conflitti. La terza questione è stata il creare nei bambini bisogni artificiali. Una società consumistica crea bisogni artificiali e così i pubblicitari giocano sulle emozioni e sui sentimenti dei bambini con l'obiettivo di aumentare le vendite. Il modo per raggiungere questi obiettivi commerciali è, infatti, quello di sfruttare i bambini che possono essere facilmente persuasi. Il quarto tema toccato è quello del denaro come valore assoluto della vita. La televisione fa credere ai ragazzi che per essere intelligenti e felici nella vita bisogna possedere molte cose e soprattutto molto denaro. Difficilmente si fa riferimento a valori come il lavoro, la creatività, l'onestà e la solidarietà, che sono, invece, elementi essenziali per il progresso nella vita dei bambini. Anche una ricerca sulla realtà nigeriana, presentata al Summit di Toronto nell'anno 2000, solleva il caso su quanto i media influenzino la percezione che i bambini hanno dell'immagine femminile. Sebbene infatti non siano molte in Nigeria le famiglie con una TV in casa, l'esposizione dei bambini ai media è piuttosto alta nelle aree urbane. E nonostante l'immagine della donna sia proposta dai media in modo molto irrealistico, i più piccoli sembrano comunque influenzati da questa prospettiva nella percezione che hanno del contesto in cui vivono. L'esposizione ai media; Tv e internet in primis può, pertanto, provocare definizioni devianti della realtà che possono portare i bambini a percepire la realtà mediata come "normale".
Description: 
2004/2005
URI: http://thesis2.sba.units.it/store/handle/item/13331
http://hdl.handle.net/10077/11524
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