Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/11532
Title: Licheni epifiti come biomonitors dell'alterazione ambientale. Influenza delle variabili ecologiche sulla diversità lichenica.
Authors: GIORDANI, PAOLO
Issue Date: 20-Apr-2004
Publisher: Università degli studi di Trieste
Abstract: Questo studio si propone di dimostrare come un modello schematizzato della diversità lichenica epifita sia in grado di fornire risposte diversificate su vari aspetti dello stato dell'ambiente e sugli effetti della gestione antropica delle risorse naturali, discernendo la variabilità del dato dovuta a fattori ambientali da quella effettivamente rapportabile agli effetti dell'inquinamento o comunque delle attività umane. Il rilevamento di 165 stazioni di campionamento m diversi habitat in tutto il territorio regionale ligure, ha permesso di segnalare complessivamente 196 specie licheniche, di cui 18 specie nuove per la Liguria. È probabile che l'indagine accurata di habitat particolarmente favorevoli, come ad esempio oliveti e castagneti da frutto, e di aree ancora relativamente poco esplorate (es. Alpi Liguri) permetta di migliorare ulteriormente le conoscenze floristiche. Il modello statistico ricavato dai dati rilevati evidenzia che i principali fattori che influenzano la diversità lichenica epifita in Liguria sono climatici (in particolare precipitazioni e temperatura). La stima del contributo di queste variabili, permette di valutare con più precisione l'effetto degli altri fattori indagati (quali gestione forestale, inquinamento atmosferico, incendi boschivi e trattamenti fitosanitari) che influiscono sulla diversità in misura diversa nella regione e sulle specie licheniche. La distribuzione delle specie licheniche epifite è disomogenea. Esistono habitat a bassa diversità che occupano la maggior parte del territorio e habitat ad alta diversità (hotspot) dove è concentrata la maggior parte delle specie rare. L'analisi della flora licheni ca e delle condizioni ambientali ha permesso di stabilire le principali cause di variabilità (sia naturali, sia antropiche) per ciascun habitat. Oliveti, boschi maturi di castagno e aree non forestate rurali sono gli habitat più idonei per i licheni epifiti in Liguria, mentre aree antropizzate di fondovalle, faggete e boschi di conifere sono ambienti con una flora lichenica meno ricca. La stretta relazione dei licheni epifiti con i parametri climatici fa di questi organismi degli ottimi indicatori, utilizzabili nel monitoraggio dei cambiamenti a lungo termine, come la tropicalizzazione delle aree submediterranee e la desertificazione delle aree mediterranee secche. Uno dei principali problemi nel biomonitoraggio mediante licheni è distinguere l'effetto dei fattori antropici di alterazione, come l 'inquinamento, la gestione forestale, gli incendi boschivi, da quello dei parametri climatici. Lo studio dei pattem di distribuzione di specie legate a minime variazioni di precipitazioni e temperatura, come quelle suboceaniche, ha permesso di delimitare regioni nelle quali gli effetti del clima sono relativamente costanti e in cui è possibile imputare la maggior parte della variabilità a fattori di disturbo. In particolare, i risultati ottenuti confermano una principale divisione tra una regione Submediterranea più secca, (nella parte savonese della Riviera di Ponente) e una regione Tirrenica più umida, (in Provincia di Imperia e nella Riviera di Levante), per la quale viene proposta, in questo lavoro, una nuova scala interpretativa dei valori IBL, basata sull'approccio delle deviazioni percentuali dalla massima diversità potenziale (Loppi et al. 2002a, b). Nell'area studio, molte specie hanno un elevato grado di vulnerabilità potenziale. Attualmente l'inquinamento rappresenta un basso rischio effettivo per la diversità lichenica in Liguria: infatti, le aree in cui l'impatto dei gas fitotossici è maggiore hanno una flora lichenica già estremamente impoverita, mentre le aree più ricche non sono sottoposte a carichi inquinanti significativi. Altri fattori di disturbo costituiscono, invece, un preoccupante elemento di rischio. Per esempio, per quanto riguarda gli oliveti, i trattamenti fitosanitari e i nuovi metodi di gestione della coltura rappresentano un rischio effettivo e non stimabile per molte popolazioni di specie rare. Gli incendi sono un fattore di disturbo che provoca l 'istantanea distruzione dell'habitat. Grazie al recente Piano Regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi (Regione Liguria 2003), il livello di rischio per la diversità lichenica è tuttavia stimabile ed è particolarmente alto nell'entroterra imperiese. Anche la ceduazione è un fattore di disturbo con forte impatto sulla diversità lichenica in Liguria, in quanto la maggior parte delle aree forestate è attualmente governata a ceduo. Tuttavia, il livello di rischio è difficilmente stimabile, mancando piani organici di programmazione dei tagli forestali a livello regionale. La definizione quantitativa del livello di rarità ha permesso di individuare le specie e le aree liguri a priorità di conservazione. In molti casi, gli hotspot di rarità e diversità lichenica non coincidono con le zone già sottoposte a vincoli di protezione, come Parchi Nazionali e Regionali, Siti di Interesse Comunitario (SIC) e Zone a Protezione Speciale (ZPS). Per questo motivo e visto l'elevato livello di rischio per i si ti, dovrebbero essere adottate alcune misure di conservazione, quali la realizzazione di monitoraggi periodici della diversità; la protezione di habitat ad elevata diversità licheni ca (es. castagneti da frutto); la conservazione della continuità ecologica spaziale e temporale degli habitat; la realizzazione di studi di popolazione tra cui indagini sui genotipi e valutazioni della probabilità di sopravvivenza. Infine, dal punto di vista applicativo, i dati raccolti nel corso di questo lavoro sono stati utilizzati per valutare l 'applicabilità delle linee guida APAT per il biomonitoraggio degli effetti dell'inquinamento atmosferico (Brunialti & Giordani 2004; Ferretti & Fomasier 2004) e nell'elaborazione di un protocollo per la valutazione della qualità degli ecosistemi forestali (Stofer et al. 2003), utilizzato nel progetto europeo ICP-Forests.
Description: 2002/2003
URI: http://thesis2.sba.units.it/store/handle/item/12501
http://hdl.handle.net/10077/11532
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