Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/11669
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dc.contributor.authorRomeo, Andrea-
dc.date.accessioned2015-09-29T09:05:04Z-
dc.date.available2015-09-29T09:05:04Z-
dc.date.issued2015-
dc.identifier.citationAndrea Romeo, "Sfera pubblica, cittadinanza e motivazioni religiose. Uno sguardo critico al dibattito contemporaneo", in: "Tigor. Rivista di scienze della comunicazione e di argomentazione giuridica - A. VII (2015) n. 1", p. 71-91it_IT
dc.identifier.issn2035-584x-
dc.identifier.urihttp://hdl.handle.net/10077/11669-
dc.description.abstractLa dimensione postsecolare e pluralista delle moderne società democratiche origina diverse problematiche in merito alla convivenza sociale, tanto teoriche quanto operative. Uno di tali nodi teorici ha dato luogo, di recente, ad un acceso e vivace dibattito, concernente il rapporto, conflittuale e certo controverso, tra la sfera pubblica formale e le argomentazioni religiose proposte da quei cittadini le cui opzioni valoriali sono guidate o, quantomeno, profondamente ispirate da una comprehensive doctrine di natura fideistica. Nel tentativo di offrire una risposta, la partita argomentativa è giocata, principalmente, tra due scuole di pensiero. Ad un’estremità del dibattito si pone la corrente giustificazionistica, di scuola liberale, che sostiene l’esistenza di un onere di traduzione in un linguaggio secolare per quelle istanze che sono articolate per mezzo di un logos religioso; e ciò al fine di poter giustificare la reciprocità del potere coercitivo attraverso l’idea dell’autonomia politica, ovverosia della potenziale accettabilità delle ragioni normative su basi argomentative universalizzabili. L’onere di traduzione, com’è noto, è stato introdotto da John Rawls ed estremizzato, nel rigore esclusivista, da Robert Audi e altri autori che sostengono forme di giustificazionismo esclusivo. Questa concezione viene criticata dalla «integrazionistic view» che, in contrapposizione polemica con la tesi giustificazionista, muove dall’impossibilità morale, per i cittadini religiosi, di scindere la propria personalità in un lato pubblico ed un altro privato e contravvenire, in questo modo, ai propri commitment religiosi. Inoltre, gli autori integrazionisti criticano l’imposizione asimmetrica dell’onere di traduzione, che graverebbe soltanto sulle spalle dei cittadini religiosi, determinando una diaresi tra cittadini insider e outsider. Tali critiche vengono prese sul serio e affrontate da Jürgen Habermas, nel tentativo di proporre una concezione più inclusiva del giustificazionismo liberale, in grado di impegnare nell’onere di traduzione anche i cittadini pienamente secolarizzati, consentendo una piena partecipazione nei meccanismi di produzione normativa.it_IT
dc.language.isoitit_IT
dc.publisherEUT Edizioni Università di Triesteit_IT
dc.relation.ispartofseriesTigor: rivista di scienze della comunicazione e di argomentazione giuridicait_IT
dc.relation.ispartofseriesA. VII (2015) n. 1it_IT
dc.subjectGiustificazionismoit_IT
dc.subjectStandard Viewit_IT
dc.subjectIntegrazionistic Viewit_IT
dc.subjectProvisoit_IT
dc.subjectTraduzione secolarizzanteit_IT
dc.subjectLiberalismoit_IT
dc.titleSfera pubblica, cittadinanza e motivazioni religiose. Uno sguardo critico al dibattito contemporaneoit_IT
dc.typeArticle-
item.openairetypearticle-
item.openairecristypehttp://purl.org/coar/resource_type/c_6501-
item.grantfulltextopen-
item.fulltextWith Fulltext-
item.cerifentitytypePublications-
item.languageiso639-1it-
Appears in Collections:14 Tigor. Rivista di scienze della comunicazione e di argomentazione giuridica. A. VII (2015), n. 1 (gennaio-giugno)
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