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Title: DALLE MONTAGNE AL MARE. IL CONFINE COME RIFUGIO, ALTERNATIVA ECONOMICA, VIA DI FUGA E RISCATTO SOCIALE
FROM THE MOUNTAINS TO THE SEA. THE BORDER AS A REFUGE, ECONOMICAL ALTERNATIVE, ESCAPE AND SOCIAL REDEMPTION
Authors: D'Ascenzo, Annalisa
Issue Date: 2010
Publisher: EUT Edizioni Università di Trieste
Source: Annalisa D'Ascenzo, "DALLE MONTAGNE AL MARE. IL CONFINE COME RIFUGIO, ALTERNATIVA ECONOMICA, VIA DI FUGA E RISCATTO SOCIALE = FROM THE MOUNTAINS TO THE SEA. THE BORDER AS A REFUGE, ECONOMICAL ALTERNATIVE, ESCAPE AND SOCIAL REDEMPTION", in: Bollettino dell'Associazione Italiana di Cartografia 139-140 (2010), Trieste, EUT Edizioni Università di Trieste, 2010, pp. 135-148
Series/Report no.: Bollettino dell'Associazione Italiana di Cartografia
139-140
Abstract: Il saggio vuole proporre una riflessione sul tema del confine inteso non come barriera invalicabile oppure possibilità di fuga, ma quasi esso stesso come luogo di impunità. È il caso della situazione determinatasi, per ragioni storiche e geografiche, sul confine abruzzese fra il Regno di Napoli e lo Stato della Chiesa così come emerge dalla documentazione d’archivio e cartografica relativa agli ultimi decenni del Seicento incentrata sul fenomeno del banditismo. Un confine geograficamente variegato − per questo offriva diverse soluzioni agli uomini ricercati dalla legge − che va dalle cime dell’Appennino compreso tra il versante nord-occidentale del Gran Sasso, quello meridionale dei Monti della Laga e la pianura costiera che degrada verso l’Adriatico. L’area montuosa rappresentava per i banditi un luogo sicuro dove rifugiarsi, dove potevano contare su appoggi ed aiuto; nei casi più estremi il confine diveniva una facile via di evasione perché sia gli impervi passi di montagna, che le colline del Subappennino aprutino e le pianure attraversate dal Fiume Vomano, rappresentavano per questi uomini un ambiente ben conosciuto. La frontiera era inoltre un’alternativa economica, perché il passaggio da uno stato all’altro permetteva di portare avanti lucrose attività di contrabbando. Il confine, o il confino, poteva divenire addirittura mezzo di riscatto sociale, perché i banditi indultati venivano inviati all’“estero” (ad esempio nella Repubblica di Venezia) a combattere per un tempo assai inferiore alle pene a cui scampavano nel Viceregno.
The essay offers a reflection on the geographical and political border between the Kingdom of Naples and the State of the Church, in Abruzzo, not only as a crossed barrier and chance to escape, but like a place of impunity. A border where practiced smuggling and that could become tool of social redemption thanks to forced confinement. The idea is based on documents and historical maps of the sixteenth century.
URI: http://hdl.handle.net/10077/11980
ISSN: 2282-472X
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