Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/12822
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dc.contributor.authorDallara, Antonio-
dc.contributor.authorBardi, Andrea-
dc.contributor.authorMignani, Daniela-
dc.date.accessioned2016-06-01T13:05:21Z-
dc.date.available2016-06-01T13:05:21Z-
dc.date.issued2016-
dc.identifier.citationAntonio Dallara, Andrea Bardi, Daniela Mignani - Estensione e evoluzione della catchment area di un porto: metodi e casi applicativi, Rivista di Economia e Politica dei Trasporti, n. 1, art. 5.it_IT
dc.identifier.issn2282-6599-
dc.identifier.urihttp://hdl.handle.net/10077/12822-
dc.description.abstractIl processo di containerizzazione delle merci e l’intermodalità hanno contribuito alla globalizzazione degli scambi commerciali e all’intensificazione dei rapporti dei porti con l’hinterland di riferimento. Lo sviluppo di servizi logistici avanzati lungo i corridoi di trasporto ha inciso sulla possibilità di ampliare gli hinterland, rendendoli anche discontinui rispetto alle regioni servite. Ciò ha contribuito ad accrescere, negli ultimi anni, l’attenzione nei confronti del rapporto tra porto e il suo bacino di riferimento. Ne è conseguita al contempo una crescente attenzione nei confronti della corretta stima dell’estensione ed evoluzione nel tempo della catchment area dei porti e degli elementi determinanti per l’accrescimento dell’attrattività degli stessi.. La capacità competitiva di un porto dipende dal coordinamento del porto con gli attori esterni che popolano l’intera supply chain. In questi termini assumono rilievo i collegamenti fisici e soprattutto immateriali del porto con l’hinterland, perché l’entroterra è elemento costitutivo della supply chain. Analizzare la capacità competitiva di un porto in modo compiuto significa pertanto considerare il porto come uno dei nodi della supply chain dei prodotti che in esso transitano. In letteratura si trovano numerosi modelli per la quantificazione dei flussi di merce. Nel paper se ne propone un adattamento per individuare i flussi di merce che dal bacino di utenza nazionale giungono in un porto per essere imbarcati e destinati all’esportazione. Esiste oggi una crescente necessità di utilizzare strumenti di stima dei flussi dei porti, con particolare riferimento agli hinterland di origine e destino delle merci. Tali strumenti debbono risultare in grado non solo di “fotografare” lo status quo, ma anche di documentare serie storiche “ampie”, ovvero sul medio e lungo periodo. Ciò appare necessario oggi più che in passato in ragione della rilevanza del tema rispetto all’ipotesi di nuova governance dei porti. Quanto più ogni singolo scalo portuale conosce la propria catchment area, tanto più risulterà perseguibile l’auspicabile obiettivo di giungere ad un coordinamento degli investimenti. Nelle pagine a seguire, viene analizzato il mercato effettivo e potenziale del porto di Ravenna, stimato attraverso l’utilizzo congiunto di modelli quantitativi e qualitativi.it_IT
dc.language.isoitit_IT
dc.publisherEUT Edizioni Università di Triesteit_IT
dc.relation.ispartofseriesRivista di Economia e Politica dei Trasportiit_IT
dc.relation.ispartofseries1it_IT
dc.subjectMercato potenzialeit_IT
dc.subjectBacino di utenzait_IT
dc.subjectCatchment areait_IT
dc.subjectPorto di Ravennait_IT
dc.subjectHinterlandit_IT
dc.titleEstensione e evoluzione della catchment area di un porto: metodi e casi applicativiit_IT
dc.typeArticle-
item.openairetypearticle-
item.languageiso639-1it-
item.grantfulltextopen-
item.openairecristypehttp://purl.org/coar/resource_type/c_6501-
item.fulltextWith Fulltext-
item.cerifentitytypePublications-
Appears in Collections:Rivista di economia e politica dei trasporti (REPoT) (2016) 1
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