Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/13014
Title: La crisi dell’integrazione europea
Authors: Mellace, Leonardo
Keywords: Unione europeaIntegrazione europeaBCEEuroCrisi economicaFederalismo europeoEuropa tedescaBretton WoodsCooperazione e solidarietàDeficit democratico
Issue Date: 2016
Publisher: EUT Edizioni Università di Trieste
Source: Leonardo Mellace, "La crisi dell’integrazione europea", in: "Tigor. Rivista di scienze della comunicazione e di argomentazione giuridica - A. VIII (2016) n. 1", pp. 53-65
Series/Report no.: Tigor: rivista di scienze della comunicazione e di argomentazione giuridica
A. VIII (2016) n. 1
Abstract: 
La tradizione del federalismo europeo è un insieme di
teorie differenti che vanno dalla riflessione di Altiero Spinelli,
vero iniziatore del “progetto europeo”, a quelle più
recenti di pensatori come Barbara Spinelli, Ulrich Beck e
Claus Offe. Studiare l’Europa nella sua formazione, a partire
dalla sua genealogia, è importante per comprendere
la sua lenta evoluzione e, ancora meglio, la situazione attuale.
Che si sia d’accordo con il tradizionale federalismo
spinelliano, o che si parli di una ”Europa in trappola”, per
dirla come Offe, o che si guardi al federalismo come europeizzazione,
per dirla come Beck, risulta chiaro che la letteratura
in tema di integrazione europea è tanta e vasta.
L’Eurocrisi, tuttavia, ha dimostrato che c’è la necessità di
parlare di integrazione non soltanto nei circoli accademici
o nei gruppi federalisti europei, ma anche all’interno dell’arena
politica. Una situazione, quella attuale, che mostra
un’Europa a due velocità, divisa in Stati creditori da un
lato e Stati debitori dall’altro. Un progetto, quello europeo,
che ha messo insieme Stati con economie completamente
diverse e che ha contribuito, per questo, alla crisi economica
attuale. Le misure di austerità, bocciate dalla storia, per riprendere Keynes, non hanno dato i risultati sperati; d’altro
canto misure come la mutualizzazione del debito non
appaiono praticabili. Nonostante queste considerazioni
di base, gli attuali Stati europei, malgrado le temporanee
marce indietro nei periodi pre-elettorali, continuano a domandare
più integrazione perché sanno che uniti si è più
forti, specie in un mondo globalizzato.
Un vero cambiamento dell’Europa potrà esserci soltanto
se a cambiare sarà l’assetto politico europeo, correggendo
il deficit democratico per esempio, e se ci sarà una mobilitazione
dal basso di cittadini e movimenti, così da non
ridurre il progetto europeo ad un progetto delle elites.
Type: Article
URI: http://hdl.handle.net/10077/13014
ISSN: 2035-584x
Appears in Collections:16 Tigor. Rivista di scienze della comunicazione e di argomentazione giuridica. A. VIII (2016), n. 1 (gennaio-giugno)

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