Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/14112
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dc.contributor.authorNonvel Pieri, Stefania-
dc.date.accessioned2017-04-19T09:10:43Z-
dc.date.available2017-04-19T09:10:43Z-
dc.date.issued2002-
dc.identifier.citationStefania Nonvel Pieri, "Le Muse in dialogo. Ancora qualche spunto su tragedia e filosofia", in: : Linda M. Napolitano Valditara (a cura di), “Antichi e nuovi dialoghi di sapienti e di eroi", Trieste, EUT Edizioni Università di Trieste, 2002, pp. 77-99it_IT
dc.identifier.isbn88-8303-101-6-
dc.identifier.urihttp://hdl.handle.net/10077/14112-
dc.description.abstractNella Grecia arcaica, il Cantore ispirato dalle Muse è un eletto; la stessa scrittura filosofica delle origini è in versi o in aforismi oracolari, a mostrare come convivano inizialmente una razionalità logica e una mitologica. Anche in Platone - nonostante l’antica contesa ravvisata tra filosofia e poesia - la forma espressiva dell’indagine si accorda all’indagine stessa per la compresenza e interrelazione di livelli linguistici diversi ('lògos e mythos'; astrazione e immaginazione). Ma, rispetto alla stessa carica veritativa del mito, v’è di più: nella 'Repubblica', la lunga, complessa costruzione razionale della Callipoli è infatti sconfessata nel finale e salvifico mito di Er, dove a fare la scelta peggiore della vita futura sono le anime in precedenza vissute proprio secondo una virtù abitudinaria e non filosofica, pura 'copia di copia', ma la sola dimostrata poco prima praticabile dai più nella Città platonica. Occorre poi guardare alle molte vite dei personaggi mitici e teatrali (per esempio Edipo), la vita loro propria entro la narrazione e quella degli uditori-spettatori che assumono poi su di sé lo stesso senso tragico del proprio esser soli nel mondo. Anche Socrate vive più vite, la sua e quella del filosofo-cittadino esemplare che, rifiutando la fuga, lascia in iscomoda eredità ai suoi giudici la responsabilità della propria morte. Anche lo spettatore-lettore vive due vite diverse nella verità, realmente musicale, del canto e del dialogo tragico cui assiste e in quella della prosa letteraria, che, letta, esige invece il supporto di una musica mentale. I dialoghi platonici sono più vicini alla prima, nonostante la critica all’arte, qualcosa di più complesso e radicale di quanto appare nella consequenzialità appariscente della superficie. Quello criticato da Platone non è, da subito, il vero artista, ma il mimeta generato entro una 'pòlis' votata all’eccesso; il mito 'vero', cioè depurato dalle menzogne soprattutto sul divino che i poeti non hanno saputo evitare di narrare, è invece per lui altrettanto necessario all’educazione dei futuri custodi e la ‘buona’ imitazione resta dunque anche a suo dire un’azione pedagogicamente legittima.it_IT
dc.language.isoitit_IT
dc.publisherEUT Edizioni Università di Trieste-
dc.titleLe Muse in dialogo. Ancora qualche spunto su tragedia e filosofiait_IT
dc.typeBook Chapter-
dc.identifier.eisbn978-88-8303-824-2-
item.languageiso639-1it-
item.cerifentitytypePublications-
item.fulltextWith Fulltext-
item.grantfulltextopen-
item.openairetypebookPart-
item.openairecristypehttp://purl.org/coar/resource_type/c_3248-
Appears in Collections:Antichi e nuovi dialoghi di sapienti e di eroi
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