Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/14113
Title: Scenografie morali nell'Antigone' e nell''Edipo re': Sofocle e Aristotele
Authors: Napolitano Valditara, Linda M.
Issue Date: 2002
Publisher: EUT Edizioni Università di Trieste
Source: "Scenografie morali nell'Antigone' e nell''Edipo re'": Sofocle e Aristotele, in: Linda M. Napolitano Valditara (a cura di), “Antichi e nuovi dialoghi di sapienti e di eroi", Trieste, EUT Edizioni Università di Trieste, 2002, pp. 101-149
Abstract: Il linguaggio della città, che la tragedia greca media e riproduce, è l’ambito entro cui s’ipotizza la costruzione di specifiche ‘scenografie’ morali, in particolare appunto nell’‘Antigone’ e nell'‘Edipo re’ sofoclee. Queste tragedie e l’etica aristotelica paiono potersi legare - in modo epistemologicamente più stretto e garantito di quanto le prime si leghino alla stessa ‘Poetica’ - per due tratti complementari: da un lato, quello per cui Sofocle pone già in qualche modo il problema di un sapere pratico (la saggezza), utile e necessario, più della mantica e delle tecniche, a valere felicità; dall’altro, quello per cui Aristotele, radicando nel linguaggio comune la propria riflessione morale, reputa materiale base e insostituibile della trattazione dialettica della sua etica quanto i più o i sapienti, e dunque anche i tragici, prima di lui sostennero sulle varie questioni morali. Si esaminano poi le norme guida (‘nòmoi’) dell’agire di Creonte, Antigone ed Edipo, mostrando come esse non siano in sé riprovevoli o in contrasto con le opinioni morali correnti e come, ciononostante, sia la dissennatezza (‘aphrosyne’) a far precipitare nell’infelicità i tre personaggi. La follia, verosimile opposto della saggezza per Aristotele, non rimonta però neppure per Sofocle a una semplice beffa del destino ed è frutto semmai, come lamenta Creonte alla fine dell’‘Antigone’, di un ‘errore’ dell’uomo stesso (‘hamàrtema’). La portata morale di questo a sua volta si comprende guardando non tanto e non solo - come la tradizione per lo più ha fatto - alla ‘Poetica’, quanto all’‘Etica Nicomachea’ (libri III e V), dove Aristotele segnala l’ignoranza ‘colpevole’ tipica dell’ ‘hamàrtema’, fonte dunque di un preciso tipo e grado di responsabilità. La dissennatezza che porta Creonte, Edipo e la stessa Antigone ad ‘errare’ - a proprio doloroso danno - nella conduzione dell’azione, se non nel fine a cui questa tende, si colora poi di tratti passionali (semplificazione, frettolosità, rigidezza) e anticipa cosi la stretta connessione di ragione e passione che Aristotele reputerà tipica dell’uomo e che la critica, riflettendo su un’etica greco-classica precompresa per lo più solo come intellettualistica, ha teso viceversa a reputare separate.
URI: http://hdl.handle.net/10077/14113
ISBN: 88-8303-101-6
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