Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/14115
Title: La dialettica di etica e linguaggio in Hegel interprete dell'eroicità di Antigone
Authors: Ferrini, Cinzia
Issue Date: 2002
Publisher: EUT Edizioni Università di Trieste
Source: "La dialettica di etica e linguaggio in Hegel interprete dell'eroicità di Antigone", in : Linda M. Napolitano Valditara (a cura di), “Antichi e nuovi dialoghi di sapienti e di eroi", Trieste, EUT Edizioni Università di Trieste, 2002, pp. 179-243
Abstract: Lo ‘status’ degli studi su un tema celebre e dibattutissimo è ancora tanto controverso da giustificarne una ripresa, da una prospettiva più ampia e più mirata. Si chiariscono perciò, anzitutto, alcuni tratti base del discorso di Hegel, a partire dalle riflessioni giovanili sul rapporto fra mitologia, eticità e religione, riflessioni che, pur inserite nel loro più ampio ambito storico-culturale (von Humboldt, Schiller, Hölderlin, Schelling), non sono però trattate come tali, ma rispetto all’uso che se ne è fatto o ne può esser fatto per intendere la tragedia sofoclea. Antigone, per Hegel, ‘non’ rappresenterebbe il carattere, che egli stesso delinea, della ‘donna senziente qua talis’, ordinariamente portatrice, nell’interiorità della sua anima, del sentimento della legge divina dei penati nel solo ambito familiare, e dunque opposto complementare (ma in potenza conflittuale) dell'uomo autocosciente e libero, progredito nel mondo dell'essenza comune e universale della ‘pòlis’. Pur restando all’interno della singolarità femminile e senza diventare l’essere morale, auto-riflessivo ed universale che certe letture femministe vorrebbero, l’Antigone di Hegel, poiché fronteggia la morte in un modo che la diversifica dall'esperienza fenomenologica comune alla femminilità greca, rappresenta piuttosto il limite superiore di tale condizione del sentire comune, e quindi esibisce la sua ‘diversità’ dalle altre donne, poiché animata da una religiosità ‘interamente’ soggettiva. Nella visione hegeliana, l’eroina sofoclea, dando massima e compiuta espressione al senso etico proprio della femminilità, lo rende effettuale e causa di un’azione pubblica: come individuo che non ha diritto di partecipare alla vita della ‘pòlis’ alia pari dell'uomo-cittadino, come singolarità che appartiene alla famiglia, e che sarebbe condannata a rimanere ‘un’ombra ineffettuale’, Antigone si eleva ad ‘intuire in positivo’ il suo ‘per sé’, la sua sostanzialità ed universalità oggettiva, poiché si assume ‘volontariamente’ il rischio della condanna. Ella risale così - in un processo di soggettivo approfondimento della propria personalità, mosso dalla forza che il movente religioso ha in lei - dall'oscurità spirituale della sensazione (grazie ai medi dell'azione etica e del linguaggio del riconoscimento) fino alla soglia della coscienza, in cui traluce la sua libera soggettività autocosciente: in ciò consisterebbe la dimensione ‘eroica’ della figura di Antigone per lo stesso Hegel. Tale progresso però coinvolge la soggettività, non la sostanzialità di Antigone, i contenuti, non la forma della sua azione, non il suo ‘carattere’ che è, come tale, ‘uno con il suo pathos essenziale’, e al cui collasso ella, come individuo, non può sopravvivere.
URI: http://hdl.handle.net/10077/14115
ISBN: 88-8303-101-6
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