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2008Il gioco di WittgensteinRovatti, Pier Aldo
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Wittgenstein ha legato il suo pensiero, dopo la svolta degli anni Trenta, ai “giochi linguistici”. L’attenzione degli studiosi appare tutta spostata sull’aggettivo “linguistici”, mentre si dà quasi per scontato il sostantivo “giochi”. È davvero irrilevante che si chiamino così? Il fatto che Wittgenstein parli di “giochi” produce una quantità di effetti teorici che possono essere messi in rapporto con le contemporanee indagini sul gioco. La proposta che viene avanzata è proprio quella di un movimento di andata e ritorno, da Wittgenstein ai teorici del gioco e viceversa, per aprire una serie di domande con cui tornare a interrogare il testo di Wittgenstein.

Pier Aldo Rovatti, insegna Filosofia Teoretica ed Estetica all’Università di Trieste. Dirige dal 1976 la rivista di filosofia “aut aut”. Formatosi con Enzo Paci a Milano si è occupato soprattutto della questione del soggetto. Dopo aver proposto, assieme a Gianni Vattimo, il dibattito sul “pensiero debole”, ha concentrato negli ultimi anni i suoi interessi sui temi del gioco, della follia, dell’alterità e del paradosso. Tra le pubblicazioni più recenti, La follia in poche parole (Bompiani), Abitare la distanza (Raffaello Cortina), La scuola dei giochi (Bompiani, con Davide Zoletto), Possiamo addomesticare l’altro? (Forum).

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