Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/15688
Title: Il valore imperdibile di toponimi e coronimi, «l’altra metà del cielo» nelle carte geografiche
Authors: Aversano, Vincenzo
Keywords: topo-coronimicartografiaricerca-didatticapianificazioneidentitàplace-land namescartographyresearch-teachingspatial planningidentity
Issue Date: 2016
Publisher: EUT Edizioni Università di Trieste
Source: Vincenzo Aversano, “Il valore imperdibile di toponimi e coronimi, «l’altra metà del cielo» nelle carte geografiche”, in: Bollettino dell'Associazione Italiana di Cartografia, 158 (2016), pp. 47-57
Series/Report no.: Bollettino dell'Associazione Italiana di Cartografia
158
Abstract: Gli studi sui toponimi registrano negli ultimi decenni, sia in Italia che all’estero, un forte incremento, sancito dalla recentissima costituzione della “Unione IGU/ICA Commissione sulla Toponomastica”, un organismo operante a livello mondiale con statuto e obiettivi ben definiti, come quelli riportati nella Mozione finale del Convegno Internazionale Toponimi e Antroponimi: beni-documento e spie di identità per la lettura, la didattica e il governo del territorio. Tale assise fu organizzata nel 2002 dalla Cattedra di Geografia dell’Università di Salerno, coperta dal prof. V. Aversano, poi fondatore del La.Car.Topon.St. (Laboratorio di Cartografia e Toponomastica Storica). Grazie alle ricerche propiziate anche da questi due ultimi eventi, è stato rivalutato, in un approccio geografico-interdisciplinare, il ruolo dei toponimi, nella consapevolezza che essi spesso rimangono gli unici documenti della «storia globale» in grado di informarci sugli “spazi vissuti”, sui “generi di vita e strutture sociali” (usi e costumanze, sfruttamento del suolo, ecc.), sui rapporti materiali e culturali con l’esterno. Partendo da questi dati di fatto, l’A. intende affermare il valore, finora disconosciuto, dei toponimi presenti anche nelle carte geografiche (di cui costituiscono «l’altra metà del cielo»), ai fini della Ricerca, della Didattica e della Pianificazione territoriale e settoriale (compreso il marketing del territorio). Il contributo infatti dimostra come da questi “documenti”, talora anche “monumenti” (quando antichi e rari), peraltro riconosciuti come beni culturali immateriali da parte dell’UNESCO, si possano ricavare, prescindendo dalla “tecnocrazia”: la georeferenziazione degli oggetti geografici denominati, anche se privi di simbolo; la delimitazione di spazi regionali di varia scala; la gerarchia dei centri abitati e le loro funzioni; elementi utili al governo del territorio, in quanto espressivi delle vocazioni dei luoghi e perfino delle zone “a rischio”; l’identità culturale di aree più o meno vaste, a seconda che i toponimi siano considerati singolarmente o nella loro rete complessiva.
The researches about the place names have had in recent decades, both in Italy and abroad, a strong increase, enshrined in the recently foundation of “Union IGU/ICA Commission on Toponymy”, an organization operating worldwide with clearly defined statute and goals, like those of the final Motion of the International Conference “Place names and anthroponyms: cultural heritage and spies of identity for the reading, teaching and government of the territory”. This Assembly was organized in 2002 by the Geography chair of Salerno University filled by prof. V. Aversano, later founder of La.Car.Topon.St. (Laboratory of Historical Cartography and Toponymy). Thanks to the researches propitiated also by these lasts two events, the role of place names, in a geographical and interdisciplinary approach, was revalued in the knowledge that they are often the only documents of «global history», able to give informations about “lived spaces”, “kinds of life and social structures” (uses and customs, land use, etc.), as well as on material and cultural relations with the outside world. Starting from these facts, the A. intends to underline the value, so far ignored, of place names present in the maps (of which they constitute “the other half of the sky”), for the purpose of the Research, Education and Spatial planning (including the territorial marketing). The contribution shows that from these “documents”, sometimes also “monuments” (when old and rare), as well recognized as intangible cultural heritage by UNESCO, you can get, regardless of “the technocracy”: the geo-referencing of geographic objects, even without symbols; the delimitation of regional spaces of varying scale; the hierarchy of settlements and their functions; elements useful to the government of the territory, as expressive of places’ vocations and even of areas “at risk”; the cultural identity of more or less extensive areas, depending on the place names, considered individually or in their overall network.
URI: http://hdl.handle.net/10077/15688
ISSN: 0044-9733
eISSN: 2282-572X
DOI: 10.13137/2282-572X/15688
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