Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/19972
Title: Le lampade vitree incise di Faragola. Committenza, produzione, circolazione e funzione
Authors: Turchiano, Maria
Giannetti, Francesca
Keywords: lampade vitree incisepie zesescristogrammaaristocrazia tardoanticaidentità religiosaengraved grass lampscrux monogrammaticlate antique aristocracyreligious identity
Issue Date: 2016
Publisher: EUT Edizioni Università di Trieste
Source: Maria Turchiano, Francesca Giannetti, “Le lampade vitree incise di Faragola. Committenza, produzione, circolazione e funzione” in: “Antichità Altoadriatiche LXXXIII (2016). Instrumenta inscripta VI”, EUT Edizioni Università di Trieste, Trieste, 2016, pp. 479-496
Journal: Antichità Altoadriatiche 
Part of: Antichità Altoadriatiche LXXXIII (2016). Instrumenta inscripta VI
Abstract: 
I recenti rinvenimenti di vetri incisi nei siti della Puglia centro-settentrionale hanno permesso di gettare nuova luce non solo sugli aspetti tecnico-stilistici, ma anche sulle dinamiche sociali e culturali sottese alla produzione e diffusione di questi pregiati manufatti. Particolare rilievo riveste j] ritrovamento di tre esemplari di lampade vitree incise nel sito di Faragola, nel territorio dell'antica Ausculum, con iscrizione dulcis anima pie zeses/ A ((crux monogrammatica)) Q. Queste lampade rientrano nel novero di quei manufatti realizzati per essere donati in particolari occasioni della vita civile e religiosa e di ricorrenze familiari della ricca e colta aristocrazia tardoantica. Le analogie più stringenti sul piano tecnico-stilistico e iconografico, da un lato, con le prime espressioni figurative paleocristiane dei vetri dorati e con i vetri incisi di matrice orientale, dall'altro, con diverse produzioni suntuarie tardoantiche e prodotti artigianali più seriali, evidenziano un processo di contaminazione e interscambio di modelli iconografici comuni e di confronto. Le lampade di Faragola e il contesto di rinvenimento inevitabilmente richiamano un tema molto complesso e dibattuto ovvero quello delle testimonianze archeologiche della religiosità nella sfera domestica urbana e rurale in età tardoantica e, più in generale, il tema del rapporto tra immagini, iscrizioni e identità religiosa.

Recently, the engraved glass vessels discovered in the sites of Northern-Central Apulia allowed to shed new light not only on the technical and stylistic aspects, but also on the social and cultural dynamics underlying the production and the diffusion of these precious artifacts. Three engraved glass lamps, bearing the inscription dulcis anima pie zeses I A ((crux monogrammatic)) Q, have been found at the site of Faragola, in the territory of the ancient Ausculum. These lamps were made to be given on special occasions of civil and religious !ife and family celebrations of rich and cultured late antique aristocracy. From the technical-stylistic and iconographic point of view, a process of contamination and interchange of common iconographic models has been highlighted both in the first figurative expressions of the early christian gold glasses, eastern engraved glasses and several late antique sumptuary and serial productions. The lamps of Faragola and their discovery context inevitably evoke a very complex and debated theme of the archaeological evidence of religiosity in urban and rural domestic sphere and, more generally, the connection between images, inscriptions and religious identity during the Late Antique period.
Type: Article
URI: http://hdl.handle.net/10077/19972
Appears in Collections:83 - Antichità Altoadriatiche LXXXIII (2016)

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