Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/21274
Title: La formazione filosofica di Orazio nella lettura degli esegeti antichi
Authors: Longobardi, Concetta
Keywords: OrazioSvetonioscoliiHoraceSuetoniusscholia
Issue Date: 2018
Publisher: EUT Edizioni Università di Trieste
Source: Concetta Longobardi, "La formazione filosofica di Orazio nella lettura degli esegeti antichi", in "Incontri di Filologia Classica XVI (2016-2017)", Trieste, EUT Edizioni Università di Trieste, 2018, pp. 23-37
Journal: Incontri di filologia classica 
Abstract: In una delle Vite di Orazio riportate dai manoscritti che conservano gli scolii antichi alla sua opera si legge che il poeta, in seguito alla formazione culturale romana, si sarebbe recato ad Atene per il tradizionale ‘viaggio d’istruzione’ al fine di apprendere la filosofia; tale insegnamento sarebbe stato innanzitutto epicureo. L’elemento costituisce una novità rispetto a quanto riportato da Svetonio, con cui le vite dei manoscritti presentano in generale evidenti affinità. L’autore della Vita riferisce inoltre che Orazio avrebbe ammesso di essere epicureo 'in principio carminis' ritenendo d’altronde felice chi agisce secondo il proprio istinto, chi considera la 'voluptas' il sommo bene. Nella lettura di un commentatore tardoantico ne derivava pertanto che Orazio fosse epicureo in questa prospettiva vengono così lette le Satire e anche - ma in maniera differente, come l’analisi mette in luce - le Epistole.
One of the Lives of Horace in the manuscripts preserving the ancient scholia to his work records that the poet, following the Roman cultural education, would have gone to Athens for the traditional ‘educational journey’ in order to learn philosophy; this teaching would have been mostly epicurean. This constitutes a novelty with respect to what is reported by Suetonius, with which the lives of manuscripts generally have evident affinities. The author of the Life also says that Horace would have admitted to being an epicurean in principio carminis, considering happy who acts according to his own instinct and looks at voluptas as the highest good. Thus, in the reading of the late commentator, Horace was epicurean and the Satires and also - but in a different way, as clarified in the analysis - the Epistles are evaluated in this perspective.
URI: http://hdl.handle.net/10077/21274
ISSN: 2464-8752
eISSN: 2464-8760
DOI: 10.13137/2464-8760/21274
Rights: Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 Internazionale
Appears in Collections:16. Incontri di filologia classica (2016-2017)

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