L'Aquilone

Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/23242
Title: L'Aquilone
Authors: Viviani, Giuseppe
Abstract: 
Come risulta dalla documentazione conservata presso l’Ateneo, l’acquaforte viene acquistata in occasione dell’Esposizione Nazionale di pittura italiana che si tiene a Trieste nel 1953 e quindi destinata al Dipartimento di Elettrotecnica, (edificio C2, primo piano, stanza 108, segreteria). Nel catalogo della Casa d’aste Pitti, Gruppo Finarte (vendita 29 aprile 1992, esposizione 24-27 aprile 1992) risulta in vendita una versione di Aquilone in matita su carta (fig. 1). Il linguaggio di Viviani è inconfondibile, caratterizzato da un armamentario di oggetti, simboli e immagini ricorrenti, un piccolo vocabolario di volta in volta rielaborato; le spiagge assolate, i fiori colti da un fremito vitale sono motivi che ritroviamo diversamente assemblati in altre opere di Viviani. Il mare è quello della sua terra, la zona del lungomare intorno a Marina di Pisa, quel lembo di terra racchiuso tra le foci dell’Arno e del Serchio, tanto amato da D’Annunzio che vi scrisse La pioggia nel pineto. Il tratto è lieve e l’atmosfera incantata, di una tenerezza quasi infantile. Una mitologia che qualche critico ha accostato al fervore immaginativo e all’ingenuità fanciullesca di Chagall. Il mondo artistico di Viviani ruota intorno alla sua terra, un mondo fatto di quotidianità e di ricordi d’infanzia. Mentre furoreggiavano le avanguardie, Viviani prosegue imperterrito il suo cammino solitario elaborando un linguaggio inconfondibile sviluppato in tanti anni di scavo interiore. Lui stesso scriveva: “I miei più che segni provenienti da un arsenale del passato, sono note di una musica della mia anima di solitario cacciatore. Sì, voglio dire che tutto è mio, e il bagaglio che altri avevano io non conoscevo nemmeno” (Viviani, catalogo della mostra (Focette-Marina di Pietrasanta, 28 giugno-11 luglio 1975), Prato 1975, p. 9). La carriera di Giuseppe Viviani è costellata da numerosi successi. Per citarne solo alcuni: nel 1929 ottiene il Premio per l’incisione alla Mostra Internazionale di Monaco, nel 1939 e nel 1942 vince il Premio Bergamo. Nel 1950 si aggiudica il primo premio per l’incisione alla Biennale veneziana e due anni dopo il Primo Premio Internazionale alla mostra in bianco e nero di Lugano e quello della Quadriennale di Roma. Nel 1959 lo Stato gli acquista l’intera collezione di acqueforti, composta da 110 pezzi per destinarla al Gabinetto delle Stampe presso gli Uffizi. Così lo ricorda Enzo Carli: “Quel diavolaccio alto 1 m e 82, vigoroso, abbronzato dal sole marino e dalla bocca a salvadanaio parca di parole e di sorrisi, che con la casacca alla cacciatora e gli stivaloni da palude vedevo aggirarsi, più spesso munito dallo schioppo che della cassettina da pittore, per i soavi sentieri in riva d’Arno, o tra le radure di Falesco e le pinete di Marina” (Viviani, a cura di Pier Carlo Santini, Firenze, Vallecchi, 1957). Alla sua morte, secondo la sua volontà, le lastre originali delle sue opere furono gettate nel suo mare, quello di Marina di Pisa.
Type: Picture
URI: http://hdl.handle.net/10077/23242
Appears in Collections:Pinacoteca del Rettorato

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