Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10077/23265
Title: Le bagnanti
Authors: Canali, Giuseppe
Abstract: 
Il dipinto, acquistato dall’Università di Trieste dopo la sua presenza all’Esposizione nazionale di pittura italiana contemporanea, indetta dallo stesso Ateneo nel 1953, e dato in deposito al Dipartimento di Medicina, è attualmente disperso. Giuseppe Canali, già dall’età di 16 anni, si dedica alla pittura, apprendendo anche la tecnica dell’affresco. Trasferitosi a Roma, viene a contatto con la nuova generazione romana di pittori; frequenta i luoghi ove questi artisti sono soliti ritrovarsi, come scuole e locali e condivide con loro intenti innovatori Conosce e frequenta, così, Mafai, Ziveri, Guttuso, Dorazio, Cascella, Severini, i futuristi romani, il conterraneo Pericle Fazzini. All’inizio degli anni ’40 entra in sodalizio umano ed artistico con Mario Tozzi, rientrato da Parigi per eseguire alcuni affreschi. Quest’ ultima esperienza lascia un segno sull’arte di Canali, che ha reso pittorico l’affresco, cercando di avvicinarsi ad esso con le sue tele dipinte. Numerose le sue partecipazioni alle più importanti mostre di pittura nazionali e all’estero. Presente diverse volte alla Quadriennale di Roma (dalla II del 1935 alla IX del 1965-66), vi fu premiato alla VII edizione del 1955-56, e alla XXII Biennale di Venezia. Sue opere sono state acquistate dalla Galleria d’Arte Moderna di Roma, da altre Istituzioni pubbliche, ed è presente in numerose raccolte private italiane e di collezionisti in Europa. Giuseppe Canali non si è omologato entro alcun linguaggio, non ha seguito gli amici dall’Espressionismo al più scoperto tonalismo, ma ha mantenuto una sua coerenza, senza mai rinnegare, tuttavia, l’originaria passione per i colori puri e per l’affresco. É stato vicino a Ferruccio Ferrazzi, affiancandolo alla cattedra di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Ha eseguito affreschi in varie parti d’Italia, anche al Palazzo di Giustizia di Milano, insieme a Tozzi; ha lavorato nel Santuario di Santa Maria a Mare, nel Fermano, lasciandovi un ciclo di affreschi. All’interno del percorso pittorico di Giuseppe Canali una categoria va richiamata: quella dell’immagine come “mito”, come sintesi narrativa di una personale tessitura cromatica della finzione, che si affida al volto e al corpo umano. Recuperati nella loro valenza poetica, il volto e il corpo umano non generano sgomento e angoscia, ma vengono visti come elementi di una narrazione che vuole invitare a riappropriarsi di un’originarietà, di un modo di essere più autentico, avvalendosi dello stupore della composizione e dell’immagine.
Type: Picture
URI: http://hdl.handle.net/10077/23265
Appears in Collections:Opere d'arte d'Ateneo

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